Novella Sesta-1

2069 Words
Novella Sesta Madonna Beritola, con due cavriuoli sopra una isola trovata, avendo due figliuoli perduti, ne va in Lunigiana; quivi l'un de' figliuoli col signor di lei si pone e colla figliuola di lui giace ed è messo in prigione. Cicilia ribellata al re Carlo, e il figliuolo riconosciuto dalla madre, sposa la figliuola del suo signore e il suo fratello ritrova e in grande stato ritornano. Avevan le donne parimente e i giovani riso molto de' casi d'Andreuccio dalla Fiammetta narrati, quando Emilia, sentendo la ovella finita, per comandamento della reina, così cominciò. Gravi cose e noiose sono i movimenti vari della Fortuna, de' quali perché quante volte alcuna cosa si parla, tante è un destare delle nostre menti, le quali leggiermente s'addormentano nelle sue lusinghe, giudico mai rincrescer non dover l'ascoltare e a' felici e agli sventurati, in quanto li primi rende avvisati e i secondi consola. E per ciò, quantunque gran cose dette ne sieno avanti, io intendo di raccontarvene una novella non meno vera che pietosa; la quale, ancora che lieto fine avesse, fu tanta e sì lunga l'amaritudine, che appena che io possa credere che mai da letizia seguita si raddolcisse. Carissime donne, voi dovete sapere che appresso la morte di Federigo secondo imperadore fu re di Cicilia coronato Manfredi, appo il quale in grandissimo stato fu un gentile uomo di Napoli chiamato Arrighetto Capece, il quale per moglie avea una bella e gentil donna similmente napoletana, chiamata madonna Beritola Caracciola. Il quale Arrighetto, avendo il governo dell'isola nelle mani, sentendo che il re Carlo primo avea a Benevento vinto e ucciso Manfredi, e tutto il regno a lui si rivolgea, avendo poca sicurtà della corta fede de' ciciliani e non volendo suddito divenire del nimico del suo signore, di fuggire s'apparecchiava. Ma questo da' ciciliani conosciuto, subitamente egli e molti altri amici e servitori del re Manfredi furono per prigioni dati al re Carlo, e la possessione dell'isola appresso. Madonna Beritola in tanto mutamento di cose, non sappiendo che d'Arrighetto si fosse e sempre di quello che era avvenuto temendo, per tema di vergogna, ogni sua cosa lasciata, con un suo figliuolo d'età forse d'otto anni, chiamato Giusfredi, e gravida e povera, montata sopra una barchetta, se ne fuggì a Lipari, e quivi partorì un altro figliuol maschio, il quale nominò lo Scacciato; e presa una balia, con tutti sopra un legnetto montò per tornarsene a Napoli a' suoi parenti. Ma altramenti avvenne che il suo avviso; perciò che per forza di vento il legno, che a Napoli andar dovea, fu trasportato all'isola di Ponzo, dove, entrati in un picciol seno di mare, cominciarono ad attender tempo al loro viaggio. Madama Beritola, come gli altri, smontata in su l'isola e sopra quella un luogo solitario e rimoto trovato, quivi a dolersi del suo Arrighetto si mise tutta sola. E questa maniera ciascun giorno tenendo, avvenne che, essendo ella al suo dolersi occupata, senza che alcuno o marinaro o altri se n'accorgesse, una galea di corsari sopravvenne, la quale tutti a man salva gli prese, e andò via. Madama Beritola, finito il suo diurno lamento, tornata al lito per rivedere i figliuoli, come usata era di fare, niuna persona vi trovò; di che prima si maravigliò, e poi, subitamente di quello che avvenuto era sospettando, gli occhi infra 'l mare sospinse, e vide la galea, non molto ancora allungata, dietro tirarsi il legnetto; per la qual cosa ottimamente conobbe, sì come il marito, aver perduti i figliuoli; e povera e sola e abbandonata, senza saper dove mai alcuno doversene ritrovare, quivi vedendosi, tramortita, il marito è figliuoli chiamando, cadde in su 'l lito. Quivi non era chi con acqua fredda o con altro argomento le smarrite forze rivocasse; per che a bello agio poterono gli spiriti andar vagando dove lor piacque; ma, poi che nel misero corpo le partite forze insieme colle lagrime e col pianto tornate furono, lungamente chiamò i figliuoli, e molto per ogni caverna gli andò cercando. Ma poi che la sua fatica conobbe vana e vide la notte sopravvenire, sperando e non sappiendo che, di sé medesima alquanto divenne sollicita, e dal lito partitasi, in quella caverna, dove di