“Vi auguriamo il meglio Steven. Anche io e mia moglie Louise confidiamo in te.” Mi disse il granduca con sguardo allusivo.
Compresi che lui a differenza di Mette, era a conoscenza del matrimonio combinato. In fondo, Theodora era figlia di suo figlio, il defunto Stephan Luc Keller Shuber.
Almeno così mi era stato detto da Lorenzo, non capivo perché Theodora me li avesse presentati come zii. Sicuramente il titolo con il quale si era sposata era quello di baronessa e non di gran duchessa del Kelderdorp.
“Voglio farti conoscere mia zia Helena.” Mi disse Theodora.
Assentii. Ecco, avrei preferito uscire in breve da quella situazione imbarazzante , per cui salutai gli anziani nobili e la seguì.
Conobbi tutti i suoi zii, dal granduca Pierre, a Jean Marie il gemello di Stephan, ed Helena.
Finimmo i convenevoli con l’inizio delle danze.
E meno male! Era un modo per rilassarmi e smetterla di nascondermi dietro una maschera.
Aprii le danze con mia moglie sulle note del Danubio blu, dopodiché ci scambiammo. Lei ballò con suo fratello e io con mia madre. Fu un susseguirsi di compagni di ballo, dopo mia madre fu la volta della nonna e poi di mia sorella Letizia. Infine mi trovai di fronte la principessa Imali. La fissai gelido facendo un lieve inchino e riprendendo le danze.
“Avreste dovuto ballare con mio fratello principessa.” Le dissi.
“Mio padre mi ha concesso a voi principe.” Mi rispose lei remissiva.
Sospirai. “Come ho detto a vostro padre e come avete potuto vedere, sono promesso a un’altra donna. Ritenetevi libera principessa Imali.”
“Ma… potrei essere la vostra seconda moglie.” Mi rispose.
Scossi la testa cercando mio fratello minore con lo sguardo. “Non approvo la bigamia. La mia religione, io e mia moglie siamo cristiani.” Le ricordai.
“Potrei parlare con vostra moglie.” Mi disse caparbia.
Sorrisi. “Non vi piace proprio l’idea di essere una donna libera Imali?” Le chiesi incrociando lo sguardo di mio cugino Leonard, lui avrebbe potuto salvarmi. Pensai facendogli un segnale con lo sguardo.
“Mio padre mi ha concesso a voi come ringraziamento….” Mi ricordò lei.
“Mi sentirei grato se non mi mettete in imbarazzo Imali. Siete libera da qualsiasi impegno nei miei confronti, se insistete dovrò prendere dei provvedimenti che non penso vi faranno piacere.” Conclusi intanto che mio cugino ci raggiungeva.
“Mi concedete questo ballo principessa?” Chiese Leonard ad Imali.
Al che subito mi svicolai lasciandola a lui. “Assicuratevi di tornare da mio fratello principessa.” Dissi allontanandomi.
Cercai con lo sguardo mia moglie. Era sempre a centro pista e stava ballando con il marito di Eleonora.
Al che decisi di raggiungere mia cugina. “Balliamo, così dopo ti restituisco tuo marito riprendendo mia moglie.” Le dissi.
Lei mi sorrise raggiante facendosi trascinare in pista. “Sono felice di avere aiutato entrambi Steve.” Mi disse poggiando le sue esili mani sulle mie braccia. I suoi occhi ambrati erano raggianti.
“Sicura che questa tua felicità dipenda dal mio matrimonio?” Le chiesi.
Lei rise. “Penso dipenda tutto dalla mia prima gravidanza.” Ammise sussurrando un cenno di silenzio. “Non dirlo a nessuno, lo sanno solo Thomas e la sua famiglia per ora.”
“Avrete un bambino? Ma sono contento per te cugina mia, ti meriti tutto dal tuo matrimonio con Thomas.” Le dissi.
Lei annuì. “Pensa… mio figlio sarà coetaneo al figlio di Gabriel e anche a quello di Thea se quest’anno andrà come da lei previsto.”
Lanciai uno sguardo a mia moglie. Giustamente in quel contratto era previsto anche un figlio. “Tranquilla, appena ci chiuderemo nelle nostre stanze, inizio a mettermi al lavoro.” Affermai facendola ridere.
Ci avvicinammo alla coppia e intercettai lo sguardo di Thomas.
“Mi piacerebbe riprendermi mia moglie.” Gli dissi.
“Con molto piacere.” Disse lui sorridendo a Thea. “Grazie per il ballo che mi hai concesso.”
Così dicendo le fece fare una giravolta, presi la mano di mia moglie e lasciai andare mia cugina.
Incrociai di nuovo i suoi occhi verde nocciola. La sentii rigida tra le mie braccia. “Tutto bene?” Le chiesi.
“È la ragazza che ha ballato con te?” Mi chiese.
Sospirai. “Ho intercesso per la libertà della sua tribù dalla dittatura dello Stato. Il padre ha insistito a ‘darmela’ in dono come ringraziamento.” Le spiegai secco.
“Ti ha dato sua figlia?” Mi chiese sconvolta.
“Già. Le ho detto di godersi la propria libertà, ma non vuole sentir ragione.” Le raccontai.
“Per l’amore del cielo! Ti pregherei di non ballare più con lei e spero she non sia vicino al nostro tavolo.” Mi disse.
“Sarà al tavolo con Lorenzo. Spero che riesca a gestirla. Domani partiremo per Nairobi e riporteremo Imali nel suo paese.” Le spiegai.
“Potevi non portartela dietro.” Mi rispose cinica.
“Non mi avrebbero fatto lasciare il Kenya.” Le risposi nello stesso tono. “Credi che mi faccia piacere essere arrivato poche ore prima del nostro matrimonio?” Le chiesi.
Lei mi guardò fiera. “Non posso saperlo, ma dovrai farti perdonare per le tue azioni.” Mi disse
La fissai! Non avevo nulla da farmi perdonare, ero lì e ci eravamo sposati. La attirai ancora di più verso di me chinando il viso sul suo. “Non preoccuparti.” Le dissi con voce bassa. “Mi farò perdonare appena saremo io e te da soli nelle nostre stanze.
Dopo il rinfresco, durante il quale più volte avevo visto mio fratello trattenere la principessa Imali, io e Theodora ci ritirammo nelle nostre stanze.
Sospirai sollevato, finalmente potevo togliere l’alta divisa che indossavo e liberarmi dalla rigida maschera imposta dal mio ruolo.
Seguii con lo sguardo Theodora. Mia moglie. Non era sola, una donna la stava aiutando a sbrogliare l’acconciatura che ella aveva avuto. Ancora non ero completamente libero. Lei seduta sul divanetto delle sua toeletta era inclinata verso il basso, una mano sul collo del piede slacciava il sandalo bianco ricoperto di strass.
“Ti ringrazio…. Ma puoi andare.” Disse alla dama che le era stata assegnata.
“Ho quasi finito principessa.” Rispose questa. “Puoi andare.” Le disse ancora Theodora disperdendo i ricci con le mani.
Al che obbediente la dama fece come richiesto. Quando le porte furono chiuse notai che mia moglie come prima cosa si liberò dei sandali dal tacco abbastanza alto.