“Gina, fermati!” la implorò il medico, tirando al volo un lenzuolo e usandolo per aiutare la ragazza a ricomporsi.
Le sue parole non fecero breccia nella furia cieca di Gina ma servirono a fare capire a Gus chi fosse il suo assalitore. Cosa diavolo voleva da lui quella pazza lunatica?
Quando si ritrovò in posizione supina e la guardò in viso, lei colse l’occasione per accecarlo con entrambi i pollici, nel tentativo di cavargli gli occhi. E per poco non ci riuscì. Gus provò a respingerla senza ferirla ma le unghie di Gina si arpionarono alle sue guance, graffiandolo, cercando di imprimere maggiore pressione all’accecamento.
Lo sguardo furioso di lei, tuttavia, lo trapassava come se non lo vedesse realmente. Non pareva esserci consapevolezza nelle pupille dilatate. La rabbia doveva averla travolta e aver assunto il controllo della sua mente.
La cosa peggiore però era che, oltre a non manifestare alcun tipo di lucidità e a non riconoscerlo, Gina non parlasse: lo colpiva alla cieca senza nemmeno un gemito ed era altrettanto sorda ai richiami dell’uomo che amava, nonché alle richieste urgenti di Amulio, Tom, Alice e Luke, accorsi a causa del clamore.
Nel brevissimo tempo che ci volle loro per comprendere la situazione, Gus finì per avere qualche frattura ed essere pestato a sangue. Nonostante le botte da orbi, fece di tutto per non contraccambiare, limitandosi a difendersi e parare i pugni, assorbendoli con i palmi aperti.
Gina, però, aveva proprio perso la testa e, quando all’improvviso gli puntò una lama alla carotide, il vampiro si costrinse a rimanere immobile.
“Stupratore!” gli urlò, piena di disprezzo e, sotto gli sguardi increduli di tutti, il suo braccio si mosse per recidergli la gola. I presenti si lanciarono all’unisono sul letto per fermarla, ma solo uno di loro riuscì nell’intento.
“No!” gridò Brianna, la voce straziata, intrisa di orrore. Si scagliò su di lei ed entrambe rimbalzarono a terra, dove rotolarono, lottando ad una velocità sostenuta, quasi impercettibile per un occhio umano, fino a che di colpo fu tutto finito.
Ancora su di giri per via dell’adrenalina, Gina era seduta sulle sue anche, con un sorriso sbilenco sulle labbra e una voragine di odio e follia negli occhi. Brianna, agonizzante, era sdraiata sotto di lei, con la lama conficcata in verticale nella sua gola, mentre una pozza di sangue già si spandeva sotto la nuca e intorno alla sua testa.
Tiberius colse quell’attimo di tregua per intervenire: afferrò le braccia di Gina e, col dolore nel cuore, le inflisse un’ustione dagli omeri in giù. Non aveva altra scelta, se non tentare di aprire un varco nella sua coscienza per mettere un freno a quella tremenda pazzia.
In effetti, non appena la sofferenza riuscì a fare breccia tra le sensazioni della vampira, sul suo viso comparvero stupore e immenso raccapriccio.
“Cosa… Cosa ho fatto?” balbettò, mentre si accorgeva del sangue di Brianna sulle proprie mani, sui vestiti e sul pavimento. Stravolta, indietreggiò per farsi da parte, dando modo a Gus di trascinarsi velocemente accanto a Brianna.
“Non ti muovere!” la implorò, poi rivolse un appello disperato ai suoi compagni, perché aveva gli occhi talmente gonfi da non riuscire ad aprirli. “Togliete questo dannato coltello!”
Tom obbedì con prontezza, assistito da Amulio, che gli dette il via libera dopo essersi accertato che il colpo non avesse dato inizio a una decapitazione.
Libera dalla lama, Brianna si rigirò subito su un fianco e, pur scossa da un tremore inarrestabile, sputò sangue finché non ebbe di nuovo la bocca libera. Il processo di guarigione si innescò e la profonda ferita iniziò subito a richiudersi. L’istinto la portò a rannicchiarsi vicino alle ginocchia di Gus e lui, ancora sconcertato da quell’ondata di violenza che si era abbattuta su di loro e che per poco non aveva distrutto le loro vite, la accarezzò con dolcezza per tentare di calmarla.
“Adesso ti sollevo e ti porto in infermeria, va bene?” biascicò, la bocca impastata dal sangue e dal terrore.