piagnere e di dolersi era usa, si ritornò. E poi che la notte con molta paura e con dolore inestimabile fu passata, e il dì nuovo venuto, e già l'ora della terza valicata, essa, che la sera avanti cenato non avea, da fame costretta, a pascere l'erbe si diede; e, pasciuta come potè, piagnendo, a vari pensieri della sua futura vita si diede. Ne' quali mentre ella dimorava, vide venire una cavriuola ed entrare ivi vicino in una caverna, e dopo alquanto uscirne e per lo bosco andarsene; per che ella, levatasi, là entrò donde uscita era la cavriuola, e videvi due cavriuoli forse il dì medesimo nati, li quali le parevano la più dolce cosa del mondo e la più vezzosa; e, non essendolesi ancora del nuovo parto rasciutto il latte del petto, quegli teneramente prese e al petto gli si pose. Li quali, non rifiutando il servigio, così lei poppavano come la madre avrebber fatto; e d'allora innanzi dalla madre a lei niuna distinzion fecero. Per che, parendo alla gentil donna avere nel diserto luogo alcuna compagnia trovata, l'erbe pascendo e bevendo l'acqua, e tante volte piagnendo quante del marito e de' figliuoli e della sua preterita vita si ricordava, quivi e a vivere e a morire s'era disposta, non meno dimestica della cavriuola divenuta che de' figliuoli. E così dimorando la gentil donna divenuta fiera, avvenne dopo più mesi che per fortuna similmente quivi arrivò un legnetto di pisani, dove ella prima era arrivata, e più giorni vi dimorò. Era sopra quel legno un gentile uomo chiamato Currado de' marchesi Malespini con una sua donna valorosa e santa; e venivano di pellegrinaggio da tutti i santi luoghi li quali nel regno di Puglia sono, e a casa loro se ne tornavano. Il quale, per passare malinconia, insieme colla sua donna e con alcuni suoi famigliari e con suoi cani, un dì ad andare fra l'isola si mise, e non guari lontano al luogo, dove era madama Beritola, cominciarono i cani di Currado a seguire i due cavriuoli, li quali già grandicelli pascendo andavano; li quali cavriuoli da' cani cacciati, in nulla altra parte fuggirono che alla caverna dove era madama Beritola. La quale, questo vedendo, levata in piè e preso un bastone, li cani mandò indietro; e quivi Currado e la sua donna, che i lor cani seguitavano, sopravvenuti, vedendo costei, che bruna e magra e pilosa divenuta era, si maravigliarono, ed ella molto più di loro. Ma poi che a' prieghi di lei ebbe Currado i suoi cani tirati indietro, dopo molti prieghi la piegarono a dire chi ella fosse e che quivi facesse; la quale pienamente ogni sua condizione e ogni suo accidente e il suo fiero proponimento loro aperse. Il che udendo Currado, che molto bene Arrighetto Capece conosciuto avea, di compassion pianse, e con parole assai s'ingegnò di rimuoverla da proponimento sì fiero, offerendole di rimenarla a casa sua o di seco tenerla in quello onore che sua sorella, e stesse tanto che Iddio più lieta fortuna le mandasse innanzi. Alle quali proferte non piegandosi la donna, Currado con lei lasciò la moglie e le disse che da mangiare quivi facesse venire, e lei, che tutta era stracciata, d'alcuna delle sue robe rivestisse e del tutto facesse che seco la ne menasse. La gentil donna con lei rimasa, avendo prima molto con madama Beritola pianto de' suoi infortuni, fatti venire vestimenti e vivande, colla maggior fatica del mondo a prendergli e a mangiar la condusse; e ultimamente, dopo molti prieghi, affermando ella di mai non volere andare ove conosciuta fosse, la 'ndusse a doversene seco andare in Lunigiana insieme co' due cavriuoli e colla cavriuola, la quale in quel mezzo era tornata e, non senza gran maraviglia della gentil donna, l'avea fatta grandissima festa. E così venuto il buon tempo, madama Beritola con Currado e colla sua donna sopra il lor legno montò, e con loro insieme la cavriuola e i due cavriuoli (da' quali, non sappiendosi per tutti il suo nome, ella fu Cavriuola dinominata), e con buon vento tosto infino nella foce della Magra n'andarono, dove smontati, alle lor castella ne salirono. Quivi appresso la donna di Currado madama Beritola, in abito vedovile, come una sua damigella, onesta e umile e obediente stette, sempre a' suoi cavriuoli avendo amore e faccendogli nutricare. I corsari, li quali