Il barone osservava sua figlia Monique che parlava in fondo alla sala. Prese un sorso di champagne, e si rivolse a Quarin: “Somiglia a sua madre,” disse, fiero. “Sai, ho dovuto cercare in lungo e in largo una donna che avesse la bellezza di tua madre. Non potevo accontentarmi di niente di meno, capisci. Ah, Freya. Che donna! Che spirito che aveva! E che presenza. Che viso, che seno, che fianchi! La sognavamo tutti nella nostra compagnia. Tutti volevamo portarcela a letto. Ma tuo padre ce l’ha rubata...” e bevve di nuovo, guardando di sottecchi il giovane principe, e godendo della sua espressione che si faceva sempre più nera. ‘Porco schifoso!’ pensò Quarin. A quelle parole sentì una rabbia cieca montargli dentro. Il cuore gli batteva a mille, e le vene nel collo gli si gonfiarono. Avrebbe

