Capitolo cinque: nel quale il vento di Gregà evoca fantasie di terre sconosciuteIn Liguria lo chiamano Gregà, grecale, ma non arriva dalla Grecia, bensì dai Balcani e anche più indietro. A Trieste è bora, ma poi continua il suo viaggio. Ed è freddo, tagliente, fa male a respirarlo, spazza via nuvole e fumi, riporta il cielo alla sua purezza primigenia. Che poi è un’illusione, perché basta abbassare lo sguardo per scoprire rumenta da tutte le parti e capire che di primigenio non c’è più nulla. Non è rumenta nella sola accezione di spazzatura, ma è un concetto allargato al quale si possono riferire molte delle nobili invenzioni dell’umanità, soprattutto quando essa se ne è stancata, come di giocattoli vecchi. E per portar via tutto questo non basta il Gregà. Bartolomeo amava quel vento che

