Chapter 6

679 Words
Continente Atlantideo, Regno di Avalon - Città di Atalon – Giorno di Nergal, 20 Addaru 8498 a.C. - “L’arresto di Ziusudra e dei suoi” Alcuni nervosi colpi, dati col pugno chiuso, risuonarono alla porta della casa di Elyarko. L’uomo s’alzò dal proprio giaciglio ed, avviatosi alla porta, verificò chi fosse. «Chi sta bussando alla mia porta?» chiese Elyarko, con la voce ancora impastata dal sonno. «Son io: Melisenda, la moglie di Ziusudra! Aprimi... ti prego» rispose una voce lamentosa. «Che c’è Melisenda... è forse, accaduto qualcosa?» chiese, allarmato, l’uomo dopo aver tolto il paletto ed aperto l’uscio borchiato. «Una disgrazia... una tremenda disgrazia!» rispose la donna singhiozzando tra le lacrime e poi aggiunse: «... me l’hanno preso! I soldati hanno legato il mio Ziusudra portandolo via, e con lui, anche i ragazzi» disse la donna che, poi, raccontò come nel cuor della notte gli armati fossero piombati in casa catturando l’uomo, i figli ed anche i mariti delle figlie. Libere erano restate le donne soltanto ed i bimbi piccoli. «Perché tutto questo... per qual motivo?» chiese Elyarko, temendo d’udire la risposta che paventava. «L’Arca! È per via dell’Arca che stavano costruendo. I soldati hanno tentato di darla alle fiamme, ma pioveva a dirotto. Per vendetta hanno portando via tutti i nostri uomini.» Elyarko fu preso dal rimorso. La colpa era stata la sua a causa della propria lingua lunga. Aveva riferito, il giorno prima, i tre sogni di Ziù al Gran Maestro. Quest’ultimo non aveva perduto tempo ed ora l’Arca era stata danneggiata, forse irreparabilmente, ed il suo amico languiva nelle segrete della Fortezza, con figli e generi. Elyarko sentiva di dover fare qualcosa per loro, ma non sapeva, ancora, come aiutali «Per prima cosa, andrò a verificare i danni del tentato incendio. Come seconda cosa, farò montare un capannone sopra l’Arca, fatto con teli cuciti. In ultimo, assolderò un manipolo di arditi in grado di difendere i miei parenti, gli amici, me e ciò che resta dell’Arca stessa... ma anche di seguirmi, fedelmente, ovunque» si disse, mentre stava pianificando le cose. Elyarko aveva preso a cuore le sorti dell’amico Ziù, sia perché si sentiva responsabile di quel che era accaduto, sia perché non riteneva giusto che, nel Regno di Avalon, venisse calpestata la libertà degli uomini. Il discorso del Gran Maestro del Consiglio dei Trentatré, non gli era piaciuto e non giustificava l’azione fatta, poi, ai danni di Ziusudra. Stava, inoltre, nutrendo una forte avversione contro i sistemi repressivi usati dal governo che Ekenato rappresentava. Aveva deciso, quindi, di fare giustizia a modo suo, con una sortita nelle segrete della fortezza. Lo avrebbe fatto prima di lasciare, per sempre, il continente condannato. «Se l’interesse di Trentatré persone fa nascere l’oppressione ai danni del proprio popolo, vuol dire che il Regno di Avalon è marcio fino al midollo... è bene che sparisca con la fine del Continente Atlantideo!» Con queste parole dette tra i denti, Elyarko si stava avviando al mercato della città. Il mercato si teneva tutti giorni, era il centro degli affari della capitale. Restava aperto anche durante la festività del giorno di Shamash e vi si comprava e vendeva di tutto: anche la vita umana, se ben pagata. Comprò teli sufficienti per confezionare il capannone, perché non voleva che occhi indiscreti potessero vedere quel che sarebbe accaduto all’interno. Incaricò un sensale perché gli trovasse sei mastri d’ascia che fossero esperti ma che venissero dalla costa opposta a quella nella quale si trovava la capitale ma, soprattutto, che fossero muti perché privi di lingua. «Sarà difficile trovarli con tale requisito, ma... tenterò!» gli aveva detto il sensale, al quale aveva versato trenta piastre d’argento. Avvicinandosi la sera, si diresse, infine, a fare il giro delle bettole dell’angiporto, non tanto perché avesse sete di birra ma perché, essendo iniziato l’orario delle bevute, là avrebbe trovato chi assoldare per l’altro tipo di lavoro. Assumere i mastri d’ascia ed i marinai, disposti a tutto, gli sarebbe costato molto, ma Elyarko considerò che le piccole piastre d’oro e d’argento non sarebbero servite a nulla nel luogo dove intendeva trasferirsi.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD