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2680 Words
CON UN PIZZICO DI FANTASIA E anche un po' di magia di Daniela Perelli Edizione digitale 2016 Copyright© 2016 Daniela Perelli “Scrivere d’amore” Copertina: Le muse Grafica Questo racconto è solo ed esclusivamente frutto della fantasia dell'autrice. Ogni luogo o riferimento a cose o persone, vive o defunte, è puramente casuale. È vietata la riproduzione sia parziale che totale dell'opera in qualsiasi forma. Sinossi: Sofia Preziosi è una giovane ragazza torinese che lavora in un call center. Ha un rapporto davvero speciale con le sorelle Giulia e Alice, la migliore amica Miriam e la sua gatta Isotta. Appassionata lettrice di storie d'amore struggenti, decide un giorno di provare a scriverlo lei un romanzo. Da quel momento, però, comincerà a percepire strane sensazioni che la faranno sentire in totale connessione con Nathan, nonché personaggio principale del suo romanzo. Anche il ritrovamento di un libro antico lasciato alle nipoti dalla nonna sarà complice di strani avvenimenti e farà scoprire loro qualcosa di cui non erano a conoscenza... Capitolo 1 1 dicembre 2015, San Giacomo SOFIA Isotta mi guarda con sospetto già da un po'. E quando dico un po' non intendo pochi minuti o qualche oretta, intendo un'intera settimana. Proprio così! Sì, perché, dovete sapere che sono una grande appassionata di storie d'amore struggenti e così, qualche giorno fa, ho deciso: scriverò un romanzo d'amore. Ecco spiegato il motivo dello sguardo perplesso che Isotta mi riserva già da tempo. «Erik...no...Sam...no...uffa!». Sono davvero esasperata perché non pensavo fosse così complicato scegliere il nome del protagonista. Sono qui seduta con il gomito appoggiato alla scrivania mentre continuo a sbattere ritmicamente la stilo sul quadernetto degli appunti. Isotta è sempre qui, in tutta la sua bellezza, mettendo in mostra un manto nero e lucido e fiera, soprattutto, del minuscolo campanello appeso al collarino. Immobile, sulla mensolina proprio di fronte a me, comincio ad accarezzarla accennandole un lieve sorriso e lei, come sempre, apprezza e comincia a fare le fusa. «Non pensavo fosse così difficile decidere il nome del personaggio maschile, è davvero uno strazio», mi rivolgo a lei come se potesse rispondermi. Non avrei mai pensato fosse davvero possibile instaurare un legame così profondo con un piccolo esserino a quattro zampe e invece le manca solo la parola. Ma non è un luogo comune, è così davvero, perché si fa capire benissimo. Da quando è entrata a far parte della mia vita mi sento un po' meno sola. Ancora adesso non riesco a smettere di pensare, con affetto e commozione, al momento preciso in cui la vidi al gattile. Si avvicinò alle sbarre della gabbietta e...TAC! Fu amore a prima vista. La adottai seduta stante senza pensare nemmeno per un secondo a Davide, il mio fidanzato, nonché convivente, che non prova molta simpatia nei confronti dei gatti. Li trova un po' diabolici, così dice...mah! «Hai preso una gatta al gattile senza neppure chiedermi se fossi d'accordo», mi aveva detto, «e per giunta nera!». Tanto per farvi capire. Cosa avrei dovuto rispondere? Non aveva di certo tutti i torti, avrei dovuto almeno provare a chiedere una sua opinione, ma come avrei potuto spiegare ad un uomo come Davide che era stato amore a prima vista? IMPOSSIBILE, non avrei potuto e così mi sono limitata a scusarmi con lui. Questo è quanto. «Isotta, un cenno, anche solo un piccolissimo e impercettibile miagolio che mi faccia capire quali di questi nomi, che adesso pronuncerò a voce alta, è il più adatto. Lascio a te la scelta visto che, a quanto pare, sono un completo disastro». Isotta mi guarda con curiosità e attenzione, proprio come se avesse capito quello che le è stato appena chiesto. «Cominciamo, escludendo i nomi di prima che non ispiravano neppure me. Jason... Dennis...Bill... Matt... Nathan...». A quest'ultimo nome Isotta, con uno scatto tipico dei felini, salta giù dalla mensola facendomi prendere un bello spavento e, non appena tocca terra, emette un miagolio. «Vada per Nathan allora, mi piace. Qua la zampa amica!». È stato più facile di quel che pensavo, ma non