Prospettiva di Jordan
Uff. Mi alzai quella mattina piena di trepidazione. Una doccia fredda non migliorò il mio umore e mi misi i pantaloni della tuta e un top troppo stretto. Non stavo aspettando che arrivasse quel giorno. Anzi, lo temevo. Non avrei potuto fare nulla per sfuggire all’inferno che senza dubbio stavo per vivere.
Andai in cucina e preparai la colazione, mio padre entrò e ingoiò la sua mentre Sarah entrava, l’immagine della perfezione. I suoi leggings le aderivano alle lunghe gambe e al piccolo sedere, mettendo in mostra il suo corpo snello, il suo reggiseno sportivo corto metteva in risalto il suo addome sodo e teso. I suoi lunghi capelli castani erano raccolti in una coda di cavallo liscia e sembrava uscita da una rivista di fitness. Al confronto, io avevo un aspetto trasandato, una cosa a cui ormai avrei dovuto essere abituata.
“Buongiorno” trillò Sarah, dandomi un sorriso mentre si sedeva e cominciava a mangiare.
I suoi occhi brillavano divertiti. Speravo si fosse ricreduta riguardo al partecipare all'allenamento ma non c'era modo che si perdesse l'occasione di prendermi in giro.
“Sbrigati a mangiare, Jordan” sbottò mio padre, bevendo il suo caffè “Non voglio arrivare in ritardo all'allenamento per colpa tua.”
A malapena riuscii a ingoiare la mia banana e lo yogurt. Non ero riuscita a mangiare nient'altro. Il mio cuore batteva veloce. Le mie mani tremavano mentre mettevo i piatti nel lavandino. Sarah si alzò e si stiracchiò, guardandomi impaziente mentre mio padre andava a prendere il cappotto.
“Non vedo l'ora di vedere come ti umilierai di nuovo” sibilò lei “Tutti vedranno che sei un'imbarazzante vergogna per il branco.”
Chinai la testa e rimasi in silenzio. Ogni volta che ero stata costretto ad allenarmi era stato un incubo completo. Non solo ero debole, ma anche lenta. Mio padre stava alla porta, uno sguardo feroce sul viso.
“Sarah, Jordan” ringhiò, “andiamo.”
Sarah si scostò i capelli dalle spalle e si diresse verso la porta, saltellando. Io la seguii più lentamente, desiderando che la terra si aprisse e mi inghiottisse. Forse, se avessi pregato abbastanza intensamente, sarebbe successo. Mio padre grugnì mentre li raggiungevo fuori e iniziammo il cammino verso il campo di allenamento. A ogni passo, sentivo le gambe diventare di legno. Mi sentivo male allo stomaco. La bile mi saliva in gola e la ingoiai in fretta. L'ultima cosa di cui avevo bisogno era vomitare davanti a papà e Sarah.
Il passo di mio padre era impaziente, gli occhi fissi su di me mentre continuava a guardarsi dietro la spalla per assicurarsi che lo stessi seguendo. Avrei voluto scappare, ma questo lo avrebbe solo infuriato. Respira, Jordan, respira, mi dicevo, mentre mi avvicinavo al campo d'allenamento, forse non ci saranno troppi membri del branco o forse farai vedere a tuo padre che sei capace di combattere e difenderti. Potrebbe succedere, giusto? Dovevo solo credere un po' di più in me stesso.
Arrivammo al campo di addestramento e il mio cuore sprofondò. Era affollato di membri del branco, in particolare gli amici di Sarah, e c'era anche Grant. Semplicemente fantastico. Sarah si unì alle sue amiche e iniziò a chiacchierare con loro, indicandomi. Potevo sentire i loro sguardi da lì. Mio padre si avvicinò al gruppo numeroso e si schiarì la voce.
"Inizieremo a formare delle coppie", dichiarò. "Quelli senza lupi faranno le coppie tra loro e quelli con i lupi faranno lo stesso. Voglio che sia un campo di gioco alla pari", ordinò.
Il gruppo annuì e cominciò a mettersi in coppia. Sarah si avvicinò a Grant, sorridendo dolcemente.
