Chapter 4

387 Words
I sette vizi capitali sono: - “Superbia” - desiderio disordinato di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi. - “Avarizia” - desiderio disordinato dei beni temporali. - “Lussuria” - dedizione al piacere ed al sesso. - “Invidia” - tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio. - “Gola” - abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola. - “Ira” - disordinato desiderio di vendicare un torto subito. - “Accidia” - lasciarsi andare al torpore dell’animo, fino a provare fastidio per le cose spirituali. In particolare, abbandono della preghiera e dell’amicizia verso Dio perché faticosa. Durante il medioevo la Chiesa aveva incluso nei Peccati Capitali anche un altro: la “Tristezza” in quanto questo sentimento indicava il non apprezzare le opere che Dio aveva compiuto per gli uomini. Secondo la Chiesa il peggiore dei sette peccati è la” Superbia”, poiché con questo sentimento si tenderebbe a mettersi sullo stesso livello di Dio. Era su questi temi che Learco doveva scrivere e per farlo doveva identificare, tra le persone da lui ben conosciute, almeno sette soggetti che, di questi peccati, avevano fatto il loro abito mentale. La parte più difficile era, dunque, quella. Era, tuttavia, fondamentale inquadrare il carattere di ogni personaggio che avrebbe descritto. Pensò che sarebbe stato interessante rifarsi, anche, a personaggi del passato: la Storia era zeppa di viziosi di ogni genere e tipo. Per i racconti non aveva problemi ché avrebbe fatto spaziare la propria fantasia nel creare situazioni, talvolta, paradossali. Brasile – Stato di São Paulo, Litoral Sul Paulista - Città di Praia Grande, Lunedì 20 maggio 2019 -“Studio di Learco Learchi – La Superbia” Che cosa c’è di meglio di un salmo tratto dalle Sacre Scritture per aprire la prima di queste sette parti? L’immaginazione di Learco già vedeva la rappresentazione scenica del suo scritto. Gli sarebbe piaciuto che, fuori campo, un coro intonasse la preghiera in guisa di esortazione contro ogni tentazione della Superbia. «Ecco…è così che immagino la scena dell’Atto Primo della tragedia nel Teatro della Vita. Di anzi che gli attori entrino in palcoscenico, questo è vuoto ma una voce inizia a pregare, quasi cantando con voce tenorile ed il coro gli fa eco.»
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