10. A bordo

1552 Words
Il pomeriggio successivo Bernard la venne a prendere a casa in auto. I suoi genitori la riempirono di raccomandazioni e di saluti e suo fratello le chiese di salutare tanto tanto Charmant, quando lei riuscì finalmente a staccarsi il maggiordomo la scortò a bordo. “Lei lavorerà in cucina, il cuoco è piuttosto esigente ma è così che si impara, sa? A bordo c’è molto da fare. Di solito capita che il personale di cucina serva anche ai tavoli ma questo potremo risparmiarglielo.” “I colleghi non se ne avranno a male?” “Non se farà le pulizie in cucina” sorrise lui. “Ci conti, non mi tiro indietro” lei era un po’ spaventata ma anche euforica per la nuova esperienza. Mai nella vita avrebbe pensato di avere una tale opportunità. Solo… avrebbe cercato di evitare il principe, anzi tutti i reali per sicurezza. Certo le sarebbe dispiaciuto non avere rapporti con Joridey. A bordo si trovò davanti il Sultano, sua moglie e i due figli. In disparte c’erano alcuni ragazzi dello staff. Il Sultano le diede il benvenuto a bordo con gli auguri di buon lavoro. Il bambino le si lanciò addosso e l’abbracciò. “Possiamo giocare insieme?” Quarin intervenne: “Lei è venuta a bordo per lavorare, Joridey, ci gioco io con te, dai, accendi la Playstation che arrivo subito.” “Davvero Quarin? Evviva! Vado subito! Ci vediamo, Regina!” e scappò. Il principe si avvicinò a lei e sottovoce le disse: “E tu attenta a come ti comporti. Possono accadere molti incidenti, in nave...”. Le si accapponò la pelle. ‘Dio santo aiutami tu, tienimi lontano questo essere!’ Bernard non sentì le parole del principe ma intuì qualcosa e cercò di portarla via: “Venga signorina, le presento Iris, una delle nostre cameriere. E Barska, un aiuto cuoco. Mi segua, le mostro i suoi alloggi.” “Bernard, una parola.” disse il principe. “Certo, signore. Iris, ti affido Regina, portala alla sua stanza.” E seguì il principe. Barska subito si presentò stringendole la mano, era un ragazzo alto circa 1,70, con ricci ed occhi scurissimi. Aveva delle ciglia sorprendentemente lunghe e folte, e un sorriso contagioso. “Senti Iris, la accompagno io Regina, va bene?” “Il signor Bernard ha incaricato me, Barska.” “Ma visto che lei lavorerà in cucina, deve prima conoscere gli aiutanti cuochi, no?” “Appunto vi conoscerà per forza, non c’è bisogno di affrettare le cose, e poi non voglio avere guai con Bernard.” Barska si avvicinò a Iris per bisbigliarle: “Faccio il tuo turno di pulizia domani, ok?” e aggiunse a voce alta: “Dai Iris, io non glielo dico, se tu non glielo dici...” e sollevò le sopracciglia in attesa. La ragazza annuì, e Barska poggiò la mano sulla schiena di Regina: “Vieni bellezza, da questa parte” e le prese dalle mani la valigia. Nel frattempo Quarin, raggiunto un punto tranquillo, si rivolse al maggiordomo: “Bernard, voglio che tu sorvegli quella ragazza molto attentamente. Ci stiamo infilando in casa un’estranea, capisci? Non voglio che se ne vada in giro a ficcanasare. ” “Sì signore, la ragazza sarà in custodia dello chef Sanshaw e starà prevalentemente in cucina, può stare tranquillo.” “Lavorerà in cucina tutto il giorno?” meditò lui. “Di solito chi fa il turno del mattino non fa quello di pomeriggio, a parte lo chef. Sono nove ore di lavoro, dalle 7 alle 14, poi il personale si alterna con l’altro turno dalle 14 alle 22. Per le rimanenti ore è libero. Naturalmente nelle ore di colazione, pranzo e cena è affiancato dal personale di sala. Il contratto non prevede ore extra, il Sultano non vuole sfinire i suoi dipendenti.” “Beh, nel suo caso faremo un’eccezione. Una lavoratrice stanca avrà meno energia per ficcanasare e complottare. Voglio che quando non è in servizio in cucina, tu la metta alle pulizie. E deve lavorare sodo, si deve stancare e stancare bene.” “Vuole… che pulisca le stanze?” “Certo, ma non si deve avvicinare al nostro studio, lì ci sono i gioielli, e non deve entrare nemmeno nelle stanze reali. E se la vedi che chiacchiera con Joridey richiamala subito all’ordine, separali con discrezione. Non voglio che mio fratello si affezioni, meno la vede meglio è. Ah, molto importante: accendi il circuito di telecamere interno ma non dirlo a nessuno. Ci siamo capiti?” “Sì padron Quiran, procedo immediatamente.” “Bene Bernard, sono più tranquillo. Non capisco