Capitolo 2 “Il terrore del mattino”-2

2631 Words
Suki scrollò le spalle e rispose: «Vado io. Tu...» gli puntò un dito al petto, «... aspetta qui.». Shinbe represse una risata, ricordandosi di fingere che non stava bene. Come gli era venuto in mente? Toya, ovviamente, sapeva che i guardiani non si ammalano... o almeno non era mai successo. E poi... l’idea di stare da solo con Kyoko tutto il giorno... beh, quella tentazione era davvero troppo. Toya osservò stizzito mentre Suki entrava per chiamare Kamui. Nel giro di un paio di minuti, Kaen si unì a loro, affacciandosi dalla porta. Shinbe sapeva che Kaen avrebbe badato a Kamui se ci fossero stati dei problemi. “Un guardiano che ha una guardia del corpo”... è così che lo prendeva in giro. Il gruppo si allontanò e Shinbe sentì il proprio corpo e la propria mente rilassarsi per la prima volta, quella mattina. Sospirando, si voltò e rientrò nella capanna. Kyoko si mosse nel sonno, la sua mente era ritornata alla sera prima. Era alla festa e voleva passare quel po’ di tempo che aveva con Tasuki. Le mancava molto perché questo mondo le portava via molto più tempo. Era così presa da accorgersi troppo tardi che la frutta era stata macerata nell’alcol. Mise il broncio, chiedendosi se Tasuki lo sapesse. Non ricordava molto di quando aveva attraversato il portale , né di quando era tornata all’accampamento. Però ricordava una parte del sogno che aveva avuto... con Shinbe. La sua mente continuava a lavorare, non importava se lei fosse sveglia o dormisse. Le era sempre piaciuto Shinbe perché era il più divertente dei guardiani e riusciva a farla ridere anche senza volerlo. Non era il tipo di ragazzo che si sarebbe accontentato di una sola donna. Ovviamente aveva i suoi difetti ma, ultimamente, lei aveva iniziato a vederlo in una luce diversa. Kyoko continuava a girarsi nel sonno, non era giusto. Lei amava profondamente Toya, ma lui dimostrava di rado di ricambiare i suoi sentimenti. Con Shinbe, invece, era tutta un’altra storia. Toya la rimproverava anche per le sciocchezze, mentre lui cercava sempre di farla stare meglio. Più Toya si comportava male, più sembrava che Shinbe diventasse gentile, ma non andava oltre l’amicizia. A volte pensava a lui, e forse era stata questa la causa che l’aveva portata a fare quel sogno. Fino a quella sera, aveva sempre sognato cose entro il limite del sensato, mentre l’ultimo sogno era fuori controllo. Lei sapeva che Toya la amava a modo suo e che, probabilmente, sarebbe anche morto per lei, eppure si rifiutava di mostrarle i suoi veri sentimenti. Sapeva che l’arrabbiarsi e il rimproverarla erano solo un modo per non dare a vedere che teneva a lei. A volte nascondeva i suoi sentimenti così bene da sembrare quasi credibile. E adesso lei si ritrovava a confrontare i due uomini. Trascorreva sempre del tempo con Shinbe e Toya, ed entrambi avevano i loro pregi e difetti. I sogni in cui Toya la baciava erano dolci e teneri, talvolta eccitanti. Con Shinbe, invece, era diverso. Molto diverso. Quando sognava lui, si sentiva una donna. In quei sogni, lui la baciava in posti inimmaginabili e le faceva cose che non credeva potessero essere così belle. Ma erano soltanto sogni... Kyoko sospirò e si rannicchiò, rabbrividendo al ricordo del sogno della notte scorsa... i loro corpi tremavano mentre facevano l’amore follemente. Sognando Shinbe in quel modo le sembrava quasi di tradire Toya. “No!” pensò, “Toya non è il mio ragazzo. Finché rimane tutto nella mia mente, posso pensare quello che voglio... e la cosa vale anche per i sogni.”