“Grant, vuoi fare coppia con me” disse con voce melensa “Potrei fare un bel allenamento,” disse puntualmente.
Lui sorrise e le fece l'occhiolino. “Sempre felice di accontentarti,” disse con riverenza, facendola ridere “Sono sicuro di poterti far sudare,” disse in modo significativo.
Che diavolo significava quello? Non ebbi tempo di domandarmelo. Mio padre si avvicinò a me, con una ragazza della mia età chiamata Raven al suo fianco. Aveva lo sguardo cupo. Non le davo la colpa per non voler fare coppia con me. A nessuno piaceva. Ma a malapena poteva rifiutare le istruzioni di un Gamma.
“Raven farai coppia con Jordan,” disse, guardandoci entrambe.
La ragazza si allontanò da me, un'espressione annoiata sul volto. Sapevo che era una delle amiche più giovani di Sarah e iniziai a preoccuparmi. Non aveva un lupo, quindi c'era la possibilità che potessi superarla.
“Bene, voglio che vi attacchiate a vicenda. Nessun lupo per cominciare” aggiunse mio padre, guardando coloro che avevano i lupi “I perdenti rimarranno con me per un po' di allenamento in più” aggiunse.
Certo, bel modo per rendere le cose giuste, brontolai. Raven mi guardò sfidandomi. Mio padre alzò la mano “Iniziate” ruggì.
Tutto intorno a me si sentivano i rumori dei combattimenti mentre i compagni si lanciavano contro i loro avversari. Ebbi appena il tempo di battere le palpebre prima che Raven mi fosse addosso, colpendomi nello stomaco con un pugno. Mi piegai in due e poi cercai di bloccare il colpo successivo, riuscendo ad afferrarle la mano e a torcerle il polso.
Lei tirò un calcio all’indietro e mi colpì al ginocchio. Cazzo, faceva male. Lasciai andare il suo braccio e la placcai. Lei sollevò le gambe e mi spinse via. Ormai respiravo affannosamente. I suoi occhi brillavano di disprezzo mentre faceva scivolare la gamba sotto di me, facendomi cadere pesantemente sul sedere. Mi colpì in bocca con un pugno e sentii il labbro spaccarsi, prima che mi tirasse un calcio allo stomaco mentre ansimavo. Dio, era umiliante. La mascella di mio padre era serrata mentre mi fissava.
“Mi arrendo” sussurrai e lei rise, sputando per terra accanto a me mentre io rabbrividivo.
“Bastarda patetica” ringhiò Raven “Questo è stato troppo facile” derise.
Mi odiavo. Perché ero così debole? Mio padre era un gamma e io ero inutile. Feci fatica a trattenere le lacrime mentre mi rialzavo e pulivo il mio vestito. Il mio fianco mi faceva male e sapevo che almeno sarebbe stato contuso. Non ebbi il coraggio di controllare mentre mio padre mi fulminava con lo sguardo.
“Fermi” tonò mio padre e i suoni dei combattimenti e del caos attorno a me cessarono immediatamente.
Alzò una mano “I perdenti qui” abbiò.
Sarah, io e alcuni altri ci siamo radunati riluttanti davanti a lui, stretti in un gruppo.
“Sarah, non puoi certo aspettarti di vincere contro un Alfa,” disse mio padre bruscamente “Non c'è bisogno che tu resti qui.”
Lei sorrise e tornò da Grant, prendendolo per il braccio e sussurrandogli all'orecchio. Vidi i suoi occhi illuminarsi e poi cominciarono a camminare via insieme mentre mio padre iniziava a parlare con il resto di noi, i vincitori si dispersero rapidamente.
“Bene, voglio venti giri intorno al campo” ringhiò mio padre “Chi arriva ultimo, passerà un'ora con me facendo flessioni ed esercizi finché non riterrò opportuno lasciarlo andare.”
Si udì un sospiro da parte di tutti. Nessuno voleva essere l'ultimo. Sentivo le mie ginocchia tremare. Venti giri intorno al campo erano una tortura pura. Mio padre ci scrutava tutti, i suoi occhi si posarono su di me. Mi contrassi allo sdegno nei suoi occhi.
