Capitolo 3

1207 Words
Capitolo 3 KAYLA Continuo a guardare il riflesso nello specchio, sperando che ciò che vedo possa cambiare. I miei capelli color “castano acqua sporca dei piatti” oggi sono crespi. Non importa cosa faccio: l’umidità sta vincendo la battaglia. Avrei dovuto davvero star lontana dall’enorme bicchiere di sorbetto all’arancia che ho bevuto dopo aver parlato al telefono con White due giorni fa, perché non ha fatto bene ai miei fianchi. Ho comprato questo vestito per la cena di presentazione alla famiglia di Tommy stasera, e può anche esserci scritta sopra la mia taglia, ma sembra davvero stretto e inadatto. Di certo non posso aver preso tutto questo peso in una settimana. Non so perché continuo ad andare in iperventilazione, ma per qualche ragione lo faccio. Sciatta. Questa è la parola che associo a me stessa. Capelli piatti, castani e troppo ricci, con spenti occhi castani e troppe curve e sporgenze lungo la strada che chiamo il mio corpo. Si potrebbe pensare che dopo quasi trent’anni abbia iniziato a farmi piacere la donna che mi rimanda gli sguardi dallo specchio. Il più delle volte è così. O almeno mi piace la donna all’interno. In quanto all’esterno, ci sono stati fin troppi uomini a minare la mia sicurezza e a farmi sentire meno. Semplicemente meno. Ed è probabile che non sia d’aiuto il fatto che l’unico uomo che amo e che amerò sempre non mi abbia mai vista come una possibile fidanzata. Siamo amici. È il mio migliore amico. La sua famiglia è l’unica famiglia che io abbia mai avuto. Ho una sorellastra a cui non sono particolarmente legata. Rachel. Lei è tutto ciò che io non sono. Bellissima, con lunghi e fluenti riccioli biondi, magra quanto basta per potersi infilare in tutti gli abiti all’ultima moda, e mai socialmente impacciata. Stasera sarebbe fantastica con la famiglia di Tommy. Io? Preferirei essere sul divano in tuta a guardare qualche film e ingozzarmi di pizza… il che potrebbe spiegare i miei fianchi. Finisco per arrendermi, perché in tutta onestà non c’è nient’altro che possa fare e già così arriverò con dieci minuti di ritardo al Rodrigo’s Restaurant, dove devo incontrare Tommy e i suoi, e mi allontano dallo specchio per cercare le mie scarpe col tacco. Le adoro. Almeno loro faranno una bella figura. Non sarei così nervosa se non stessi andando tutta sola a una cena di famiglia, ma la verità è che non ho nessuno da portare con me. Io e Rachel ci parliamo a stento, e questo anche prima che scoprissi che è andata a letto con White. Ora, preferirei non avere proprio a che fare con lei. Nostra madre è morta quando avevo sedici anni. Alla fine il mio patrigno si è preso la sua vera figlia e ha traslocato a Galveston. Se non fosse stato per Ida Sue, probabilmente sarei finita in un orfanotrofio. Lei mi ha preso con sé, ha seguito tutti i corsi necessari per diventare una madre affidataria e non mi ha mai fatto sentire niente di meno che sua figlia. Cavolo, mi chiamava perfino Ranuncolo da piccola, perché diceva che il centro scuro di quel fiore le ricordava i miei occhi. Non aveva senso, ma ero felice di appartenere a qualcosa. Avrei voluto portare Ida Sue e Jansen con me stasera, ma ci sarà anche l’ex moglie di Tommy, Cynthia. Sono piuttosto sicura che Ida Sue finirebbe in galera prima della fine della serata se la mettessi nella stessa stanza dell’ex di Green, e non potrei biasimarla. In effetti, è probabile che farei il tifo per lei, perché non sopporto Cynthia. Non mi piace che venga alla cena, ma Tommy dice che, essendo la madre di sua figlia, deve esserci perché fa parte della famiglia. Abbiamo litigato per questo un paio di volte, ma alla fine mi sono arresa, più che altro perché ero stufa di sentire le sue giustificazioni. Era chiaro che non avrebbe cambiato idea. Con un sospiro, allontano