3. Nuove preoccupazioni finanziarie

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3. Nuove preoccupazioni finanziarieIn breve tempo il dottore ricominciò a guadagnare; sua sorella Sarah si comprò un vestito nuovo e le sue lamentele cessarono quasi del tutto. Talvolta qualcuno degli animali che venivano a farsi curare era tanto ammalato da dover essere ricoverato in casa per un certo periodo e, ovviamente, trascorreva la successiva convalescenza riposando sulle sedie a sdraio sparse per il prato. Inoltre, quasi sempre, anche quando erano guarite, le bestie si mostravano assai riluttanti ad andar via, tanto si trovavano bene in quella casa, allettate dalle premurose attenzioni del dottore che, da parte sua, non aveva mai il coraggio di rifiutare ospitalità a quanti gli chiedevano di rimanere. Sicché il numero degli animali domestici crebbe smisuratamente. Una sera, mentre il dottore stava seduto sul muretto del giardino a fumare la pipa, passò un suonatore d’organetto italiano, con uno scimmiotto al guinzaglio. Il dottore vide immediatamente che il collare della scimmia era troppo stretto e che la bestia era sporca, sofferente e infelice. Perciò sottrasse lo scimmiotto all’italiano, risarcendolo con uno scellino e ingiungendogli di andarsene. Il suonatore di organetto reagì andando su tutte le furie, affermando che la scimmia era sua e che non intendeva affatto cederla. Ma il dottore lo rintuzzò dicendogli che se non se ne fosse andato subito gli avrebbe dato un pugno sul naso. John Dolittle era piccolo, ma robusto; Sicché l’italiano, pur lanciando minacce e improperi, si rassegnò ad una prudente ritirata: lo scimmiotto restò con il dottore e divenne di casa. Le altre bestie lo chiamarono Ci-Ci, che nella lingua delle scimmie è una parola comune e vuol dire “zenzero”. Un’altra volta, in occasione della permanenza di un circo a Puddleby, il coccodrillo che ne faceva parte, afflitto da un tremendo mal di denti, scappò di notte e si rifugiò nel giardino del dottore. Il dottore parlò con lui nel linguaggio dei coccodrilli, lo fece entrare in casa e gli somministrò un antidolorifico che gli procurò un rapido sollievo. Ovviamente il coccodrillo, riconoscendo quanto fosse accogliente e confortevole quella dimora, che prevedeva addirittura un posto adeguato per ogni tipo di animale, decise anche lui di restare col dottore. Chiese il permesso di dormire nella vasca in fondo al giardino, promettendo solennemente una pacifica convivenza con i pesci. Quando i guardiani del circo vennero a riprenderlo andò su tutte le furie e diventò tanto feroce che li fece scappare impauriti. Con tutti gli abitanti della casa, invece, era grazioso come un micino. Purtroppo, per via del coccodrillo, le vecchie signore cominciarono ad aver paura di portare dal dottore i loro cagnolini; anche i contadini temettero che quella terribile bestia avrebbe potuto divorare i vitellini e gli agnelli malati portati dal dottore per essere curati. Allora il dottore andò dal coccodrillo e, motivandone la decisione, gli comunicò che, purtroppo, doveva ritornare al circo. Da parte sua, il povero animale versò un fiume di lacrime e chiese con tanta insistenza il permesso di rimanere che il dottore non ebbe cuore di metterlo fuori di casa. Naturalmente sua sorella obbiettò con fermezza: «John, devi mandar via quell’animale. Proprio adesso che si ricominciava a star bene! I contadini e le vecchie signore avranno paura di portare le loro bestie. Vedrai che andremo in rovina! Questa è l’ultima goccia: non baderò più alla casa se non mandi via quell’alligatore». «Non è un alligatore», disse il medico, «è un coccodrillo». «Il nome che gli dai non mi interessa», replicò sua sorella. «È un