Oltre la porta di destra dell’atrio c’è invece il “retrocasa”, il nostro “Alloggio Segreto”. Nessuno sospetterebbe che dietro un’anonima porta grigia si possano nascondere tante stanze. Prima di entrare c’è un gradino. Oltre la porta di casa c’è una scala ripida, a sinistra un breve corridoio e una stanzetta che sarà il salotto e la camera da letto della famiglia Frank, di fianco c’è un’altra stanza ancora più piccola: la stanza da letto e studiolo delle signorine Frank. In cima alla scala a destra c’è una stanza senza finestre con un lavandino e un gabinetto separato a cui si può accedere anche dalla stanza mia e di Margot. Salendo la scala e aprendo la porta si rimane sorpresi nel vedere che una casa così vecchia lungo il canale possa avere una stanza tanto grande e luminosa. In questa stanza c’è un fornello a gas (perché un tempo questo era il laboratorio di Kluger) e un lavandino. Questa sarà la cucina ma anche la stanza dei coniugi Van Daan, salotto, sala da pranzo e studio in comune. Una piccola stanza di passaggio sarà la camera di Peter Van Daan. Sopra, proprio come nella parte anteriore dell’edificio ci sono il terrazzo e il solaio. Ecco fatto, ti ho descritto tutto il nostro nascondiglio!
Tua Anne
Venerdì 10 luglio 1942
Cara Kitty,
forse ti ho annoiata con la lunga descrizione dell’appartamento, però credo sia importante che tu sappia dove sono finita. Come ci sono finita lo capirai dalle prossime lettere.
Vorrei, però, riprendere da dove mi era fermata., perché in realtà non avevo finito. Quando siamo arrivati al numero 263 della Prinsengracht, Miep ci ha portati nel corridoio, su per la scala di legno, dritti su, fino all’Alloggio Segreto. Ha chiuso la porta e siamo rimasti soli. Margot in bicicletta aveva fatto prima e ci aspettava.
Il nostro salotto e le altre stanze erano piene di roba. Tutti gli scatoloni portati nei mesi precedenti erano abbandonati sul pavimento e sui letti. La stanzetta piccola era piena di materassi fino al soffitto, coperte, lenzuola e cuscini. Se avessimo voluto dormire già da quella notte su letti decenti avremmo dovuto rimboccarci le maniche. Mamma e Margot non riuscivano a muoversi, erano stravolte e fiacche e si erano abbandonate sui materassi, mentre papà e io, i due “uomini di fatica”, volevamo già darci da fare. Abbiamo svuotato scatoloni e riempito armadi per tutto il pomeriggio, martellato e messo in ordine, fino a sera, quando siamo crollati su lenzuola pulite. Non avevamo mangiato nulla di caldo ma poco importava; mamma e Margot erano troppo nervose per mangiare, papà e io troppo indaffarati.
Martedì mattina abbiamo ripreso da dove avevamo lasciato il giorno prima. Bep e Miep sono andate a fare la spesa con le nostre tessere, papà ha oscurato le finestre, abbiamo lavato per terra in cucina e alla fine abbiamo lavorato ancora per tutto il giorno. Fino a mercoledì non ho praticamente avuto il tempo di pensare a quale grande cambiamento fosse avvenuto nella mia vita. Così, per la prima volta da quando siamo entrati nel nostro Alloggio Segreto, solo mercoledì sono riuscita a scriverti come erano andate le cose e nel contempo a rendermi conto di ciò che era successo e che cosa mi accadrà in futuro.
Tua Anne
Sabato 11 luglio 1942
Cara Kitty,
papà, mamma e Margot non si sono ancora abituati ai rintocchi della campana del Westertoren che suona ogni quindici minuti. Io, sì. Anzi mi piace e soprattutto di notte mi dà una sensazione di sicurezza. Forse sei curiosa di sapere come me la passo qui nel nascondiglio, beh per il momento non lo so nemmeno io. Credo che in questa casa non potrò ma sentirmi a mio agio, ma non voglio dire che mi trovo male, direi piuttosto che ho la sensazione di vivere in una pensione di un luogo di villeggiatura. È un modo un po’ originale di definire questo nascondiglio ma è proprio ciò che sento. Come nascondiglio è perfetto nonostante sia umido e contorto come un labirinto; forse in tutta Amsterdam, anzi in tutta l’Olanda non esiste un nascondiglio ben organizzato come questo.