. Quando si svegliò, si sentiva come se stesse per sciogliersi. Quando lo aveva visto appoggiato al muro come se niente fosse, aveva avuto la conferma che si era trattato solo di un sogno. Che cosa stava succedendo nella sua testa? Doveva darsi una calmata. Shinbe non avrebbe mai potuto amare una ragazzina inesperta come lei. Lui era un uomo di mondo che, probabilmente, aveva conquistato più donne in una notte di quante lei potesse contare su entrambe le mani. Strizzò gli occhi, rifiutandosi di pensare oltre. Shinbe era rientrato nella capanna rilassato e tranquillo... finché non aveva visto Kyoko che dormiva. Si era fermato ed era rimasto lì a guardarla per qualche minuto. La vide rabbrividire e si chiese perché non aveva la coperta che le aveva sistemato la scorsa notte. Guardò meglio e capì che l’aveva spinta via quando aveva discusso con Toya. Si avvicinò in silenzio per sistemargliela di nuovo e rimase accanto a lei. “Perché devo sentirmi così?” sospirò mentre si sedeva a terra, appoggiandosi al muro. Conosceva la risposta... “Shinbe, il ragazzo che tutti prendono in giro sulle donne, è innamorato di una ragazza di un’altra era.”. La guardò con desiderio e serrò le labbra, Kyoko lo avrebbe ucciso quando avrebbe scoperto che non si era trattato di un sogno. Anche Toya lo avrebbe ucciso. Ma sarebbe stato possibile morire due volte per un crimine del genere? Scuotendo le spalle, sospirò di nuovo, “Secondo Toya sì.”. Kyoko era innamorata del suo irascibile fratello e lui sentiva il senso di colpa scorrergli lungo la spina dorsale. Perché era innamorata di una persona che la trattava sempre male? Lui l’avrebbe amata con tutto se stesso. Forse era vittima di una maledizione, non si sarebbe meravigliato. Dopotutto, Kyoko aveva raccontato di suo nonno e di quanto credesse alle maledizioni e ai demoni. “Accidenti a Toya.”. Shinbe alzò lo sguardo e vide che si era girata di spalle, la coperta era scivolata via di nuovo e la minigonna era salita su, scoprendole il sedere. Un brivido gli percorse tutto il corpo... era così invitante. Allungò una mano per sfiorare la coperta che gli aveva nascosto quella vista, poi strinse i denti e si ritrasse prima che le dita potessero effettivamente toccarla. “È così vicina. Ma anche la morte è vicina, e io vorrei vivere ancora un po’.” sogghignò e s’infilò le mani in tasca. D’ora in poi avrebbe dovuto prestare attenzione a quello che faceva, altrimenti la sua vita sarebbe finita prima del previsto. Se Kyoko non fosse stata innamorata di suo fratello, le avrebbe detto la verità senza esitare. Sapeva di non essere l’unico a provare quei sentimenti per lei. Era la sacerdotessa e loro la proteggevano con la propria vita. La amavano tutti, ognuno a modo suo. Ma Toya era diverso, non gli era mai piaciuta nessun’altra. Shinbe l’aveva capito, suo fratello era profondamente innamorato di Kyoko, anche se non lo avrebbe mai ammesso. Shinbe chiuse gli occhi, sentendo che iniziavano a bruciare. Non aveva il diritto di amare Kyoko né nessun’altra, in realtà. Lui aveva il potere di salvare tutti in battaglia, gli bastava lanciare l’incantesimo del tempo e creare un vuoto che risucchiava ogni cosa sul proprio cammino. Quello era il suo potere più grande e anche il suo peggior nemico. Ogni volta che lo usava, quel pericoloso incantesimo diventava sempre più forte. Tutti gli dicevano di non usarlo a meno che non fosse l’unica scelta perché, un giorno, sarebbe diventato troppo forte da gestire e lo avrebbe sopraffatto. L’incantesimo era stato un “regalo” di suo zio... il loro nemico. All’inizio pensava che fosse un grande dono, ma adesso capiva che non era affatto così. Era una maledizione. E lui l’avrebbe usata per distruggere proprio colui che gliel’aveva lanciata... anche a costo di perdere la vita. Shinbe sbadigliò, la notte scorsa non aveva dormito quasi per niente, né prima né dopo l’arrivo di Kyoko. Aveva trascorso buona parte della serata ad ascoltare Toya che si lamentava perché lei non era tornata prima di sera come aveva promesso. All’inizio, Shinbe aveva pensato che fosse ancora troppo arrabbiata con suo fratello per tornare... prima di andarsene avevano litigato perché lui aveva cercato di impedirle di tornare nel suo mondo. Toya le si era addirittura parato davanti