CAPITOLO QUINDICI Quando rientro, alla scrivania, sulla mia sedia, c’è il capo. In mano sta tenendo i miei occhiali, li gira e li rigira tra le mani lasciando le lenti piene di impronte unte. Credo sia ingrassato dall’ultima volta che l’ho visto: la camicia di seta bianca sta per esplodere e la giacca blu del completo firmato che indossa gli è rimasta tanto stretta da farla sembrare quasi a maniche corte. Mi avvicino lentamente come se stessi camminando in un campo minato. Ho corso come una pazza per tornare a lavoro nel minor tempo possibile, per evitare che qualcun altro a parte Darla se ne accorgesse. A quanto pare è stata fatica sprecata. «Siediti, Gertrude.» Nessuno mi chiama così. Lo so, è il mio vero nome, ma mi dà fastidio. «Forse ti stai chiedendo cosa ci faccio qui. Non vengo

