Capitolo TreSono una vera idiota.
Cat cercò di apparire sicura di sé, anche se si sentiva davvero a disagio. Quell’uomo stupendo – il padrone di casa che aveva organizzato la festa – si era avvicinato a lei per proporle un giro della villa… e lei che cosa aveva fatto? Aveva farfugliato una risposta come una completa idiota. La situazione poteva peggiorare?
«Mi piacerebbe molto fare un giro,» rispose quando trovò il coraggio di guardarlo di nuovo in faccia.
Anche se una maschera gli copriva gran parte del viso, era ovvio che fosse bellissimo. I suoi occhi penetranti e scuri nascondevano tanti misteri.
Inoltre, era anche muscoloso. Più alto di lei, con spalle ampie e un corpo atletico che quel completo elegante a tre pezzi non riusciva a nascondere.
La sua presenza la rendeva irrequieta, ed era insolito. Non era il tipo che si agitava in presenza di uomini. Non era sfacciata come Shelly, ma aveva sempre avuto un rapporto migliore con persone del sesso maschile piuttosto che con le donne, anche se sempre in maniera platonica. Forse perché era cresciuta con due fratelli più grandi…
Comunque, quell’uomo era diverso. La rendeva nervosa e la faceva sentire fuori dalla sua portata.
Forse perché era bellissimo? Ricco? Davvero triste.
No, non poteva accettarlo. Quell’uomo nascondeva qualcosa, anche se non era ancora sicura di che cosa si trattasse.
Le mostrò la sala ricevimenti, quella da pranzo e la cucina davvero spaziosa. Non aveva idea di quale fosse l’aspetto quotidiano di quell’abitazione perché era ovvio che l’avessero arredata per l’arrivo degli ospiti. Comunque, le sarebbe piaciuto vederla nella sua semplicità.
«Ti piacerebbe vedere il piano superiore?» le chiese con un luccichio negli occhi.
Cat distolse lo sguardo. Era quello ad averla spiazzata? Il modo in cui la guardava? Non lo aveva mai fatto nessuno prima di lui.
«Certo, ottima idea,» rispose.
Indicò le scale. «Dopo di te.»
Mentre percorreva le scale, non poté evitare di lanciare un altro sguardo al dipinto che aveva attirato la sua attenzione in precedenza. Era ancora più stupendo da vicino. Nonostante le pennellate sullo sfondo fossero visibili, la figura a cavallo sembrava vera. Come una fotografia e non un dipinto. Solamente le crepe sulla vernice facevano intuire quanto fosse antico.
«Un capolavoro,» sussurrò appena Cat.
«Oh. Sì, quel dipinto appartiene alla mia famiglia da molto tempo.» Le sorrise di nuovo. «Se ti interessa l’arte, credo di avere qualcosa che potrebbe piacerti.»
Anche se avrebbe preferito restare ad ammirare ancora quell’opera, i suoi piedi si mossero di volontà propria. Ebbe quasi la sensazione di fluttuare.
«Questa casa appartiene alla tua famiglia da un po’, allora?» gli chiese quando si fermò, appoggiandosi con entrambe le mani sulla ringhiera. La vista della festa sotto di loro, illuminata dal lampadario imponente, era davvero spettacolare. La fece sentire così potente ammirare quella scena dall’alto.
Fu in quel momento che notò degli occhi rossi fissarla con intensità ai piedi delle scale. Un uomo sulla trentina la fissava senza nemmeno battere ciglio, cosa insolita per chi indossava lenti a contatto. Una sensazione di disagio si fece strada nel suo petto, costringendola a distogliere lo sguardo per ricomporsi.
Soltanto in quel momento si rese conto che il padrone di casa non le avesse ancora risposto. In effetti, non conosceva nemmeno il suo nome.
«Non ti sei presentato,» gli fece notare.
Si avvicinò al suo fianco e fissò in bassò. Noterà il tipo strano al piano di sotto?
«Alexander Broderick Terzo,» rispose con voce roca, come se fosse preoccupato per un altro motivo. Lo aveva notato, allora.
Quel nome era imponente come l’abitazione e, se non lo avesse incontrato in quella situazione, l’avrebbe lasciata perplessa.
«Piacere di conoscerti,» disse, seguendo il suo sguardo.
L’uomo di prima era scomparso. Che sollievo.
Non appena si voltò di nuovo verso Alexander, vide che aveva ripreso a fissarla con un sorrisino compiaciuto, gesto che non poté evitare di ricambiare.
«Ti andrebbe di vedere la camera padronale?» le chiese.
Era una proposta piuttosto sfacciata.
Cat aggrottò la fronte. Forse la cosa più saggia sarebbe stata tornare al piano di sotto per godersi la festa, tuttavia, i suoi piedi si rifiutarono di muoversi.
«Ti prometto che non è come pensi,» aggiunse, sollevando le mani in segno di difesa. «Voglio solamente mostrarti un quadro bellissimo che sono certo che apprezzerai.»
Cat inclinò il capo e lo fissò negli occhi. Non sembrava avere cattive intenzioni. Inoltre, anche se quell’uomo stupendo desiderava sedurla, aveva davvero intenzione di rifiutarlo? Non era un’occasione imperdibile? Per una volta non poteva lasciarsi andare?
Prese un respiro profondo e provò a sorridere, nonostante il nervosismo. «Okay, perché no.»
