RingraziamentiIl mondo è stato molto buono con questo libro.
Le edizioni inglesi, nelle varie forme, hanno superato complessivamente il milione e mezzo di copie vendute. Molti anni fa, a Chicago, un intraprendente stampatore pirata, ormai a riposo, mi garantì che negli Stati Uniti le vendite avevano superato il milione. Anche se, per esser stato pubblicato prima della Convenzione sui Diritti di Autore, tale divulgazione negli Stati Uniti non mi fruttò nessun beneficio materiale, la popolarità e la fama che essa mi ha fatto acquistare presso il pubblico americano rappresentano una ricompensa da non essere disprezzata. Il libro è stato tradotto credo, in tutte le lingue europee e anche in alcune asiatiche. Mi ha procurato molte migliaia di lettere, da giovani e da vecchi, da gente sana e da ammalati, da persone allegre e da persone tristi. Mi sono giunte da ogni parte del mondo, da uomini e da donne di tutti i paesi.
Anche se il libro avesse avuto per unico risultato l'arrivo di queste lettere, sarei lieto di averlo scritto. Posseggo ancora poche pagine annerite di un esemplare inviatomi da un giovane ufficiale coloniale. Venivano dallo zaino, trovato a Spion Kop, d'un suo compagno caduto. E basta con le testimonianze.
Rimarrebbero solo da spiegare i motivi che giustificano un successo così straordinario. Ma io non ne sono assolutamente capace. Ho scritto libri che mi sembravano più ingegnosi, libri che mi sembravano più ricchi di umorismo. E invece il pubblico persiste nel volermi ricordare come l'autore di "Tre uomini in barca (per tacere del cane)". Molti critici hanno opinato che la fortuna del libro presso il pubblico fosse dovuta alla sua pedestre semplicità, alla sua totale mancanza di umorismo; ma a questo punto si ha l'impressione che non sia questa la soluzione dell'indovinello. Un'opera priva di valore artistico può aver successo per un po' e presso un pubblico limitato; il successo non continua ad allargare il suo raggio per mezzo secolo. Io sono arrivato alla conclusione che, spiegatela come volete, posso vantarmi di aver scritto questo libro. Se l'ho veramente scritto.
Poiché, in verità, poco mi ricordo di averlo scritto. Ricordo solo che mi sentivo molto giovane e tremendamente contento di me stesso per ragioni che riguardano solo me. Si era d'estate, e Londra d'estate è tanto bella. Sotto la mia finestra si stendeva la città luminosa, velata di una nebbia dorata perché scrivevo in una stanza al di sopra dei comignoli; e di notte le luci splendevano sotto di me in modo che io calavo lo sguardo come in una caverna di gioielli di Aladino. Fu durante quei mesi estivi che scrissi questo libro; pareva l'unica cosa da fare.
PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE
La bellezza principale di questo libro non consiste tanto nel suo stile letterario e nella quantità e utilità delle notizie in esso contenute quanto nella sua semplice e sincera aderenza al vero. Le sue pagine sono il resoconto di fatti realmente accaduti. Vi è aggiunto solo un po' di colore; ed anche a tal riguardo non si è calcata la mano. George, Harris e Montmorency non sono astrazioni poetiche, ma esseri di carne e d'ossa specialmente George che pesava quasi ottanta chili. Altre opere potranno rivaleggiare con questa per profondità di pensiero e per la conoscenza dell'umana natura, altre ancora per originalità e per mole; ma, in quanto a veridicità disarmata e incurabile, nulla si è scoperto che la vinca. Questo, più di tutti gli altri suoi pregi, si ritiene renderà prezioso il volume agli occhi del lettore avveduto e aumenterà il valore della morale che il racconto impartisce.
Londra, agosto 1889