per non farle raggiungere il portale. Alla fine Kyoko gli aveva lanciato il suo solito incantesimo, ormai Shinbe aveva perso il conto di quante volte era successo. Poi aveva promesso di tornare il giorno dopo, prima di sera. Shinbe sogghignò compiaciuto ricordando Toya che lottava contro l’incantesimo, imprecando e gridando tutto quello che avrebbe fatto a Kyoko quando sarebbe riuscito a muoversi di nuovo. Shinbe la guardò di nuovo... ecco perché la trovava così irresistibile, era capace di litigare con Toya e amarlo un istante dopo. Non serbava rancore, a prescindere da quanto lui la facesse soffrire. Quando Toya l’aveva incontrata per la prima volta, aveva tentato di ucciderla... ma adesso le cose erano cambiate, tutti sapevano che la amava da impazzire, e che sarebbe morto per lei. Tuttavia, fingeva ancora di non sopportarla e spesso feriva i suoi sentimenti. Era così che le nascondeva il suo cuore. Shinbe si strinse il setto nasale, cercando di placare i propri pensieri. Onestamente, si sentiva male per Toya e non voleva pensare cose brutte, però suo fratello aveva una possibilità con Kyoko e sembrava che non gli importasse. Lui, invece, avrebbe dato la propria vita per avere un’occasione del genere. L’avrebbe trattata come una regina, se solo lei glielo avesse permesso. Ecco perché la scorsa notte aveva perso il controllo, si sentiva esausto. E adesso... Shinbe strizzò gli occhi, forse Kyoko stava meglio con Toya, visto il modo in cui lui si era approfittato della sua innocenza. Poi sobbalzò quando Kyoko si mosse di nuovo nel sonno, scoprendosi ancora di più. Osservò il candore della sua pelle e strinse i pugni nelle tasche. Perché aveva una pelle così bella? Iniziava a sentire sonno e strisciò lentamente verso di lei, senza distogliere mai lo sguardo. Sapeva che, se si fosse avvicinato troppo, si sarebbe svegliata, si sarebbe girata e gli avrebbe dato un ceffone. Finora, tutto bene. Si sporse per scrutare il suo viso e sorrise, odorava ancora di alcol. “Non è un problema.” pensò. La lunga treccia di capelli ramati le circondava una spalla, lui la scostò di lato con delicatezza e si stese accanto a lei, strofinando il viso sui suoi capelli. Non osava avvicinarsi, ma poteva comunque offrirle un senso di sicurezza mentre dormiva. Se si fosse svegliata e lo avesse trovato lì, si sarebbe giustificato dicendo che era stanco e che quello era l’unico modo per riposare e tenerla d’occhio allo stesso tempo. Sarebbe stato felice dello schiaffo che avrebbe ricevuto per questo, ne sarebbe valsa la pena solo per starle accanto un paio d’ore. Era troppo stanco per preoccuparsi delle conseguenze mentre i suoi occhi si chiudevano. Si trovava proprio dove voleva, al diavolo le conseguenze. Kyoko piagnucolò con aria assonnata e si girò, sentendosi circondata dal calore. Si strofinò il mento e il viso, poi girò la testa e, sentendo qualcosa di solido, sospirò... probabilmente stava sognando di nuovo. Per provare la sua teoria, allungò una mano. Era qualcosa di molto solido. Si rannicchiò e quello strano calore sembrò avvolgerla ancora di più. Sentiva odore di tè al gelsomino e legno. “Perché non riesco a togliermelo dalla testa? Aveva un così buon odore.”. Ricordò la prima volta che lui l’aveva tenuta tra le braccia, era convinto di doverla salvare. Sorrise nel sonno, Shinbe era così forte ed era così dolce a preoccuparsi per lei, anche se le sue ragioni non erano del tutto legittime. Quella era stata la prima volta che aveva notato il suo buon odore. Kyoko rabbrividì al ricordo e l’oggetto misterioso sembrò avvolgerle il polso. Lei allungò il braccio e si bloccò quando sentì un distinto fruscio di stoffa. “Eh? Stoffa? Da quando i sogni fanno il rumore della stoffa?”