i pensieri. Ho rimandato fin troppo. Vado alla porta, recupero la borsetta, lo scialle e le chiavi dal tavolino, faccio un profondo respiro per calmarmi i nervi e apro. Un piccolo verso di sorpresa mi sfugge dalle labbra quando mi trovo davanti White, bello da morire in un paio di pantaloni neri sportivi e un pullover Kell verde. I suoi capelli castano sabbia sono un po’ disordinati, le punte leggermente arricciate. Ogni cosa di quest’uomo mi toglie il fiato. Il fatto che abbia i capelli arruffati e sembri aver bisogno di un taglio non fa che renderlo più affascinante. «White! Che ci fai qui?» sussurro a voce così bassa che mi sorprende che riesca a sentirmi. Non ero pronta ad affrontarlo così presto. «Dobbiamo parlare, Kayla. Cazzo, sei bellissima.» Il suo complimento mi coglie di sorpresa. Non sono abituata a sentirlo parlare così… soprattutto di me. «Uh… va bene. C’è qualcosa che non va?» «Come mai non ti ho mai vista vestita così finora?» «Perché non andiamo mai da nessuna parte tranne da Hooters o al cinema. In effetti non usciamo quasi mai dai nostri appartamenti assieme. Sembrerei stupida a indossare un vestito per quel tipo di serata.» «Se avessi saputo che avevi delle scarpe come quelle, mi sarei assicurato di andare da qualche parte solo per vedertele addosso» dice ancora, fissandomi i piedi. Abbasso lo sguardo sui tacchi a spillo neri che indosso… quelli che perfino io devo ammettere siano piuttosto spettacolari. La sua affermazione è comunque fastidiosa. «Possiamo dimenticarci della tua, finora ignota, fissazione per le scarpe e concentrarci invece sul perché tu sia qui, prima che questo mi faccia fare tardi?» «Sono qui per accompagnarti alla cena di famiglia.» «Io… tu cosa?» «Mamma ha detto che stasera saresti andata a cena con la famiglia di Tommy. Non potevamo lasciare che ti presentassi senza avere qualcuno nel tuo angolo. Dato che sono quello con meno probabilità di pugnalare Cynthia col coltello della bistecca durante la cena, sono stato eletto. Più tardi potrai spiegarmi cosa ci fa l’ex moglie di Tommy alla cena.» «Ma tu non vuoi che sposi Tommy» affermo. «No,» ammette, «ma tengo a te, Kayla. Hai una cena di famiglia e devi avere qualcuno accanto. Lo avrai. Ci siamo resi tutti disponibili, ma ho pensato che non avresti voluto che il tuo fidanzato si incazzasse perché qualcuno ha ucciso la madre di sua figlia. Perciò, eccomi qua.» «Tutti?» «Tutti. Perfino Green.» «Wow.» «Allora, siamo pronti? Dov’è Tommy?» «Ci vediamo lì.» «Non avrebbe dovuto venirti a prendere? Stai per conoscere la sua cazzo di famiglia, dopotutto.» «Sono solo dieci minuti in taxi, White. Ho proposto io di vederci lì» gli dico, tralasciando il fatto che neanche io volevo parlare con Tommy. Sto avendo ripensamenti, e ripensamenti sui ripensamenti, su questo matrimonio, e non fanno che peggiorare ogni volta che passo del tempo con Tommy. «Va bene, allora prenderemo la mia auto» dice lui, mettendosi di lato e porgendomi un braccio. «Andiamo, mia signora. La sua carrozza la attende» scherza, gli occhi blu che brillano di buonumore. Questo è il White che amo… il White di cui mi sono innamorata. E questo è il White a cui non posso pensare… soprattutto stasera. «Mi spaventi non poco al momento» gli dico, senza confessargli il vero motivo della mia affermazione. Inquieta, mi volto per chiudere la porta e poi prendo la mano di White. Sono contenta che sia con me. Tommy è una brava persona. Purtroppo, il resto della sua famiglia è più simile a Cynthia, e mi innervosiscono più di quanto io voglia ammettere. «Vivi pericolosamente, Ranuncolo» mi dice lui, e sorrido nonostante il nervosismo. Con l’aiuto di White posso farcela stasera. È bello che sia qui, anche se è stata una sorpresa.
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