“Il tempo comincia adesso” ringhiò.
Partimmo. Cercai di mantenere lo stesso ritmo, una corsa leggera mentre una pioggerellina cadeva su di me. Il petto mi si stringeva e il respiro era corto. I miei piedi battevano contro il terreno. Vedevo tutti superarmi e le lacrime mi pungevano agli angoli degli occhi. Mi costrinsi a correre più veloce, ansimando pesantemente. Il petto mi bruciava.
Quando raggiunsi il decimo giro, pensai di essere spacciata. Tutti quelli che mi superavano sogghignavano, con sorrisi stampati in faccia. Sapevano che sarei stata io la perdente. Continuai a muovere le gambe anche mentre mi sentivo abbattuta. Quando l’ultimo giro finì, l’intero gruppo mi stava aspettando. Mio padre aveva un’espressione cupa sul volto.
“È bello vederti unirti a noi,” disse gelidamente “Come puoi vedere tutti qui sono tornati secoli fa. Rimarrai qui con me, il resto di voi può andare,” disse e tutti si diressero immediatamente verso l'uscita. Mio padre mi guardava con disgusto sul volto.
“Mi vergogno di avere una figlia come te” ringhiò “Odio dover perfino ammettere che tu sei mia carne e sangue.”
Fissai il terreno. Le sue parole bruciavano. Troneggiava su di me. “Venti flessioni” abbaiò e mi distesi sull'erba e cominciai a farle mentre lui metteva il piede sulla mia schiena e spingeva.
Gemetti. Le mie braccia tremavano sotto lo sforzo. Il sudore mi scendeva dalla fronte. Caddi a terra quando finii finalmente. Mio padre rise sadicamente.
“Non pensi sia finita qua, vero?” mi provocò mentre rotolavo e lo guardavo con il viso rosso acceso “Su, alzati” ringhiò.
Mi alzai, sentendomi debole. “Salti a stella” mi ordinò “tre minuti.”
Iniziai a saltare su e giù, il petto ondeggiante a ogni movimento. Mio padre fissava l'orologio tutto il tempo, ignorando il mio ansimare e il mio respiro disperato mentre cercavo di far entrare più ossigeno possibile nei polmoni. Sembrò un'eternità quando finalmente mi disse di fermarmi.
“Addominali” ringhiò.
Volevo piangere. Era così arrabbiato e c'era così tanta ripugnanza sul suo volto. Mi distesi a terra, sentendo l'umidità dell'erba sotto di me, e cominciai a fare gli addominali.
“Ne voglio cento” abbaiò mio padre.
Trasalii. Tenni lo sguardo fisso davanti a me e iniziai a fare i miei addominali. Mi chiesi se volesse dimostrarmi qualcosa o se fosse così imbarazzato da riversare su di me tutta la sua rabbia e frustrazione.
A malapena arrivai a cinquanta prima di sentire il mio stomaco contrarsi dal dolore. “Non ce la faccio più” implorai con voce tremante.
“Cinquanta in più oppure rimarrai qui tutta la notte. La scelta è tua. Non ho niente di meglio da fare” minacciò. Deglutii. Intendeva ogni parola. Brividi mi correvano lungo la schiena al freddo mentre continuavo a fare gli addominali, piangendo silenziosamente, le lacrime scorrevano sulle mie guance.
“Abituati. Da ora in poi parteciperai all'allenamento un giorno sì e un giorno no” disse mio padre con gli occhi stretti “e se pensi che questo sia duro, non è niente in confronto a quello che potrei fare. Imparerai a essere una risorsa per questo branco, oppure che mi sia testimone, chiederò all’Alfa e alla Luna di farti diventare una serva nella loro casa del branco. Ora muoviti" tuonò. Strinsi i denti e continuai. Una parte di me pensò che fare la serva sarebbe stato perfino preferibile a questo, ma sarebbe stato come firmare la mia condanna a morte se avessi osato dirlo ad alta voce. Sarebbe stata una giornata lunga, pensai miseramente, mentre mio padre impartiva un altro ordine. Peccato che la terra non mi avesse inghiottita.