CAPITOLO 2

2182 Words
CAPITOLO 2 Discussione dei piani - I piaceri del campeggio nelle notti serene - Idem, nelle notti di pioggia - Si arriva al compromesso - Montmorency, sue prime impressioni - Timori che non fosse fatto per questo mondo, poi scartati in quanto infondati - Rinvio della seduta. Carte geografiche alla mano ci mettemmo a discutere i nostri piani. Fissammo la partenza per il sabato prossimo da Kingston. Io e Harris dovevamo andarci la mattina e risalire in barca fino a Chertsey, e George, che non poteva lasciare la città prima del pomeriggio (George va a dormire in una banca tutti i giorni dalle dieci alle quattro; al sabato, invece, lo svegliano alle due e lo sbattono fuori), ci avrebbe raggiunto lì. Dovevamo campeggiare o dormire in locande? Io e George eravamo per il campeggio. Dicemmo che sarebbe stato un vivere libero e primitivo che fa tanto patriarcale. Lentamente, il ricordo dorato del sole tramontato svanisce dal cuore delle nuvole fredde e tristi. Gli uccelli, silenti come bimbi imbronciati, hanno cessato il loro canto e solo il grido lamentoso della pavoncella, e il gracchiare roco dell'edrone rompono la quiete reverente intorno allo specchio di acqua, su cui esala l'ultimo respiro il giorno morente. Dalle boscaglie nebbiose, indistinte, sulle due rive, le ombre grigie, gli eserciti spettrali della notte, escono strisciando con silenzioso moto, con piedi invisibili, e passano sopra l'ondeggiante erba lacustre, attraversano i sospiranti giunchi; e la Notte, assisa sul suo tetro soglio, spiega le ali funeree sull'oscurato mondo e, dal suo palazzo fantastico illuminato dalle pallide stelle, regna in silenzio. Allora noi guidiamo la barca in un posticino tranquillo, piantiamo la tenda, ci cuciniamo la cena frugale e ce la mangiamo. Poi si caricano e si accendono le grosse pipe, si scambiano chiacchiere a bassa voce; intanto, nelle pause dei nostri conversari, il fiume, giocando intorno alla barca, cicaleccia di antiche favole arcane, canta sottovoce l'antica nenia che ha cantato per tante migliaia di anni e che per tante migliaia di anni ancora canterà fino a che la sua voce non diverrà aspra e stanca - quel vecchio canto che noi, avendo imparato ad amarne il volto mutevole, essendoci così spesso annidati sul suo petto accogliente, crediamo di intendere, in qualche modo, anche se non saremmo capaci di ridire con le semplici parole la storia che ascoltiamo. La luna ama anch'essa il fiume ai cui margini noi ci troviamo; e si china allora per baciarlo di un bacio fraterno e gli getta attorno le sue braccia d'argento in un tenero abbraccio; e noi vediamo scorrer l'acqua, cantando sempre, sussurrando sempre, verso l'incontro col suo re, il mare, e rimaniamo lì fino a che le nostre voci non si spengono nel silenzio, fino a che le pipe non sono consumate, fino a che noi, che pur sempre rimaniamo giovani comuni mortali perfettamente uguali ad ogni altro, non ci sentiamo stranamente saturi di pensiero, quasi tristi, quasi inteneriti e non abbiamo più voglia né interesse di parlare fino a che, con una risata, ci alziamo, battiamo la cenere dai bocciuoli delle pipe consumate, diciamo "buonanotte" e, cullati dal rumore dell'acqua che sciaborda e degli alberi che frusciano, ci addormentiamo sotto le stelle grandi ed immote e sogniamo che la terra è giovane ancora - giovane e tenera così come era prima che secoli e secoli di travagli e di tribolazioni incavassero il suo bel volto, prima che i peccati dei suoi figli e le loro follie le indurissero il cuore amoroso - tenera come era in quei giorni passati quando, mamma novella, essa nutriva noi, i suoi figli, stringendoci al suo seno florido - come era prima che la falsità di una civilizzazione imbellettata ci adescasse per strapparci dalle sue tenere braccia e la serpe velenosa dell'artificiosità ci avesse fatto vergognare dell'esistenza primitiva che vivevamo con lei nella semplice, maestosa dimora in cui l'umanità vide la luce tante migliaia di anni fa. Harris disse: - E se piove? Impossibile suscitare commozione in Harris. Manca completamente di poesia, di folle anelito verso l'irraggiungibile. Mai gli accade di "piangere senza saper perché". Se gli occhi di Harris si riempiono di lagrime, state pur certi che è perché Harris sta mangiando le cipolle crude o ha messo troppa salsa inglese sulla cotoletta. Se per caso, trovandovi di notte con Harris sulla spiaggia, gli diceste: - Odi! non senti? Non senti il canto delle sirene che vien dal profondo delle acque ondeggianti? o