Secondo pensiero: cosa diavolo era quell’elemento volatile, quella percezione di ripetizione di qualcosa che gli ingarbugliava il cervello senza rivelare l’inizio del filo? Terzo pensiero, o meglio più che un pensiero anche questa era una sensazione: gli mancava Svitlana, che per lui continuava ad essere Svetlana, e questa non era una bella cosa, non per uno che ha speso una barcata di soldi in analisi e dovrebbe essere diventato definitivamente adulto. Decise di rimandare ad altro momento masturbazioni mentali che non lo avrebbero portato da nessuna parte. L’analisi, se non altro, gli era servita a saper aspettare che le emozioni assumessero contorni più definiti, come fossero state bolle d’aria che risalivano da acque profonde, prima di cercare di etichettarle e di sforzarsi di trovar

