MATTINA Le mie notti finivano al mattino. Quella era una brutta giornata. Pioveva e la pioggia batteva tristemente ai vetri della mia camera; nella mia camera c’era buio, ed anche di fuori tutto era fosco, nebbioso. La testa mi doleva, mi girava. La febbre s’insinuava tra le mie membra. «C’è una lettera per te, padrone, una lettera di città; l’ha portata il postino», disse Matriena. «Una lettera? Di chi?» esclamai levandomi bruscamente. «Non lo so, padrone. Guarda: forse c’è scritto». Ruppi i suggelli: era di lei. «Oh, perdonatemi, perdonatemi» mi scriveva Nastenka. «Ve ne supplico in ginocchio: perdonatemi! Ho ingannato voi e me stessa. Fu un sogno, una illusione… Oggi piangevo per voi… Perdonatemi, perdonatemi! Non accusatemi, perchè non sono affatto cambiata nei vostri riguardi.