coso sgradevole da trovare sotto il letto. Non lo voglio in casa». «Mi ha promesso di non mordere nessuno», insisté il dottore, «il circo non gli piace e io non ho i mezzi per rimandarlo in Africa dov’è nato. È un animale che pensa solo ai fatti suoi e, tutto sommato, si comporta bene. Ti prego, non fare tante storie». «Ti ripeto che non lo voglio per casa», insistette Sarah. «Mi rosicchia il linoleum. Se non lo mandi via su due piedi io... io me ne vado e mi sposo!» «Va bene», disse il dottore. «Vattene e sposati. Non c’è altra via d’uscita». E, per chiudere l’argomento, preso il cappello, uscì in giardino. Perciò Sarah Dolittle fece fagotto e se ne andò, lasciando il dottore solo soletto con la sua famiglia di bestie. In breve tempo fu più povero di quanto fosse mai stato. Con tutte quelle bocche da sfamare e la casa da accudire, senza nessuno che gli rammendasse i panni e senza un soldo di entrata per pagare il conto del macellaio, le cose divennero molto difficili. Malgrado ciò il dottore non si preoccupava affatto. «Il danaro è un gran fastidio», soleva dire. «Si starebbe tanto meglio tutti se non fosse mai stato inventato. Che cosa conta il danaro finché siamo felici?» Gli animali stessi cominciarono a preoccuparsi per lo stato economico di casa Dolittle. Una sera, mentre il dottore dormicchiava in poltrona davanti al fuoco della cucina, si misero a discutere della situazione, bisbigliando. La civetta Tu-Tu, che era bravissima a far di conto, calcolò che in casa c’erano appena i soldi per tirare avanti un’altra settimana, anche consumando un solo pasto al giorno. Allora Polinesia disse: «Penso che tutti dovremmo occuparci della casa. Almeno questo lo possiamo fare. Se il vecchio si trova così abbandonato e povero, dopotutto, è in conseguenza del bene che ci vuole». Quindi si misero d’accordo: Ci-Ci avrebbe pensato alla cucina e rammendato i panni, il cane avrebbe scopato i pavimenti, l’anatra avrebbe spolverato e rifatto i letti, Tu-Tu avrebbe tenuto i conti, il maialino avrebbe fatto da giardiniere. All’unanimità Polinesia venne nominata governante e lavandaia, perché era la più anziana. Naturalmente, da principio tutti trovarono molto difficili le nuove mansioni; tutti eccetto Ci-Ci che, avendo le mani, sapeva usarle come un essere umano. Comunque, presto si abituarono alle diverse mansioni, divertendosi un mondo, per esempio, a guardare il cane Jip che puliva i pavimenti usando come scopa la coda avvolta in uno straccio. In breve tempo impararono tanto bene a svolgere il loro lavoro che il dottore dovette convenire che non aveva mai avuto una casa così ordinata e pulita. In questo modo le cose andarono avanti abbastanza bene per un po’; tuttavia senza danaro la vita era molto dura. In seguito gli animali impiantarono un chiosco di fiori e ortaggi davanti al cancello del giardino, e si misero a vendere radici e rose alla gente che passava per la strada. Malgrado ciò, ancora non si guadagnava abbastanza per pagare tutti i conti. Il dottore, da parte sua, continuava a non preoccuparsi. Quando il pappagallo andò a riferirgli che il pescivendolo si rifiutava di vendergli il pesce, concluse: «Poco male. Finché le galline fanno le uova e la mucca dà il latte, possiamo fare frittate e ricotta. E nell’orto c’è ancora molta verdura. L’inverno è lontano. Non preoccupatevi». Ma la neve quell’anno cadde prima del solito e, benché il vecchio cavallo zoppo trascinasse dal bosco ai margini della città grandi carichi di legna per alimentare il grande camino in cucina, la maggior parte della verdura fu bruciata dal gelo e il resto fu coperto dalla neve, per cui molte bestie soffrirono veramente la fame.
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