La zuppa del diavolo Per quanto Ilie Monescu alle delusioni ci avesse ormai fatto il callo, quella gelida sera di febbraio la misura gli parve colma. Per l’ennesima volta, a una sua trasposizione cinematografica era stata preferita quella del collega e rivale, Vlad Ducadam, e così gli era toccato inghiottire un nuovo boccone amaro. In preda a un rabbioso sconforto, Ilie vagò per ore sulle strade innevate, scervellandosi sui motivi del nuovo fallimento. Errò per quartieri sconosciuti o quanto meno resi irriconoscibili dal sudario bianco e soffice che li ricopriva (o forse dallo stordimento etilico che lo aveva colto dopo aver affogato la delusione nell’alcol) camminando a passo strascicato, come un automa, e biascicando il proprio rancore: «Sono l’indiscusso numero due della letteratura f

