Diario 1942-1944-1

2146 Words
Diario 1942-1944 12 giugno 1942 Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai fatto con nessuno, e spero che sarai per me un grande sostegno. Domenica, 14 giugno 1942 Voglio cominciare dal giorno in cui ti ho ricevuto per il compleanno, proprio quando ti ho visto sul tavolo (perché il momento dell’acquisto, anche se c’ero anch’io, non conta). Venerdì 12 giugno mi sono svegliata alle sei, ovvio: era il mio compleanno. A quell’ora, però, non avevo il permesso di alzarmi, quindi ho dovuto frenare la curiosità fino alle sette meno un quarto. A quel punto non ce l’ho più fatta e sono andata in sala da pranzo, dove Moortje (la mia gatta) mi ha salutato strusciandosi contro le mie gambe. Appena passate le sette sono andata da mamma e papà e poi in salotto ad aprire i miei regali. Il primo sei stato tu, il più bello di tutti. C’erano anche un mazzo di rose, una piantina e delle peonie, questi i figli di Flora sul tavolo, ma nel corso della giornata ne sono arrivati anche tanti altri. Da parte di mamma e papà ho ricevuto tantissime cose, una camicetta azzurra, il Varieté [1] , una bottiglia di succo d’uva, che mi sembra abbia un po’ il sapore del vino (d’altronde il vino si fa proprio con l’uva), un puzzle, un barattolo di crema, 2 fiorini e mezzo, un buono per comprare due libri. Poi, ancora, un libro, Camera Obscura [2] , che però sono andata a cambiare perché ce l’ha già Margot, un vassoio di biscotti fatti in casa (fatti da me, dato che ormai sono diventata bravissima), tantissime caramelle e una torta di fragole fatta da mamma. C’era anche una lettera da parte di nonna, arrivata proprio il giorno giusto, anche se questo è un puro caso. Poi è arrivata Hanneli e siamo andate a scuola. Durante la ricreazione ho offerto biscotti a tutti i compagni e agli insegnanti ma dopo ci siamo dovuti rimettere a lavorare. Sono tornata a casa alle cinque dopo la lezione di ginnastica (anche se non posso mai partecipare perché mi slogo continuamente le braccia e le gambe) e ho chiesto ai miei compagni di giocare a pallavolo in onore del mio compleanno. Poi si sono tutti messi in cerchio attorno a me a ballare e cantare “tanti auguri a te”. Una volta arrivata a casa c’era già ad aspettarmi Sanne Ledermann. Ilse Wagner, Hanneli Goslar e Jacqueline van Maarsen, invece, me le sono portate dietro perché sono in classe con me. Tempo fa Hanneli e Sanne erano le mie migliori amiche e quando ci vedevano dicevano: «Ecco Anne, Hanne e Sanne». Jacqueline van Maarsen l’ho conosciuta da poco al Liceo Ebraico e adesso è lei la mia migliore amica. Ilse è la migliore amica di Hanneli e Sanne ha cambiato scuola e si è fatta nuove amicizie. Mi hanno regalato un libro bellissimo, “Saghe e leggende olandesi” [3] , ma per sbaglio mi hanno preso il secondo volume, quindi ho scambiato Camera Obscura e un altro libro che mi ha regalato mamma con “Saghe e leggende olandesi - volume 1”, perché è molto costoso. Zia Helene mi ha regalato un altro puzzle, zia Stephanie una piccola spilla molto graziosa e zia Leny un libro fantastico, “Vacanze in montagna di Daisy” [4] . Stamattina, mentre ero in bagno, pensavo quanto sarebbe bello se avessi un cane come Rin-tin-tin. Lo chiamerei anch’io così e a scuola lo lascerei con il custode oppure col bel tempo sotto la tettoia delle biciclette. Lunedì 15 giugno 1942 Domenica pomeriggio c’è stata la festa per il mio compleanno. Abbiamo visto Rin-tin-tin ed è piaciuto tantissimo ai miei compagni. Ho ricevuto due spille, un segnalibro e altri due libri. Ora vorrei raccontarti qualcosa della mia classe e della scuola, cominciando dagli alunni. Betty Bloemendaal sembra molto povera e secondo me lo è davvero; abita in Jan Klasenstraat, a West, e nessuno sa dov’è. A scuola va bene, ma solo perché si dà tanto da fare, infatti la sua bravura già comincia a dare segni di cedimento. È una brava ragazza, molto tranquilla. Jacqueline van Maarsen è la mia migliore amica, anche se in verità io non ho mai avuto un’amica vera. All’inizio pensavo che Jacque lo sarebbe diventata, ma le cose sono andate male. Ha sempre troppi segreti e sta sempre con altre ragazze, come J.R.. D.Q. è sempre in ansia; ogni giorno dimentica qualcosa e per questo viene spesso punita. È molto buona, in