Brianna annuì e, quando la prese in braccio, stando attento a raccogliere ogni lembo del lenzuolo che aveva addosso, lei allacciò le mani intorno al suo collo e scoppiò in un pianto disperato.
Tom e i legionari, agendo per un semplice riflesso, li circondarono come volessero proteggerli, per poi scortarli fino al seminterrato, dove Amulio e Tiberius avevano predisposto una saletta medica per emergenze di ogni genere.
Alice fu l’ultima a lasciare la stanza. Rivolse a Gina, accasciata ancora a terra e chiusa nel proprio dolore, uno sguardo di commiserazione, ma preferì andare via senza infierire.
Tiberius, altrettanto affranto, scelse invece di rimanere accanto alla donna che amava. Avrebbe voluto consolarla, ma le parole eludevano anche lui. E quando Gina iniziò a chiedere di poterli seguire, fu compito suo trattenerla e dissuaderla.
“Non adesso. Prima vieni con me” le sussurrò, appellandosi ad ogni grammo di pazienza che gli fosse rimasto.
“No! Lasciami andare! La devo vedere! Brianna ha bisogno di me!”
Io ho bisogno di te! Avrebbe voluto risponderle, ma qualcosa dentro di lui gli impose di tacere e fece scattare la mano in direzione del suo viso.
Non aveva pensato di fare nulla, certamente non quello, invece si ritrovò ad assestarle uno schiaffo così sonoro che il dolore si riverberò bruciante su tutto l’avambraccio.
Gina lo fissò allibita. Era ancora così confusa da non capire quanto gravi fossero state le sue azioni.
“Brianna vuole stare con Gus, non con te. E tu hai quasi ammazzato entrambi. Credi davvero che uno qualunque di loro ti voglia accanto, in questo momento?”
Piangendo lacrime di sincero pentimento, Gina scosse il capo. Iniziava a rendersi conto di avere ecceduto ogni limite accettabile, nei fatti quanto nelle parole e Tiberius ne approfittò per convincerla a seguirlo. La condusse lesto nella loro dépendance, dove avrebbero goduto di qualche minuto di privacy. Soprattutto dove, se lei avesse ancora manifestato un eccesso di rabbia interiore, nessun altro oltre lui ne avrebbe pagato le conseguenze.
Intanto Gus, per quanto claudicante e malridotto, aveva corso come un indiavolato. Dopo aver adagiato con cautela Brianna sul lettino, preferì lasciare che fosse Alice ad occuparsi di esaminare le sue ferite, perché non si sentiva dotato della necessaria calma per farlo di persona.
Non gli sfuggì però quanto anche l’amica tremasse per lo choc. Le fu riconoscente per le sue premure e, distrattamente, notò quanto fosse a corto di parole. Poi tornò con lo sguardo verso Brianna, che singhiozzava e si rifiutava di lasciargli la mano.
Alice fece del proprio meglio e agì in fretta per poterli lasciare soli, consapevole del fatto che avessero rischiato grosso e che fremessero per avere un po’ di privacy. Una volta che si fu accertata che non ci fosse nient’altro di cui preoccuparsi, uscì dalla saletta in punta di piedi per recarsi in camera di Brianna e cercarle qualcosa di più appropriato da indossare.
Gli altri erano rimasti fuori per discrezione, parlottando tra loro. La videro passare con il lenzuolo macchiato di sangue stretto tra le mani e un’espressione quasi funerea ma nessuno osò porle domande.
“Che le è saltato in mente?” sentì però dire da Luke al suo ritorno.
Se ne stavano ancora in piedi nel corridoio, con delle facce cupe e perplesse.
Tom era desolato. “Non ne ho la più pallida idea. Se avessi saputo che Gina avrebbe utilizzato gli stiletti che le ho regalato mesi fa per fare del male a uno di noi, le avrei preso un asciugacapelli.”
Luke abbozzò un sorriso. “Siamo fortunati che non abbia morso nessuno! Per un attimo l’ho temuto, conoscendo le sue preferenze in materia di combattimenti corpo a corpo. Avete per caso notato i suoi occhi? Erano o no…”
“Neri? Sì, lo erano” concluse Alice con tono lugubre.
