Capitolo 6 2008 Jordan Wind non era certamente un uomo a cui il destino avesse fatto grandi concessioni (promesse parecchie, ma concessioni davvero un numero esiguo), eppure nessuno avrebbe potuto affermarlo senza tema di smentita se lo avesse visto allenarsi quella mattina di maggio intorno al campus della facoltà di fisica dove insegnava ormai da tre anni. Il cielo era da cartolina, l’aria fresca, accarezzata solo da un filo di vento, irrorava ovunque il profumo della primavera esplosa come per incanto in tutta la campagna inglese; e Jordan, perso tra Beethoven e i dieci km che s’era prefissato di correre, sembrava decisamente in pace col mondo. E forse in un certo senso lo era, per la prima volta dopo tanti anni le cose cominciavano ad andargli benino, all’università si erano finalm