particolare con G.Z.. E.S. chiacchiera troppo. Quando ti fa una domanda ti tocca sempre i capelli oppure i bottoni. Dicono che E. non mi sopporti ma questo non mi dispiace per niente dato che anch’io non la trovo simpatica. Henny Mets è un ragazza allegra e simpatica, ma parla sempre a voce molto alta e quando giochiamo in strada è molto infantile. Purtroppo Henny ha come amica una ragazza di nome Beppy, molto sporca e meschina, che ha una brutta influenza su di lei. J.R.: su di lei si potrebbero scrivere pagine intere. J. è vanitosa, spiona, presuntuosa, bugiarda e ipocrita. Purtroppo ha rovinato anche Jacque. Si mette a piangere per tutto, è molto permalosa e viziata. La signorina J. deve sempre avere ragione. È molto ricca e ha un armadio pieno di abiti eleganti, ma che non sono adatti a una ragazza e la fanno sembrare un’adulta. È convinta di essere bellissima e invece è proprio bruttina. Il suo viso è allegro ma troppo insolente. Io e lei non ci sopportiamo proprio. Ilse Wagner è una ragazza allegra e carina, ma è molto precisa e a volte si lamenta per ore. Ilse mi vuole molto bene. È intelligente ma pigra. Hanneli Goslar, che a scuola chiamano Lies, è una ragazza particolare. Appare timida ma a casa coi suoi è insolente, con gli altri invece è tranquilla. Racconta sempre alla madre tutto quello che gli dici. Però è molto aperta, e nell’ultimo periodo la stimo molto. Continuo la prossima volta. Martedì 16 giugno 1942. Nannie v. Praag-Sigaar è una ragazza minuta, simpatica, saggia. Mi piace. È anche intelligente. Non c’è molto altro da dire su Nannie v. Praag-Sigaar. Eefje de Jong è una ragazza singolare. Ha solo dodici anni ma sembra un’adulta. Mi tratta come fossi una bambina. Eefje è sempre disponibile a dare una mano, mi sta simpatica. G.Z. è sicuramente la più bella della classe. È carina ma a scuola è piuttosto stupida, infatti penso che verrà bocciata, anche se a lei non lo dico. [G.Z. alla fine, incredibile, non è stata bocciata.] [5] L’ultima delle 12 ragazze sono io, sono proprio la vicina di banco di G.Z. Dei ragazzi c’è molto da dire, ma anche poco. Maurice Coster è uno dei miei tanti ammiratori, ma è noiosissimo. Saffle Springer è un ragazzo molto meschino e corre voce che abbia avuto una storia con una ragazza. Però mi è simpatico, è divertente. Emiel Bonewit corteggia G.Z., ma lei non lo fila granché. È un tipo abbastanza noioso. Rob Cohen, era un altro di quelli innamorati di me, però adesso non lo sopporto più. È ipocrita, bugiardo, piagnone, mezzo matto e noioso, e poi si dà un sacco di arie. Max van de Velde è un contadino di Medemblik, Margot lo trova un tipo in gamba. Herman Koopman è un mediocre, proprio come Jopie de Beer, che va dietro a tutte le ragazze. Leo Bloom è il miglior amico di Jopie de Beer, e anche lui si comporta allo stesso modo. Albert de Mesquita è arrivato dalla sesta della scuola Montessori e ha saltato una classe. È bravissimo. Anche Leo Slager viene dalla stessa scuola, ma non è altrettanto bravo. Ru Stoppelmon è un ragazzino piccolo e simpatico di Almelo; è arrivato a scuola quando l’anno era già iniziato. C.N. fa tutto quello che non si dovrebbe fare. Jacques Kocernoot siede dietro di noi e ci fa morire dalle risate (G. e me). Harry Schaap è il ragazzo più gentile di tutta la classe, ed è simpatico. Werner Joseph idem, però a volte è talmente tranquillo che sembra noioso. Sam Salomon è un monello che viene dalla periferia, una peste (corteggiatore!) Appie Riem è piuttosto convenzionale, ma non vale niente. Sabato 20 giugno 1942 Per una come me scrivere un diario è una sensazione davvero strana. Non solo perché non ho mai scritto, ma anche perché ho l’impressione che in futuro a nessuno e nemmeno a me potranno interessare le confidenze di una tredicenne. Mah, in fondo, non importa. Ho tanta voglia di scrivere e, soprattutto, di sfogarmi una volta tanto su tanto cose diverse. “ La carta è più paziente degli uomini”. Questa frase mi è tornata in mente un giorno in cui mi sentivo un po’ malinconica e me ne stavo con la testa appoggiata tra le mani e pensavo se uscire all’aperto oppure no. Alla fine, sono rimasta dov’ero e ho continuato a pensare. È vero, la carta è paziente e siccome non ho affatto l’intenzione di far leggere a nessuno questo