C’era questo nuovo inaspettato cimento d’amore, il Cappon Magro che doveva essere nell’immaginario atavico della donna genovese una sovrumana testimonianza d’amore. Poi c’era lo sguardo gattescamente obliquo della bella Svitlana, innocente sospetta e colpevole incerta, che quando gli si accendeva nella memoria gli dava una zampata nella pancia che non andava niente bene. Il guaio era che subito dopo la zampata dell’eros, arrivava quella caliginosa del senso di colpa verso la bella e innocente genovese, la quale aveva lavorato ventiquattr’ore per esprimergli il proprio amore con un gesto d’antica cucina. E lui non era sicuro di ben comprendere tutta la portata dell’antica cucina, perché, sebbene quella pietanza fosse particolarissima e di certo non cattiva al palato, nemmeno poteva dire d’e

