44 Aspettai che si riprendesse. L’avevo colpito alla testa con la bottiglia del cognac. Spalancò gli occhi come se stesse precipitando. Era a terra, con le mani legate dietro la schiena. Pure i piedi glieli avevo fasciati con dello spesso nastro adesivo. Usato anche per tappargli la bocca. Non intendevo umiliarlo, ma non avevo scelta: si sarebbe messo a strillare. Era terrorizzato. Gli uscì una lacrima. Cosa non vidi dentro quella piccola goccia salata. La poesia della disperazione. Einstein sosteneva che studiando una goccia d’acqua è possibile capire la meccanica dell’intero universo. È così. Nella minuscola superficie curva della lacrima di Valerio, viveva la sua angoscia, il mio dominarlo. «Non è quello che hai sempre voluto?», gli domandai. «Trovare il tuo posto di vittima?». L