quaderno che porta il nome importante di “diario”, sempre che in futuro non incontri un amico davvero degno di questo nome, penso che probabilmente queste righe non importino a nessuno. Ed eccomi arrivata al vero motivo per cui mi è venuta l’idea di tenere un diario: io non ho una vera amica. Nessuno crederà che una ragazzina di tredici anni possa essere sola al mondo, per cui devo spiegarmi meglio ed essere più precisa. Infatti, non è vero. Ho dei bravi genitori e una sorella di sedici anni. Avrò in tutto una trentina di conoscenti, quelle che normalmente si chiamano amiche. Ho moltissimi ammiratori che mi ronzano attorno e, se non riescono a fare nulla di meglio, in classe mi guardano con un pezzo di specchio. Ho molti parenti, zie simpatiche e una bella casa. Infatti, così a prima vista, sembra che non mi manchi proprio niente, a parte un’amica del cuore. Con tutte le ragazzine che conosco non posso che divertirmi; facciamo discorsi banali e non si parla mai di questioni più intime, ed è proprio qui il problema. Forse sono io a non fidarmi, però il problema esiste ed è triste non poterlo eliminare. Ed ecco il motivo del diario. Per poter immaginare meglio l’amica che tanto desidero non scriverò nel diario come farebbero tutti gli altri ma voglio che il diario diventi la mia amica, un’amica che si chiama Kitty. Dato che, se non mi presento, nessuno capirà un accidenti di quello che racconto a Kitty, devo fare un piccolo riassunto della mia vita, anche se un po’ mi secca. Mio padre, che è davvero un bravo padre, si sposò a trentasei anni con mia madre che ne aveva venticinque. Mia sorella Margot è nata nel 1926 a Francoforte sul Meno, in Germania. Il 12 giugno 1929 sono nata io. Fino ai quattro anni ho abitato a Francoforte. Siccome siamo ebrei puri nel 1933 mio padre è andato in Olanda. È stato nominato direttore della Opekta olandese, una fabbrica che produceva marmellate. Mia madre, Edith Frank-Holländer, l’ha seguito in Olanda in settembre mentre io e Margot ci trovavamo ad Aquisgrana dalla nonna Rosa Holländer-Stern. Margot è andata in Olanda in dicembre e poi io in febbraio. Mi hanno piazzato sul tavolo come fossi un regalo per il suo compleanno. Quasi subito sono stata mandata all’asilo della scuola Montessori. Ci sono rimasta fino ai 6 anni, poi sono andata nella prima. Ho cambiato molti maestri e maestre e, in sesta, sono capitata nella classe con la signora Kuperus, la direttrice. Alla fine dell’anno però ho dovuto salutarla e abbiamo pianto entrambe perché mi avevano accettato al liceo ebraico [6] , che frequentava anche Margot. Eravamo sempre in ansia per i parenti rimasti in Germania che non furono risparmiati dalle leggi antisemite di Hitler. Nel 1938, dopo i progrom [7] , i miei due zii, i fratelli di mia madre, sono fuggiti in Nordamerica dove sono arrivati sani e salvi [8] . La nonna, invece, è venuta ad abitare con noi e all’epoca aveva settantatré anni. Nel maggio del 1940 i bei tempi cessarono: in principio ci fu la guerra, poi la capitolazione, quindi l’invasione tedesca e l’inizio delle sofferenze di noi ebrei [9] . Le leggi antisemite non finivano mai e la nostra libertà è stata molto limitata. Gli ebrei devono portare la stella giudaica; gli ebrei devono consegnare le biciclette; gli ebrei non possono prendere il tram; gli ebrei non possono andare in auto, nemmeno se è di loro proprietà; gli ebrei non possono fare acquisti dalle 15 alle 17; gli ebrei possono andare solo dai parrucchieri ebrei; gli ebrei non possono trovarsi per strada dalle 20 alle 6 di mattina; gli ebrei non possono andare a teatro o al cinema o in altri luoghi di svago; gli ebrei non possono frequentare la piscina, i campi da tennis e da hockey e quelli di tutti gli altri sport; gli ebrei non possono andare in barca; gli ebrei non posso praticare alcuno sport all’aperto; gli ebrei non possono trattenersi nel proprio giardino e nemmeno in quello di conoscenti passate le otto di sera; gli ebrei non possono andare a casa dei cristiani; gli ebrei possono frequentare esclusivamente le scuole ebraiche o altre simili. Così vivevamo senza poter fare questo o quello. Jacque mi dice sempre: «Non oso più fare nulla perché temo che sia stato proibito».
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