Capitolo decimo Il "bac" di "Fantasio" Si respirava un'aria di cantina. Non bastavano le stoffe di seta appese alle pareti, i tappeti soffici in terra, i divani e le poltrone della prima saletta, la luce dei lampadari di cristallo, a togliere quell'impressione, che subito si riceveva da quelle stanze quadrangolari, messe in fila, una dentro l'altra a scatola giapponese, ché la prima era la più grande e l'ultima quasi un gabinetto. I soffitti eran bassi, bianchi e granulosi di calce, sicché c'era un distacco netto tra la cornice dorata che reggeva le stoffe e quel biancore crudo, scabro, grigiastro. Una cantina truccata! Anche per l'atmosfera che vi regnava. Torbida, piena di fumo, di odori forti, di creme rancide. S'indovinava che alla mattina l'uomo che entrava per la pulizia doveva

