Capitolo dieci: Cappon Magro e lacrimeIl piatto di portata era ovale, di quelle porcellane della nonna che Bartolomeo ricordava nei pranzi cebani dei lunghi Natali, e che non si discostavano troppo dagli stessi piatti in uso nelle case genovesi. Ciò che era profondamente diverso era quel che c’era dentro. A Ceva erano ravioli del plin o tagliarin, conditi con sugo di funghi o di brasato al barolo, quei sughi densi da ricordare il caramello e che parevano fatti apposta per insinuarsi molto bene anche nella compattezza della polenta. A Genova le cose andavano molto diversamente, Genova è una città strana, abitata da gente strana, un po’ scorbutica e proprio per tener lontano lo scorbuto, qualche verdura a ’sti marinai bisognava pur farla mangiare: eccoti inventato il Cappon Magro (che un gen