Alexander le offrì di nuovo il braccio, che lei accettò quando la condusse in cima alle scale, verso un corridoio molto elegante. Sul soffitto si trovava un lampadario di cristallo più piccolo mentre sulle pareti erano allineati una serie di dipinti. Notò altre scene di caccia e ritratti, ma nessuno catturò il suo interesse come il primo che aveva notato.
Più avanzavano, più la musica diventava un’eco lontana. All’improvviso, una delle porte del corridoio si aprì, rivelando una stanza con mobili antichi e il dipinto di cui Alexander le aveva parlato.
Cat si allontanò da lui per raggiungere il quadro che raffigurava l’edificio in cui si trovavano, reso davvero realistico da pennellate esperte. Doveva essere stato dipinto in piena estate, perché il vialetto e il giardino erano pieni di fiori che Cat disconosceva. Sapeva soltanto che erano stupendi.
«Adoro la luce in questo dipinto,» sussurrò Alexander alle sue spalle con voce sognante. Era ovvio che si fosse perso nella bellezza di quell’opera, come lei. «Così realistica. Una stupenda giornata d’estate che non vedo da parecchio.»
«Hai ragione, negli ultimi anni il periodo estivo è stato atroce,» concordò con lui, senza mai staccare gli occhi dal dipinto.
Era perfetto. Il cielo blu si rifletteva sulle finestre dell’abitazione, come in una foto. Si piegò in avanti per ammirarlo più da vicino e notò la porta di ingresso socchiusa, mentre una figura attendeva all’interno, di schiena. Non aveva alcun senso ma, non appena la notò, desiderò ritrovarsi dentro il quadro.
Ridicolo. È soltanto un dipinto, dopotutto.
Cat si voltò e notò Alexander che la fissava mentre teneva in mano due calici.
«Champagne?»
Cat indietreggiò per ammirare la stanza. Come aveva fatto a prendere quei bicchieri così all’improvviso? Li aveva già fatti preparare in attesa di trovare la sua prossima conquista?
Stava per protestare quando sentì una musica in sottofondo. Era un pezzo classico, anche se non sapeva quale di preciso.
Da dove proveniva quella musica? Non aveva visto un impianto musicale o delle casse. Sarebbero stati così fuori luogo in quella stanza in stile regency.
Comunque, prima di rendersene conto, accettò il calice.
«All’arte e alla bellezza,» le disse, sollevando il calice per fare un brindisi.
Lei lo imitò, anche se il cuore cominciò a batterle così forte da sentirlo in gola.
«All’arte,» mormorò.
Che sta succedendo? Non ha alcun senso. E se avesse messo della droga nel bicchiere.
Contro ogni buon senso, sorseggiò lo champagne, lasciando da parte le preoccupazioni. Forse voleva farla ubriacare e sedurla. Forse trovarsi con uno sconosciuto era pericoloso. E allora?
Tornò a osservare il dipinto.
Ne valeva la pena, no?
Divenne sempre più sicura di sé grazie all’aiuto del coraggio liquido. A chi importa se mi ha portato qui per sedurmi? Questo genere di cose succede a Shelly, non a me. Se è questo che si prova a essere desiderate, non ho intenzione di tirarmi indietro.
Le prese il bicchiere e lo appoggiò sul mobile di legno laccato davanti al letto. Poi, le offrì una mano.
«Mi concederesti l’onore di questo ballo?» sussurrò.
Cat si morse il labbro. Quella situazione era assurda. Si trovava lì, con quell’uomo, in quella stanza… e voleva ballare con lei.
Tuttavia…
Fece come chiesto, e lui cominciò subito a muoversi.
Cat non amava ballare, e di sicuro non conosceva i passi dei balli lenti, ma si ritrovò a volteggiare con quell’uomo misterioso, così sicuro ed esperto.
Avvicinò un braccio attorno al suo collo proprio quando lui la attirò più vicino, stringendola dalla vita.
Non pensò più a quello che stava succedendo.
Fu così incredibile. Si sentì come Cenerentola nella sua favola personale. Significava che Alexander era il suo Principe Azzurro? No, sarebbe ridicolo. Era solamente un’avventura durante una festa di Halloween. Niente di più, niente di meno.
Fissò le sue pozze scure che trasmettevano più emozioni di quelle qualunque altro ragazzo avesse mai conosciuto. Avrebbe tanto voluto ammirare il resto del suo viso, così osservò la parte non nascosta dalla maschera.
Labbra carnose, leggermente dischiuse, e una dentatura bianca.
Carnagione pallida, pelle liscia e perfetta, senza nemmeno un accenno di barba o tagli lasciati dalla rasatura. Le persone ricche possedevano i mezzi per evitare anche gli inconvenienti più banali? Forse era truccato.
Le fece delle domande sulla sua famiglia, sulle sue origini. Provò a rispondere senza mai staccargli gli occhi di dosso.
Anche il suo profumo era unico: più dolce e fresco di quello degli altri uomini. Non che considerasse il sesso maschile sporco, ma Alexander era diverso.
Non sapeva per quanto avessero ballato dopo la fine della musica. Cat non riuscì a trovare la forza di allontanarsi da lui, così si aggrappò al suo collo e lo fissò negli occhi.
Era il momento della verità. Aveva intenzione di scoprire che cosa quella notte avesse in serbo per lei.