forse sono gli spiriti dolenti che cantano trenodie ai cadaveri pallidi trattenuti dalle erbe marine? Harris ti afferrerebbe per il braccio e direbbe: - Va' la... lo so io cosa è; è che ti sei buscato un raffreddore. Andiamo, vieni con me; conosco un posticino lì all'angolo dove potrai bere un goccio del migliore whisky che tu abbia mai assaggiato: vedrai che ti rimette in sesto in un attimo. Harris conosce sempre un posticino lì all'angolo della strada dove puoi trovare qualcosa di extra in fatto di bere. Credo che se dovessi incontrarlo all'altro mondo (se ciò fosse possibile) egli mi verrebbe incontro per salutarmi dicendo: - Che piacere che tu sia venuto, vecchio mio; ho scoperto uno splendido posticino lì all'angolo dove ti servono un nettare di prima classe. Nella presente contingenza, e cioè per quanto riguarda il campeggio, la praticità del suo punto di vista in materia fu stimata come un'osservazione molto ragionevole. Il campeggio sotto la pioggia non è cosa divertente. Viene la sera. Tu sei bagnato fino alle ossa, sul fondo della barca ci sono cinque centimetri d'acqua e ogni cosa è fradicia. Tu cerchi un posticino sulla riva che non sia una pozzanghera come gli altri posti che hai passato; sbarchi, trascini la tenda e, aiutato da un altro, ti metti a piantarla. Quella è grondante e pesante e comincia a cader di qua e di là, ti viene addosso, ti si avvolge intorno alla testa e ti fa diventar matto. Intanto l'acqua vien giù che Dio la manda. Già col bel tempo non è facile drizzare una tenda; sotto la pioggia poi, quel compito diventa una fatica di Ercole. Hai l'impressione che il tuo compagno invece di aiutarti si stia divertendo a far lo sciocco, perché non appena sei riuscito a sistemare per bene il tuo lato ecco che lui dà un gran colpo dal suo e rovina tutto. - Ehi! Ma che stai facendo? - gli gridi tu. - Ma che stai facendo tu? - ribatte lui. - E molla una buona volta! - Non tirare; non vedi che hai messo tutto al rovescio; pezzo di somaro! - urli tu. - Nossignore, non è vero - urla lui di ritorno; - molla il tuo lato! - Ma ti ho detto che hai sbagliato tutto! - muggisci tu con una gran voglia di saltargli addosso. Ed intanto lui dà uno strattone che svelle i paletti. - Pezzo d'idiota! - lo senti brontolare, ed ecco che arriva una strappata selvaggia e tutto il tuo lato svolazza. Tu posi a terra il mazzuolo, giri e vai dal tuo amico per dirgli tutto quello che pensi sulla faccenda; allo stesso tempo ha girato anche lui nella stessa direzione per venire da te e spiegarti il suo punto di vista. Così vi rincorrete torno torno alla tenda mandandovi reciproci accidenti fino a che la tenda non diventa un mucchio di stracci per terra e voi rimanete a guardarvi l'un l'altro al di sopra delle sue rovine, poi entrambi, indignati, esclamate insieme: - Ecco fatto! Te l'avevo detto! Il terzo amico, che nel frattempo ha cercato di svuotare la barca facendosi correr l'acqua giù per le maniche e che perciò durante gli ultimi dieci minuti non ha fatto che imprecare fra sé, vuol sapere ora che significa tutta quella indiavolata gazzarra che state facendo e perché mai quella tenda della malora non è ancora su. Finalmente, tira di qua, tira di là, la tenda è in piedi e si sbarca l'equipaggiamento. Sarebbe vano tentare di fare un fuoco di legna, perciò accendete il fornello a spirito e vi accucciate intorno ad esso. A cena l'acqua piovana è l'ingrediente alimentare principale. E' per tre quarti acqua piovana il pane, ne sovrabbonda il polpettone, e in quanto alla marmellata, al burro, al sale e al caffè, si sono uniti ad essa in un'unica zuppa. Dopo cena ti accorgi che il tabacco è umido e che non puoi fumare. Fortunatamente ti sei portato una bottiglia di quella roba che, presa nella debita quantità, dà euforia e inebria; questo ti ridona abbastanza fiducia nella vita da indurti ad andartene a letto. Ti addormenti, e sogni che un elefante, improvvisamente, si è seduto sul tuo petto, e che un vulcano ha eruttato e ti ha sprofondato nel fondo del mare con l'elefante che ti dorme sempre placidamente sul seno. Ti svegli e afferri l'idea che qualcosa di tremendo debba essere realmente accaduto. La prima impressione è che sia arrivata la fine del mondo; poi pensi che non può essere e che si deve trattare di ladri o di assassini o forse anche di un incendio. Tu esprimi quest'opinione nel modo che ti è familiare, ma soccorsi non ne arrivano e non hai altra sensazione se non quella che migliaia di persone ti prendano a calci e che stai