episodio tre

876 Words
E' venerdì sera. Sono seduta sui gradini del mio portico e aspetto silenziosamente l'arrivo di Leigh, che passa a prendermi con la macchina dei suoi genitori. Come di consuetudine i miei sono usciti alle otto in punto per andare al circolo vicino alla chiesa di Riverstone, un ritrovo per genitori religiosi con crisi di mezz'età. Anche se Leigh mi ha severamente vietato di dire la verità, ho detto ai miei che andavo a dormire da lei, il che non è del tutto errato; ho solamente "dimenticato" di aggiungere un piccolo dettaglio, ovvero una festa sulla spiaggia organizzata da Minnie, la cugina ubriacona di Leigh, che i miei detestano profondamente, sia per il suo senso di irresponsabilità - una volta siamo finite in questura a causa sua, sia per la scoperta dell'ateismo dei suoi genitori. Non sono per niente capace di mentire, né di sgattaiolare fuori dalla finestra di camera mia la sera tardi senza che i miei lo sappiano, ma ho dovuto per forza tralasciare la storia della festa, perché mamma e papà sono in un certo senso contro tutto ciò che non ha morali. Ecco perché i miei fratelli hanno adottato la tecnica del doppio-cassetto: sul fondo dei cassetti dei loro comodini hanno costruito un altro strato, irriconoscibile e ben nascosto, dove tengono colliri e sacchetti di erba da fumare. Se i miei venissero a saperlo probabilmente li sacrificherebbero come Isacco. Intendiamoci, non amo particolarmente le feste, ma Leigh mi ha costretta a venire. E' passata una settimana dal mio incontro ravvicinato con il ragazzo con gli occhi azzurri e i capelli biondi, eppure non sono ancora riuscita a togliermelo dalla testa. Per il resto della settimana ho continuato a pensare a lui, ad evitare ancora di più lo sguardo della Taylor e ad andare a letto presto per cercare di sognarlo. Leigh sostiene che questa sia una delle situazioni più sfigate che abbia mai sentito, senza contare che non so nemmeno come si chiami. Per questo mi vuole trascinare alla festa di Minnie, così che io possa incontrare qualcun altro, anche se sappiamo entrambe che non succederà. Alzo lo sguardo e noto i fanali abbaglianti della Station Wagon di Leigh che arriva sparata giù per la strada. "Wow" urla, accostando di fronte al vialetto dei vicini. Abbassa il finestrino e si sporge. "Da quando sei così figa?" "Suppongo sia quel rossetto della MAC che mi hai prestato l'altro giorni" le rispondo salendo in macchina. "Ma non è solo quello" persiste. "E' il complesso. Mi piacciono quegli shorts." "Sono tuoi." Mi zittisce con un gesto, poi accende la radio e la alza di parecchio mentre i vicini si affacciano alla finestra. "Sai la strada?" le chiedo conoscendo già la risposta. "No, ma tanto Sydney rimane nel New South Wales. Prima o poi la troviamo." Il prima o poi di Leigh si è stranamente rivelato più prima che poi. Un'ora più tardi siamo nel parcheggio, e sapevamo di essere arrivate quando abbiamo sentito la musica a circa un miglio di distanza guidando sulla costa. Sulla piattaforma affacciata alla spiaggia un'enorme - letteralmente enorme - folla di gente balla tutta ammassata. Fissandoli anche per poco riesco a vedere le goccioline di sudore colare dalle loro fronti, il che mi fa domandare come mai io lo abbia notato in primo luogo. Continuo a seguire Leigh farsi spazio tra la gente, come se sapesse già dove deve andare. In effetti mi basta alzare lo sguardo per riuscire a vedere Minnie ballare sul lunghissimo bancone del bar. Regge in mano una bottiglia di Vodka semi vuota e si muove lentamente con due ragazzi muscolosi ai fianchi. Non è cambiata per niente dall'ultima volta che l'ho vista: un ammasso di dreads rossi lunghi fino al sedere le incorniciano il viso fine, delicato, appesantito dalla bottiglia che si porta alla bocca. Per il resto c'è sempre quel tocco assolutamente bohemian che la contraddistingue. Appena ci intravede scende dal tavolo urlando come una pazza e ci corre incontro, abbracciando prima Leigh e poi fiondandosi su di me. "C'è tantissima gente qui" dice Leigh studiando la scena intorno a sé. "E ne deve arrivare ancora moltissima, pensate!" La sua voce è così potente che sovrasta la musica altissima, ma non è ubriaca. D'altronde sono solo le undici. Entro domani mattina sarà comunque un disastro umano. "Wow, sei proprio una figa stasera, Babe!" urla. "Grazie" le sorrido senza alzare minimamente la voce. "Mi piacciono i tuoi, emh, capelli." Ma questo è solo l'inizio. Appena volto lo sguardo sento il cuore cadermi a terra. All'improvviso tutto quello che cercano di dire Leigh e Minnie non ha più alcun senso logico e la musica sembra essere scomparsa. Perché a una distanza di circa dieci passi, in un angolo un po' più tranquillo del locale che apre sulla spiaggia, il ragazzo con gli pcchi azzurri e i capelli biondi è appoggiato al muro con la spalla sinistra e regge in mano una bottiglia di birra mentre parla con un altro ragazzo. Indossa una bellissima canottiera nera e dei bellissimi skinny jeans neri e un bellissimo paio di Vans nere e un bellissimo snapback. E io, io sono ferma qui in mezzo a questo ammasso di gente che balla, incredula che lui sia proprio qui, qui dove sono io.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD