Sage I guerrieri mi tennero tra di loro, offrendomi pezzi di carne essiccata da mangiare. Io buttai giù tutto quello che riuscii a mangiare, ma la mia gola sembrava fatta di cartapesta, intenta com’era a reprimere altri attacchi di tosse. Avevano detto che si sarebbero presi cura di me, ma la verità è che non volevo che pensassero ne valessi la pena. E se non fossi riuscita a permettergli di usare il mio corpo presto, cosa avrebbero fatto, allora? Mi avrebbero ucciso? «Sage» mi richiamò il guerriero barbuto, poggiando due dita sul mio mento per farmi alzare lo sguardo, una delicatezza in quel tocco che non poté fare a meno di lasciarmi ancora una volta sorpresa. «A cosa stai pensando?» Io scossi la testa. «Perdonatemi. Sono debole.» Lui mi strinse tra le sue braccia. Io aspettai, ma no