asfissiando. Ti sembra che vi sia qualche altro in pena. Senti il suo fioco lamento che viene da sotto il tuo letto. Deciso a vender cara la pelle, sia quello che sia, lotti freneticamente agitando braccia e gambe a destra e a sinistra, e urlando sempre a più non posso; finalmente qualcosa si apre e ti trovi con la testa all'aria fresca. A cinquanta centimetri da te vedi nell'ombra un furfante seminudo che sta certamente per ucciderti e già ti disponi a una lotta all'ultimo sangue contro di lui quando comincia a sembrarti che si tratti di Jim. - Oh! sei tu, sei? - dice lui riconoscendoti nello stesso momento. - Sì, - rispondi stropicciandoti gli occhi. - Che è successo? - Credo che questa maledetta tenda sia caduta, - dice lui. - Dov'è Bill? Allora tutti e due vi mettete a gridare "Bill!" e il terreno sotto di voi vibra ed ondeggia, e dalle rovine ritorna quella voce sorda che avete udito prima. - Toglietevi di sopra alla mia testa, una buona volta! E Bill con sforzi enormi riesce a venir fuori, infangato, pesto come un povero relitto e magari arrabbiatissimo perché crede che gli abbiate fatto un brutto scherzo. Al mattino seguente siete tutti e tre taciturni perché durante la notte vi siete presi un forte raffreddore; vi sentite anche molto litigiosi e durante tutta la colazione non fate che mandarvi rauchi e sussurrati accidenti a vicenda. Fatte perciò le debite considerazioni, decidemmo che avremmo dormito fuori nelle belle nottate, e quando fosse piovuto o quando avessimo voluto cambiare, ce ne saremmo andati all'albergo, o alla locanda o all'osteria, come fanno tutte le persone rispettabili. Montmorency salutò con molta soddisfazione questo compromesso. La solitudine romantica non lo entusiasma. Gli ci vuole il trambusto, ancor meglio se è un po' volgare. Montmorency, a guardarlo, sembra un angelo spedito sulla terra sotto le forme di un fox-terrier per qualche ragione insondabile alla conoscenza umana. C'è, in Montmorency, qualche cosa, un'espressione che, a quanto dicono, ha strappato le lagrime a vecchie e pie signore e a vecchi gentiluomini; qualche cosa che par che dica: Oh-che-razza-di-un-mondaccio-cane-è-questo-e-come-vorrei-far-qual cosa-per- migliorarlo-e-renderlo-più-nobile. Quando venne per la prima volta a vivere a spese mie, ebbi subito la certezza che non avrei potuto tenermelo per molto tempo. Sedevo e lo guardavo, lui sedeva sul tappeto e guardava me. Ed io pensavo: "Oh! questo cane non vivrà. L'eleveranno ai cieli in un cocchio; ecco quello che succederà". Però, dopo che ebbi risarcito i danni per circa una dozzina di galline che aveva sgozzato; dopo averlo trascinato via per la collottola, ringhiante e scalciante, da circa cento e quaranta zuffe per strada; dopo che una donna mi portò, da vedere, un gatto morto, dandomi dell'assassino; dopo di esser stato citato dall'uomo che abitava a due porte dalla mia perché lasciavo in libertà un cane feroce che lo aveva assediato nel suo sgabuzzino degli arnesi dal quale non aveva osato metter fuori il naso per due ore e più in una fredda notte; e dopo aver appreso che il giardiniere a mia insaputa si era guadagnato trenta scellini scommettendo su quanti topi lui avrebbe ucciso in un determinato tempo, cominciai a credere che forse, in fin dei conti, sarebbe rimasto sulla terra un poco più a lungo. Per Montmorency la "gran vita" consiste nel ciondolare nei paraggi d'uno stallatico, radunare una banda di cani tra i più ribaldi della città e capeggiarli in giro per i peggiori quartieri a dar battaglia ad altri cani ribaldi; perciò, come ho già segnalato, egli diede la sua approvazione entusiastica all'idea degli alberghi, delle locande e delle osterie. Così, sistemata con soddisfazione di tutti e quattro la questione del dormire e non essendoci altro su cui accordarci se non quello che dovevamo portarci appresso, cominciammo questa discussione; ma Harris disse che per una serata avevamo dissertato abbastanza e propose che uscissimo per distrarci un pochino: disse che aveva scoperto un posticino lì all'angolo della strada dove si poteva ottenere un goccio di irlandese degno di esser bevuto. George disse che aveva sete (non ho mai notato che George non avesse sete) e siccome anche io avevo un certo presentimento che un po' di whisky, caldo, con una scorzetta di limone avrebbe fatto bene ai miei acciacchi, il dibattito venne aggiornato all'unanimità per la sera dopo; e i presenti si misero il cappello in testa e uscirono.
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