Nessuno aggiunse altro. La peggiore delle loro ipotesi sul Dono di Gina sembrava essersi appena concretizzata ma, fino a quando non avessero potuto domandare spiegazioni a lei o a Doc, era inutile discuterne. Non avrebbero fatto altro che aumentare il senso di disagio che, ormai, provavano da mesi in sua presenza. Inoltre, avevano le mani legate perché, sebbene non esistesse ancora un vincolo ufficiale tra lei e Tiberius, lui ne era innamorato perso. Qualunque azione intrapresa contro di lei, anche un allontanamento temporaneo, avrebbe colpito di riflesso il medico. E nessuno di loro li avrebbe abbandonati in quel frangente tanto delicato.
Quando Gus si affacciò per rassicurarli e domandò di essere lasciato solo con Brianna, si allontanarono mogi ma dettero loro appuntamento in cucina, dove erano soliti tenere le riunioni. Alice gli lasciò i vestiti per Brianna, poi lo baciò su una guancia e corse via.
A porta chiusa, però, Gus non riuscì più a frenare l’inquietudine che lo divorava. La confusione per la propria aggressione non era stata niente, in confronto al terrore che aveva provato vedendola a terra, con un coltello piantato nella gola. I ricordi del passato si erano sovrapposti alle immagini del presente e Brianna era ridiventata un passerotto ferito con le ali spezzate.
Allora come adesso, una parte di lui si ribellò, ritenendo un oltraggio ciò che la realtà gli mostrava: l’odore pungente del sangue versato, le macchie scure sul letto, il corpo tremante della donna che, ai suoi occhi, era la più perfetta delle creature, la più pura.
Come osava la brutalità del mondo interferire di nuovo con le sue fantasie? Con quale diritto tornava a punire l’innocenza di Brianna, la cui unica colpa era di essere troppo buona per loro, per lui, per tutti?
Avvertì la rabbia montare e l’aria intorno a lui crepitò, mentre l’energia che scorreva nelle sue vene tentava di aprirsi un varco per scatenarsi tutt’attorno, non importava su chi.
Furono gli occhi di lei, lucidi, imploranti, a fermarlo prima che cedesse a quell’impulso oscuro. Tornò rapido al suo fianco, lasciò cadere a terra gli abiti e si chinò per baciarla senza alcuna esitazione, come se la fine del mondo fosse imminente e non potessero impedirla.
“Dèi del cielo, ho temuto ti avesse uccisa!” sussurrò, accarezzandole le guance morbide, che pian piano si ritingevano di un tenue e salutare rosa.
Lei, in lacrime, annuì, poi tentò goffamente di sollevarsi sui gomiti per sedersi sul bordo del letto e farsi abbracciare meglio. I suoi singhiozzi erano così intensi da farla sussultare e Gus si maledisse per la lentezza delle proprie reazioni.
Era assurdo che fossero stati attaccati senza un motivo, per di più proprio in un momento tanto delicato, più unico che raro. La loro prima, vera occasione di essere una coppia era sfumata nella maniera più orribile possibile.
Cos’aveva mai fatto di così sbagliato da meritare di essere aggredito? Di quale terribile colpa si era macchiato, per scatenare l’ira cieca di Gina?
Solo dopo aver tenuto a lungo Brianna stretta a sé e aver recuperato un minimo di calma interiore, Gus ricordò in quale modo ingiurioso Gina lo avesse chiamato. Stupratore.
Era così che le era apparso? Si era davvero approfittato della vulnerabilità di Brianna, fraintendendo i suoi gesti, la sua volontà? Eppure la sua reazione alla loro vicinanza non gli era parsa frutto della propria immaginazione. Al contrario, Brianna aveva preso l’iniziativa, si era dimostrata entusiasta e appassionata, oltre che spontanea.
Le lisciò i capelli fini e setosi, ancora un po’ arruffati e incrostati di sangue, poi si scostò per rimirarla negli occhi.
“Se… Se ho fatto qualcosa di inappropriato, ti chiedo scusa. Non era mia intenzione metterti in una posizione scomoda… Cioè, non quel tipo di posizione…”
Le strappò un sorriso, ma era adirato con se stesso. Provò a spiegarsi, ma balbettava di continuo, come spesso accadeva quando troppi pensieri gli vorticavano in mente, e finì per sentirsi uno con il quoziente intellettivo di un pesce rosso in coma.
Misurare le parole non era mai stato il suo forte e gli costava doverlo fare anche con lei. Avrebbe voluto aprirle la propria anima senza riserva alcuna, senza filtri di nessun tipo, ma quello non era certamente il momento più consono ad una dichiarazione d’amore.