Con le pareti spoglie la nostra stanzetta era un po’ triste, ma papà aveva già pensato di portare tutte le mie cartoline di stelle del cinema, così, col pennello e la colla, ho creato sul muro una specie di grande quadro. Così la camera è molto più allegra e quando verranno i Van Daan prenderemo il legno che c’è in soffitta e monteremo alcuni scaffali.
Mamma e Margot si sono un po’ riprese. Mamma ieri ha voluto fare la zuppa di piselli per la prima volta da quando siamo entrati, ma mentre chiacchierava di sotto la zuppa è bruciata tutta e i piselli sono diventati neri come carboni e non si riusciva più a staccarli dalla pentola.
Ieri sera siamo scesi tutti e quattro nell’ufficio privato per ascoltare un po’ la radio inglese. Avevo una tale paura che qualcuno ci potesse sentire che ho scongiurato papà di tornare di sopra. Mamma ha capito ed è salita anche lei. Anche per tante altre cose abbiamo paura che i vicini ci sentano o ci vedano. Subito il primo giorno io e papà abbiamo cucito le tende; beh non sono proprio delle tende dato che sono dei pezzi di stoffa di forme diverse. Abbiamo appeso questi capolavori alle finestre con le puntine da disegno e non le toglieremo più per tutto il tempo che rimarremo qui.
A destra della casa c’è una filiale della Keg, una ditta della Zaandam, mentre a sinistra un mobilificio, quindi lontano dagli orari d’ufficio non c’è nessuno in giro, però i rumori si possono sentire lo stesso. Per questo abbiamo proibito a Margot di tossire di notte, anche se è molto raffreddata e le diamo da prendere grandi dosi di codeina.
Non vedo l’ora che arrivino i Van Daan, dovrebbero arrivare martedì; sarà più divertente e non ci sarà più così tanto silenzio. È proprio tutto questo silenzio che di sera e di notte mi mette in agitazione e darei non so cosa perché qualcuno dei nostri protettori dormisse qui.
Qui non si sta tanto male, in fondo; possiamo cucinare e ascoltare la radio giù nell’ufficio di papà. Il signor Kleiman e Miep e anche Bep Voskuijl ci hanno aiutato moltissimo. Abbiamo persino mangiato rabarbaro, fragole e ciliegie e credo che per il momento non ci annoieremo. Abbiamo anche da leggere e compriamo ancora molti giocattoli. Ovviamente non possiamo guardare dalla finestra oppure uscire. E poi dobbiamo essere silenziosi per non farci sentire di sotto. Ieri abbiamo avuto molto da fare, abbiamo tolto i noccioli di due ceste di ciliegie per l’ufficio. Il signor Kluger vuole preparare la conserva. Trasformeremo le cassette delle ciliegie in scaffali per i libri. Mi chiamano.
Tua Anne
28 settembre 1942 (aggiunta)
Trovo estenuante più di quanto non possa dire il fatto di non poter uscire mai, e ho una paura tremenda che ci scoprano e ci fucilino. Questa, però, è una prospettiva meno invitante.
Domenica 12 luglio 1942
Esattamente un mese fa erano tutti gentili con me perché era il mio compleanno, invece adesso mi sento sempre più lontana da mamma e da Margot, oggi mi hanno fatto i complimenti perché ho lavorato molto, ma cinque minuti dopo ecco che avevano già ripreso a criticarmi.
Si vede subito che trattano Margot e me in modo diverso. Per esempio, oggi Margot ha rotto l’aspirapolvere e siamo stati tutto il giorno senza luce. Mamma le ha detto: «Si vede proprio che non sei abituata a fare i lavori di casa, altrimenti avresti saputo che per staccare l’aspirapolvere dalla presa non si deve tirare il filo [11] ».
A quel punto Margot ha risposto qualcosa e la questione è terminata lì.
Io, invece, oggi pomeriggio volevo ricopiare la lista della spesa che aveva scritto mamma, perché la sua calligrafia è poco chiara, ma lei non ha voluto e mi sono beccata anche una sgridata da parte sua e da tutta la famiglia.
È che sono proprio incompatibile con loro, e questo mi è sempre più chiaro. Sono molto sentimentali quando sono insieme, mentre io preferisco esserlo quando sono da sola. E poi non fanno altro che dire quant’è bello stare tutti insieme, noi quattro, e quanto andiamo d’accordo, ma al fatto che io non provi lo stesso non ci pensano nemmeno.
