CAPITOLO SEDICI Kate doveva ammetterlo… era bello tornare nel mite caos di Washington D.C. Nell’istante in cui gli occhi le caddero sul J. Edgar Hoover Building provò una sensazione di benessere che dalla pensione, a casa, aveva provato raramente. Aveva trascorso così tanto tempo lì, si era scolpita un nome e un retaggio in quell’edificio. Le restituiva più che ricordi; le restituiva un senso di scopo e successo che a casa a Richmond si era sforzata di ritrovare. Rimase imbottigliata nel traffico e così non riuscì ad arrivare prima come aveva sperato. Quindi parcheggiò nello stesso garage in cui aveva parcheggiato per quasi trent’anni della sua vita (ovviamente era stato aggiornato – modificato e molto ampliato in quei tre decenni) ed entrò dritta nell’edificio. Non era mai veramente vuo