ancora cosa gli sarà venuto in mente a mio padre per chiamare a bordo quella donna.” Una vocina li interruppe: “Quarin, dici che vieni subito e poi non vieni mai!” “Scusa, arrivo Joridey! Grazie Bernard.” E con una pacca sulle spalle del maggiordomo si allontanò. Regina era molto felice della sua camera, era davvero carina, e anche se c’erano due letti era da sola. “Barska, ma prima era vuota questa stanza? Non è che l’ho rubata a qualcuno?” “Non preoccuparti piccola, qui ci stava Raessa, la sous.chef, e da sola perché le ragazze sono in numero dispari. Ma ora si è trasferita in camera di suo fratello che stava anche lui da solo. Il Sultano ha voluto così, immagino ti sia molto grato.” “Oh ma non mi sarebbe dispiaciuto condividere la stanza, spero non sia un problema per lei” “Tranquilla! E poi, se volessi invitare un ragazzo in camera, così saresti libera di farlo… io mi offro, se vuoi!” le strizzò l’occhio. Lei alzò le mani, Barska le piaceva ed era anche lusingata dai suoi complimenti, ma era troppo diretto per i suoi gusti. “No grazie, non cerco nessuna relazione, solo lavoro!” “Nemmeno io tesoro, ma ci si può sempre divertire un po’!” “Non mi interessa, grazie.” incrociò le braccia. “Che pizza che sei” sorrise lui. “Forza, andiamo dallo chef Senshaw, ti vuole conoscere. Ma prima dobbiamo metterci la divisa, il mio primo giorno sono entrato in cucina con la divisa e mi ha sgridato per bene!” E imitando la voce dello chef: ”Nessuno entra in cucina senza divisa! Vai e vestiti decentemente e non ti permettere mai più!” Entrata in cucina vide che lo chef era al centro di un gruppetto di sei persone. Lei si inchinò. “Buon pomeriggio Chef. Io sono Regina.” Il cuoco, un giapponese sui quarant’anni, sorrise e disse: “E io sono l’executive-chef Senshaw, signorina. So che vuoi imparare a cucinare. Se seguirai alla lettera le mie indicazioni ti avvierò correttamente al mestiere. Sei settimane sono poche ma ho molta fiducia… nelle mie capacità di insegnante! Questi saranno i tuoi colleghi. Io esigo solo poche cose. Puntualità, ordine, pulizia e obbedienza. Se seguirai queste regole, andremo d’accordo. Bene, il gruppo della mattina vada pure, gli altri: mettiamoci al lavoro. E tu, vediamo come sai tagliare le verdure.” In un attimo la cucina si trasformò in un turbine di api operaie al lavoro. In quel momento si sentì bussare e il maggiordomo aprì la porta. “Alt!” fece Kenshaw “Non si entra in cucina se non lo dico io! Che vuole Bernard?” “Pardon, chef, devo parlare un momento con la signorina” e indicò Regina. “Bene, la signorina la sente da qui, parli pure.” Bernard fece un sospiro per raccogliere la pazienza. “Signorina, volevo comunicarle che lavorerà mezza giornata nelle cucine e l’altra mezza giornata come inserviente delle pulizie. Se non riesce a reggere i ritmi me lo comunichi e vedremo cosa si può fare.” “Non c’è problema signor Bernard, farò quello che devo” “Però,” intervenne il cuoco “se il programma è questo, la voglio sempre al turno della mattina. Non si deve cucinare stanchi, le cose si fanno male. E il cibo è molto più importante delle pulizie. Da domani, la voglio qui alle 7 in punto!” Alle 7? Caspita, lei non era abituata ad alzarsi presto, avrebbe fatto fatica. Ma non era tipa da lamentarsi. Si sarebbe abituata. “Certo chef, sarà fatto” rispose. Le fu chiesto di affettare delle cipolle e delle zucchine, ma non riusciva assolutamente ad accontentare lo chef, che dopo averla sgridata più volte alzò le braccia e la mise a grattugiare carote. Lei si sentiva talmente incapace dal dubitare che la cucina facesse per lei. La sous–chef, Raessa, una ragazza alta con capelli biondi corti ma tagliati in modo femminile, vedendola avvilita le si avvicinò e la consolò: “Coraggio, ragazza, io ho lavorato come chef per anni e quando ho iniziato a lavorare con lui anche a me ha sgridato infinite volte. E’ un perfezionista, bisogna imparare a fare tutto bene, ma ci vuole tempo e allenamento. Vedrai che ce la farai anche tu.” “Mamma mia, però mi fa un po’ paura. E’ sempre così serio?” “Magari fosse sempre serio! A volte fa delle battute tremende e poi si arrabbia perché non ridiamo… lo vedrai.” le sorrise. Lei si sentì un po’ meglio, forse aveva un’alleata su cui contare in cucina.
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