avevano a Ponzo preso il legno sopra il quale madama Beritola venuta era, lei lasciata sì come da lor non veduta, con tutta l'altra gente a Genova n'andarono; e quivi tra' padroni della galea divisa la preda, toccò per avventura, tra l'altre cose, in sorte ad un messer Guasparrin d'Oria la balia di madama Beritola e i due fanciulli con lei; il quale lei co' fanciulli insieme a casa sua ne mandò, per tenergli a guisa di servi né servigi della casa. La balia, dolente oltre modo della perdita della sua donna e della misera fortuna nella quale sé e i due fanciulli caduti vedea, lungamente pianse. Ma, poi che vide le lacrime niente giovare e sé esser serva con loro insieme, ancora che povera femina fosse, pure era savia e avveduta; per che, prima come potè il meglio riconfortatasi, e appresso riguardando dove erano pervenuti, s'avvisò che, se i due fanciulli conosciuti fossono, per avventura potrebbono di leggiere impedimento ricevere; e oltre a questo sperando che, quando che sia, si potrebbe mutar la fortuna ed essi potrebbero, se vivi fossero, nel perduto stato tornare, pensò di non palesare ad alcuna persona chi fossero, se tempo di ciò non vedesse; e a tutti diceva, che di ciò domandata l'avessero, che suoi figliuoli erano. E il maggiore non Giusfredi, ma Giannotto di Procida nominava; al minore non curò di mutar nome; e con somma diligenzia mostrò a Giusfredi perché il nome cambiato gli avea e a qual pericolo egli potesse essere se conosciuto fosse; e questo non una volta ma molte e molto spesso, gli ricordava; la qual cosa il fanciullo, che intendente era, secondo l'ammaestramento della savia balia ottimamente faceva. Stettero adunque, e mal vestiti e peggio calzati, ad ogni vil servigio adoperati, colla balia insieme pazientemente più anni i due garzoni in casa messer Guasparrino. Ma Giannotto, già d'età di sedici anni, avendo più animo che a servo non s'apparteneva, sdegnando la viltà della servil condizione, salito sopra galee che in Alessandria andavano, dal servigio di messer Guasparrino si partì, e in più parti andò in niente potendosi avanzare. Alla fine, forse dopo tre o quattro anni appresso la partita fatta da messer Guasparrino, essendo bel giovane e grande della persona divenuto, e avendo sentito il padre di lui, il quale morto credeva che fosse, essere ancor vivo, ma in prigione e in cattività per lo re Carlo guardato, quasi della fortuna disperato, vagabundo andando, pervenne in Lunigiana, e quivi per ventura con Currado Malespina si mise per famigliare, lui assai acconciamente e a grado servendo. E come che (non) rade volte la sua madre, la quale colla donna di Currado era, vedesse, niuna volta la conobbe, né ella lui; tanto la età l'uno e l'altro, da quello che esser soleano quando ultimamente si videro, gli avea trasformati. Essendo adunque Giannotto al servigio di Currado, avvenne che una figliuola di Currado, il cui nome era Spina, rimasa vedova d'uno Niccolò da Grignano, alla casa del padre tornò; la quale, essendo assai bella e piacevole e giovane di poco più di sedici anni, per ventura pose gli occhi addosso a Giannotto, ed egli a lei, e ferventissimamente l'uno dell'altro s'innamorò. Il quale amore non fu lungamente senza effetto; e più mesi durò avanti che di ciò niuna persona s'accorgesse. Per la qual cosa essi, troppo assicurati, cominciarono a tener maniera men discreta che a così fatte cose non si richiedea. E andando un giorno per un bosco bello e folto d'alberi la giovane insieme con Giannotto, lasciata tutta l'altra compagnia, entrarono innanzi; e parendo loro molto di via aver gli altri avanzati, in un luogo dilettevole e pien d'erba e di fiori, e d'alberi chiuso, ripostisi, a prendere amoroso piacere l'un dell'altro incominciarono. E, come che lungo spazio stati già fossero insieme, avendo il gran diletto fattolo loro parere molto brieve, in ciò dalla madre della giovane prima, e appresso da Currado, soprappresi furono. Il quale, doloroso oltre modo questo vedendo, senza alcuna cosa dire del perché, amenduni gli fece pigliare a tre suoi servidori e ad uno suo castello legati menargliene; e d'ira e di cruccio fremendo andava, disposto di fargli vituperosamente morire.
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