"Comprendo il tuo punto di vista. Ma guardati...." Mi disse Louise fissandomi con gli occhi verdi chiari, gli stessi della zia Mette e di mio padre. "Sei giovane e bellissima. Una ballerina promettente. Non puoi volere veramente una vita senza amore."
"Non mi serve l'amore di un uomo. Ho quello di Heinrich, senza limiti e incondizionato. Ho quello di tutti voi, che non mi lasciate mai sola. Avrò quello di un figlio! L'amore di un uomo è ciò che non cerco." Affermai decisa.
"Theodora." Sospirò Emanuel. "Ti rendi conto che Stephan non avrebbe voluto questo? Ciò che ci chiedi implicherebbe sicuramente un unione con un uomo più vecchio di te. Nessun giovane ai giorni nostri accetterebbe un matrimonio combinato."
"Però all'ingresso in società e ai compleanni dei principi ci sono uomini influenti. Ci sono casate che vengono da ogni parte dell'Europa." Affermai. "Siete sicuri che come vi chiedono la mano di una principessa, non ci sia anche chi cerca una moglie? Sbaglio o Josephine si è fidanzata con il ragazzo conosciuto al suo diciottesimo compleanno." Ricordai.
"Si amano!" Intervenne lo zio Jean Marie. "Inoltre non c'è stato nulla di ufficiale fino a quando lui non ha deciso di fare il master ad Harvard."
"Non voglio l'amore." Dissi ancora più decisa affrontando lo zio Jean. "Se lo avessi voluto lo avrei trovato. Se sono arrivata a ventisette anni da sola, è perché non mi interessa l'amore."
"Tuo padre non avrebbe voluto!" Rispose lo zio nello stesso tono. "Lui..."
"Io non voglio morire per amore." Lo fermai. "Se amarsi implica struggersi, io non voglio amare nessuno fino ad arrivare a lasciare soli i miei figli." Conclusi con la voce incrinata dall'emozione.
Abbassai il viso. Perché? Perché insistevano senza tenere conto delle mie richieste.
"Thea..." la voce della zia Mirelle mi arrivò ovattata. Non mi disse nulla, però avvertii il suo abbraccio carico di calore.
"Se ci avessi detto prima delle tue intenzioni."
Disse Emanuel. "Noi avremo potuto farti festeggiare l'ingresso in società, farti conoscere lì qualcuno..."
"Era troppo presto." Intervenni. "Vi ricordo che ho posto delle condizioni."
"Non ti prometto nulla." Concluse il nonno. "I tempi sono cambiati e le dinastie non sono pure come una volta, voi ne siete un esempio."
Alzai il viso per affrontarlo. Nel farlo notai che si era messo in piedi e un passo alla volta, sul suo bastone, mi stava raggiungendo.
"Quanto ancora vorrai punirmi per aver allontanato tua madre? Pensaci, l'uomo che sposerai ti sarà a fianco tutta la vita. Veramente vuoi affondare i nostri vecchi cuori?" Mi chiese. "Non parlo per me, hai ragione, non mi merito la redenzione. Ma tua nonna Mette non reggerà..."
"Se nessuno glielo dirà, lei non lo saprà." Dissi. "Vivo a Londra, potrei anticiparle a telefono che ho conosciuto qualcuno. Mantenendo riserbo e anonimato." Dissi.
La zia al mio fianco non disse nulla. Perché insistevano?
Affrontai con lo sguardo Emanuel, non avrei ceduto. Infatti vinsi. Lo sentii sospirare.
"Sei identica a tua madre." Disse voltandosi verso Rich. "Dille qualcosa..."
"Non posso. Sono arrivato qui impreparato quanto voi, a differenza sua." Disse ammonendomi.
Gli presi il viso tra le mani. "Se mi sposo, promettimi che ti dichiari con lei." Chiesi.
"Non c'è nessuna lei." Disse storcendo la bocca.
"Ti osservo sin da quando siamo nati. Lo so che c'è una lei, basta nascondersi." Lo affrontai.
Poi con un sorriso sereno mi rivolsi ai monarchi del gran ducato. “Confido in voi. Sarebbe bello se anche noi iniziassimo ad avere figli, no? Mi piacerebbe dare questa gioia a nonna Mette prima che ci lasci.” La nonna stava relativamente bene se si pensava che il suo Parkinson peggiorava. Era però coriacea e fortunatamente non demordeva dal tenersi agganciata alla vita. Sicuramente le sarebbe stato difficile tenere in braccio un pronipote, però con le dovute accortezze e la nostra vigilanza avrebbe potuto farlo.
“Va bene Theodora. Se è questo che vuoi, ci penserò io a trovarti un marito.” Intervenne Louise chiudendo l’argomento. “Ma tu dovrai metterti a mia disposizione, tutte le volte che chiederò la tua presenza dovrai obbedire e venire con me.”
“Sarò diligente.” Promisi.
Non mi aspettavo che Heinrich mi assecondasse. Infatti dopo aver lasciato il Granducato, per un po’ di tempo aveva provato a farmi tornare sui miei passi.
Poi stranamente, le sue reticenze si erano dissipate. Addirittura sembrò lui stesso più propenso ad avvicinarsi alla monarchia europea, tanto che a Natale mi invitò a trascorrere il compleanno di Eleonora nel principato del Kleinsten con lui.
“Thomas mi dice che con sua moglie Eleonora festeggiano lì il compleanno” Mi disse. “Ti va di accompagnarmi?”
“Dovresti chiederlo a Pamela.” Sbottai.
“Ci sarà anche Nora Müller a palazzo in quel periodo..” Mi informò
Ovviamente mio fratello conosceva i miei pochi punti deboli. Quando ero stata al Santa Maria avevo frequentato Nora ed Eleonora, la seconda era la pianista che suonava durante le mie prove di danza. Si era instaurato un buon rapporto e nonostante io fossi più grande di loro le frequentavo con piacere. Erano infatti entrambe molto discrete, ed era ciò che cercavo spesso nelle persone che mi circondavano.
Accettai così di accompagnare mio fratello, così avrei avuto modo anche di conoscere l’uomo di cui la mia amica Nora si era innamorata.
Il Kleinsten era un principato, c’ero stata spesso a capodanno, per il Natale era un paese ancora più bello, le decorazioni partivano dal palazzo di Stern trascinandosi lungo la strada che portava nel paese. Nastri e luci riempivano le strade, il profumo di cannella e anice stellato si alzava nell’aria con i canti natalizi e il vociare dei bambini. Ma anche a febbraio ancora con la neve era un gran bel paese.
Incontrai Nora alla pista di pattinaggio, proprio il giorno che arrivai nel principato. Era molto bella, capelli biondi castani, occhi grigi, viso quadrato un naso piccolo a patata, aveva la carnagione color ambra spruzzato da qualche lentiggini sbarazzina. Eravamo alte uguali ma di ossature diversa. Tanto avevo un fisico esile io, tanto lei aveva una ossatura robusta, nascosta e portata con grazia naturale grazie alla sua magrezza. Al contrario della sua gemella, l’esuberante Zora.
Nora ci teneva ad avere un certo comportamento, un abbigliamento sempre curato, il trucco impeccabile.
Non potevo darne il merito alla presenza di Leonard del Kleinsten nella sua vita.
Nora lo aveva conosciuto pochi anni prima quando il marito di Eleonora le aveva assegnato la gestione della loro agenzia. E si era innamorata, senza prevederlo e rimanendo folgorata da quella nuova emozione.