Solamente papà ogni tanto mi capisce, ma quasi sempre prende le parti della mamma o di Margot. Poi non sopporto quando raccontano davanti agli altri estranei se ho pianto oppure quanto sono brava, e poi ancora non sopporto quando parlano di Moortje, che mi manca tantissimo e quando penso a lei mi vengono le lacrime agli occhi. Moortje è tanto dolce e le voglio tanto bene, sogno che sia di nuovo con me perché a lei confido tutto.
Qui sogno bene ma la verità è che saremo costretti a rimanere qui fino alla fine della guerra. Non possiamo mai uscire e solo Miep, suo marito Jan, Bep Voskuijl, il signor Voskuijl, il signor Kluger, il signor e la signora Kleiman possono venire a trovarci anche se quest’ultima non viene mai perché ha paura.
28 settembre 1942 (aggiunta)
Papà è sempre così gentile. Mi capisce davvero e prima o poi sento il bisogno di parlargli in confidenza, senza scoppiare subito in lacrime. Ma sembra sia un problema dell’ età. Se fosse per me scriverei sempre, ma sarebbe troppo noioso.
Fino ad ora ho scritto su questo diario solo i miei pensieri, mentre non ho mai scritto storie divertenti che più avanti potrei leggere anche ad altri. In futuro cercherò di non essere più così emotiva, o di esserlo di meno, e di tenermi più vicina alla realtà.
Venerdì 14 agosto 1942
Ti ho lasciata per ben un mese intero, ma non è che qui ci siano chissà quali novità e non è che ogni giorno ci sono cose carine da scrivere. I Van Daan sono arrivati il 13 luglio. Li aspettavamo per il 14 ma dato che i tedeschi tra il 13 e il 16 luglio hanno terrorizzato sempre più persone inviando convocazioni a destra e sinistra hanno preferito venire prima che dopo.
Di mattina alle nove e mezza (stavamo ancora facendo colazione) è arrivato Peter Van Daan, un ragazzo che non ha ancora sedici anni noioso e timido, dalla cui compagnia non c’è da aspettarsi nulla di che. I suoi genitori sono arrivati mezz’ora dopo e ci siamo divertiti moltissimo quando la signora Van Daan ha tirato fuori dalla cappelliera un vaso da notte. «Se non ho il mio vaso da notte non mi sento a mio agio», ci ha spiegato e infatti proprio al vaso da notte è stato assegnato un posto fisso sotto il divano letto. Il signor Van Daan, invece, non aveva pitali ma sotto il braccio teneva il suo tavolino da tè pieghevole. Il primo giorno della nostra convivenza abbiamo mangiato insieme in armonia. Dopo tre giorni avevamo la sensazione di appartenere tutti e sette ad un’unica grande famiglia. Ovviamente loro avevano un sacco di cose da raccontare riguardo alla settimana in più che hanno vissuto nel mondo normale. E a noi interessava sapere che fine avessero fatto il nostro appartamento e il signor Goldschmidt.
Il signor Van Daan ci ha raccontato: «Lunedì mattina alle nove il signor Goldschmidt ci ha telefonato per chiedermi se potevo passare da lui. Ci sono andato e l’ho trovato molto agitato. Mi ha fatto leggere una lettera che la famiglia Frank gli aveva lasciato dove gli si chiedeva di portare la gattina dai vicini, cosa che approvavo. Temeva che potesse esserci una perquisizione, e quindi ci siamo messi a girare tutte le camere per mettere in ordine e abbiamo sparecchiato la tavola. Ad un certo punto sulla scrivania della signora Frank abbiamo trovato un blocco di appunti su cui era segnato un indirizzo di Maastricht. Nonostante sapessi che era stato lasciato lì apposta, mi sono finto molto sorpreso e spaventato. Ho pregato allora il signor Goldschmidt di bruciare immediatamente quell’appunto pericoloso. Ho finto di non sapere nulla della vostra fuga ma poi mi è venuta un’idea. «Signor Goldschmidt», ho detto, «ora che ci penso mi viene in mente cosa voglia dire questo indirizzo. Ricordo molto bene che sei mesi fa circa venne in ufficio un alto funzionario che ho scoperto essere un vecchio amico del signor Frank che gli ha promesso che se avesse avuto bisogno li avrebbe aiutati. Abitava proprio a Maastricht. È probabile che quest’uomo abbia mantenuto la sua promessa e abbia portato la famiglia Frank in Belgio e da lì in Svizzera. Lo dica pure a tutti quelli che dovessero chiedere di loro. Naturalmente non c’è bisogno che menzioni Maastricht e detto questo me ne sono andato. Ormai la notizia si è sparsa perché mi è già tornata da diverse parti».