«Secondo me» ipotizzò Don Jinete «se lei è stato convocato, era senz’altro per vedere Inarte. Solo che, da ieri, quel valente giovanotto è alla 901. Esca e salga due piani, non può sbagliarsi. Dio la illumini e le mostri la via.» E porse l’anello che lo stranito Pedro, in virtù di un condizionamento mai del tutto estirpato, baciò con rispetto. Giunto davanti alla stanza 901, Pedro la trovò sorprendentemente aperta. Dall’interno filtrava una voce giovanile, dal timbro quasi dolce, che apparteneva a un trentenne di bell’aspetto, sdraiato su un divano, il quale stava parlando nel microfono di un registratore: «Un affascinante pulviscolo materico, più che sonoro, creato dai legni, dagli archi e dalla… ehilà, cerca qualcuno, lei?» Pedro, che si era timidamente affacciato sulla soglia, rispose

