La notte era calata lentamente sul Cimitero di Nebbia, avvolgendo ogni cosa in un silenzio denso e ovattato, interrotto solo dal respiro regolare di Alberto che dormiva su una panchina sotto un cipresso antico. Il freddo penetrava nell’aria, ma dentro di lui ardeva un fuoco che nessun gelo poteva spegnere.
Nel sonno, la nebbia iniziò a sollevarsi attorno a lui, assumendo forme vaghe, familiari. Il profumo di terra bagnata e fiori notturni lo circondava, mentre la figura di Filippo appariva come un’ombra luminosa, avvolta in un alone di luce argentata e mistero.
Filippo si avvicinò con passi silenziosi, il volto a metà tra la dolcezza del ricordo e l’intensità del desiderio inesaurito. I suoi occhi azzurri scintillavano, profondi come il mare prima della tempesta, e la barba sfiorava le guance di Alberto con una carezza lieve, ma carica di promessa.
— Sei qui, — mormorò Filippo, la voce un sussurro caldo che si infilava tra le pieghe dell’anima. — Sempre con me, anche se non puoi vedermi.
Alberto aprì gli occhi nel sogno, e le labbra si schiusero in un respiro trattenuto, un invito a non lasciare andare quella presenza che sembrava più reale di ogni realtà. Le mani si cercarono, sovrapponendosi con un bisogno antico.
Le dita di Filippo sfiorarono il collo di Alberto, scendendo lungo la spalla con una delicatezza che dava la sensazione di bruciare tutta la pelle. Il calore saliva, le distanze svanivano, e i due si trovarono stretti in un abbraccio che mescolava passione e conforto, terrore e speranza.
Filippo posò un bacio lento sulla bocca di Alberto, un bacio profondo e disperato, come se volesse imprimere il ricordo della loro unione dentro ogni fibra del suo essere. Alberto rispose con un sospiro invocante, le mani che si aggrappavano ai capelli scuri del custode, trascinandolo più vicino, più dentro.
Il sogno si dilatava in sensazioni: il tocco di pelle contro pelle, il calore che sfidava il gelo della notte, l’odore familiare di terra e nebbia che diventava un’eco di vita condivisa. Le labbra si perdevano e si ritrovavano, le spine della solitudine venivano finalmente abbandonate in un immergersi totale nell’altro.
Filippo sussurrò parole antiche, promesse immortali:
— Non importa quanto lontano fisicamente, il legame che abbiamo è eterno... Noi siamo la nebbia e la pietra, il respiro tra i mondi, uniti oltre il tempo.
Alberto, con voce rotta, lo implorò:
— Non lasciarmi mai. Non lasciarmi solo.
Come in risposta, Filippo gli sfiorò il cuore con la punta delle dita, e una corrente sottile li attraversò, sigillando un patto invisibile ma indissolubile. Prima che la nebbia si ritirasse, restituendolo al mondo dei vivi, un ultimo bacio, più dolce e feroce di tutti, sigillò quel sogno.
Al risveglio, Alberto rimase con le labbra ancora vibrare di quel ricordo, il cuore palpitante di desiderio e di quell’amore che nessuna nebbia avrebbe potuto mai nascondere.
Fine