Così allacciati, quelle scale non terminavano più. Ogni scalino rendeva Angiolina più simile alla donna ch’egli aveva fuggita. Perché ora ciarlava, incominciando già ad abbandonarsi. Ora poteva essere finalmente sua perché – questo era detto e ridetto – era per lui ch’ella s’era data al sarto. A quella responsabilità non si sfuggiva più neppure rinunziando a lei. Ella aperse la porta e, per il corridoio oscuro, lo diresse alla propria stanza. Da un’altra s’udì la voce nasale della madre: – Angiolina! sei tu? – Sì – rispose Angiolina trattenendo una risata. – Mi corico subito. Addio, mamma. Accese una candela e si levò il mantello e il cappello. Poi gli si abbandonò o, meglio, lo prese. Emilio poté esperimentare quanto importante sia il possesso di una donna lungamente desiderata. In qu