. Si svegliò di soprassalto, aprì gli occhi e vide il trench grigio che la avvolgeva. Scattò come una molla e scostò il braccio che la circondava. Shinbe gemette e rotolò sulla schiena. Kyoko andò nel panico, guardandosi intorno nella stanza. Gli altri non c’erano e quello non era affatto un sogno... Shinbe stava dormendo accanto a lei. Doveva concentrarsi... che cosa stava succedendo? Lo guardò immobile... “Quello di ieri era solo un sogno, no? Datti una calmata.” pensò nervosamente. “Dov’è Toya? Suki... Kamui... Kaen... dove sono finiti tutti?”. Si spaventò quando Shinbe gemette nel sonno e infilò le mani nelle tasche. Alzandosi, lo aveva scoperto e adesso si sentiva in colpa. “Ha freddo.” si disse, e anche lei aveva freddo. Ricordò di essersi sentita congelare mentre cercava di addormentarsi. Era per questo che si era sdraiato accanto a lei? Per tenerla al caldo? Kyoko arrossì, “Oh, che dolce.”, poi scosse la testa “No, no, no! A cosa sto pensando? Niente dolce.” sospirò sorridendo. “Mi arrendo.” pensò, e s’inginocchiò lentamente per tirargli su la coperta, ma si bloccò quando lui si mosse all’improvviso. Kyoko indietreggiò per vedere se si sarebbe svegliato, ma ciò non accadde, quindi lo coprì, prese il suo zaino e corse fuori dalla capanna. Shinbe aprì un occhio mentre lei si allontanava. Quando se ne fu andata, rise tra sé: “Di nuovo salvo per un pelo.”, poi si chiese come mai non avesse un’impronta di mano stampata su una guancia o il cranio fracassato... Si alzò lentamente e contò fino a dieci, poi la seguì per vedere dove stesse andando. Una volta fuori, Kyoko si appoggiò a un albero, rendendosi conto che, probabilmente, sarebbe dovuta rimanere a letto. Il cuore le batteva forte e sentiva dolore dappertutto, si chinò per massaggiarsi le ginocchia. Ricordava di aver ballato con Tasuki alla festa, ma si sentiva come se fosse stata investita da un camion. Un bel bagno nella sorgente calda sarebbe stato un sollievo per i muscoli. Non avrebbe più mangiato neanche la frutta, alle feste. All’improvviso le venne in mente una cosa... Toya avrebbe sentito l’odore di Shinbe sui suoi vestiti, e l’ultima cosa che voleva era metterlo nei guai per qualcosa che non aveva fatto. Si allontanò dalla capanna barcollando e gemendo per i postumi della sbornia, decisa a lavare via non solo il dolore ma anche i vestiti. ***** Toya ringhiò mentre ispezionava il villaggio in cui erano arrivati. Strinse i denti, era troppo tardi. Era tutto distrutto. Ultimamente sembrava che, qualunque cosa facessero, fossero sempre un passo indietro rispetto a Hyakuhei e i suoi demoni. Si accigliò e si mise alla ricerca di sopravvissuti. «Se si è disturbato a distruggere questo villaggio, vuol dire che qui è nascosto un frammento del cristallo.» disse preoccupato. «Dobbiamo aiutarli.» disse Suki mentre camminava accanto a Kamui, poi si chinò per controllare un bambino che piangeva e sembrava tutto solo. Toya chiuse gli occhi per quella scena familiare mentre il suo sangue ribolliva. Hyakuhei era in possesso di quasi tutti i pezzi del talismano e non gli importava delle vittime lasciate lungo il cammino... dopotutto, aveva ucciso il suo stesso fratello. E ora i guardiani stavano cercando di proteggere Kyoko da quell’assassino. Se Hyakuhei avesse trovato tutti i pezzi del cristallo, sarebbe stato in grado di entrare nel mondo di Kyoko, portando con sé molti demoni. Non potevano permettere che ciò accadesse. Toya sentì un brivido freddo lungo la spina dorsale e capì che qualcosa non andava. “Kyoko”, la parola riecheggiò nella sua mente come un avvertimento. «Voi due, rimanete qui a dare una mano. Io vado a controllare Kyoko.» disse, correndo nella direzione da cui erano venuti. Sapeva che qualcosa non andava... lo sentiva dentro di sé. Non avrebbe mai dovuto lasciarla senza protezione, non con i demoni di Hyakuhei così vicini. Non riusciva a scrollarsi di dosso la paura di perdere l’altra metà del proprio cuore. «Non gli permetterò di toccarti!» gridò mentre correva per raggiungere Kyoko e salvarla dal pericolo.
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