Quattordici Engel s'era seduto sul letto, sempre in pigiama bianco, con le gambe penzoloni e le pantofole rosse, che gli ballonzolavano sulle dita dei piedi nudi. De Vincenzi, ritto in mezzo alla camera, fissava Carlo Da Como, che era rimasto presso la porta. Vestito ancora, col colletto e la cravatta, Da Como doveva aspettarsi d'essere interrogato. Sapeva troppo bene che quella storia terribile era appena cominciata. Riusciva ad apparire calmo, ostentava indifferenza persino; ma era profondamente turbato. A mettere la bambola di porcellana sul letto di Engel era stato lui, lo aveva già confessato nel colloquio burrascoso con l'amico e lo confermava adesso al commissario. Ma come avrebbe potuto immaginare che, appena disceso lui nella sala del ristorante, qualcuno avrebbe portato al terzo