pensate che io sia pazza, il fatto è che Isotta già molte volte in questo anno con me, perché la adottai proprio il primo dicembre del 2014, ha sempre dimostrato la sua intelligenza, specialmente quando veniamo qui, nella nostra piccola e accogliente casetta di San Giacomo, lontane dalla caotica Torino, città che comunque amo. Qui è come se un qualcosa che non so spiegare risvegliasse in me delle sensazioni speciali che mi fanno sentire bene e così, inevitabilmente, anche Isotta. Poi, se ci mettiamo i ricordi… Sin da piccolissima, infatti, passavo qui molti fine settimana con i miei genitori e le mie sorelle, Giulia e Alice. Quanti bei momenti. Peccato che Davide non apprezzi particolarmente questa deliziosa località di montagna, così tranquilla e silenziosa con le sue stradine che portano in quei boschi incantevoli. Lui, uomo di città molto pratico, molto sicuro di se stesso e forse è stato proprio questo suo modo di essere a farmi innamorare, anche se adesso, a essere sincera, le cose non vanno proprio bene tra noi. Capitolo 2 3 dicembre 2015, Torino SOFIA Pensavo che mi sarei abituata ai continui trilli dei telefoni e invece… Lavoro in questo call center da due anni, vendo prodotti alimentari e sono anche piuttosto brava. Ancora non so neppure spiegarmi come abbia fatto ad imparare questo mestiere se, io per prima, mai e poi mai comprerei un qualcosa senza prima averlo toccato con mano. Eppure, eccomi qui e, come se non bastasse, sono anche passata nella sezione ordini. In poche parole sono i clienti adesso, la maggior parte delle volte, a cercare me per acquistare i vari generi alimentari sottovuoto e non io, loro. Incredibile! «Allora, come va il tuo romanzo, Sofi?». La mia collega, nonché migliore amica Miriam, si è dimostrata sin da subito entusiasta di questa mia improvvisa decisione, essendo anche lei appassionata di grandi storie d'amore. «Stasera Davide ha la partita di calcetto con gli amici ed io approfitterò per iniziarlo, finalmente. Ho buttato giù qualche appunto, ma niente più». «Bene!», esulta Miriam sfregandosi le mani energicamente, «sono proprio curiosa, non vedo l'ora di sapere di cosa parlerà la storia». «Ho già un'idea ben precisa, ma aspetterò ancora un po' a rivelarti i dettagli». Le sorrido divertita sapendo che la sua curiosità non ha limiti. **** La sera... Non è come essere a San Giacomo nel fine settimana, ma mi sento comunque molto ispirata e così butto giù qualche riga su un quaderno... 11 settembre 2001, New York Nathan Il buio...è tutto ciò che rappresenta il mio stato d'animo in questo momento, ciò che sento dentro di me. Quante volte mi sono trovato a dover domare le fiamme che senza sosta e con una violenza inaudita disintegrano tutto ciò che le circonda? Quante? Un numero irragionevole di volte, ho perso addirittura il conto. Ma, questo giorno, non potrò mai dimenticarlo. Non potrà mai essere paragonato a nulla e rimarrà in me per sempre… «Cavoli! Non male come inizio». Non nego di sentirmi un po' turbata, proprio come quando le leggo, da semplice lettrice, certe storie struggenti. Questa volta però, che sono io a scriverla, mi sento coinvolta più di quanto avessi pensato di poter essere. Ho un leggero batticuore e forse è proprio questa la strada giusta e la storia giusta. Il rumore della porta di casa che si apre e si chiude mi fa sussultare, risvegliandomi improvvisamente da questo senso di emozione misto a inquietudine. Isotta corre via veloce dietro il divano, l'arrivo di Davide non è molto gradito visto che l'antipatia è reciproca. «Ciao cucciola». Si avvicina e mi bacia sulla fronte. «Ciao amore, com'è andata la partita?». «Come al solito. Cosa fai?». «Sto scrivendo». «Ah sì, dimenticavo, il grande romanzo del secolo». Si allontana da me con fare divertito. Diciamo che per lui, anche se non me lo dice in maniera esplicita per non ferirmi (e non si rende conto che con questo suo atteggiamento mi ferisce ancora di più), è solo una gran perdita di tempo. «So quello che pensi Davide, ma per me è importante, mi fa stare bene e poi credo molto in questo progetto». «Sofi, scherzo, ti sto solo prendendo un po' in giro. Non si può dirti nulla, sei così permalosa». «Tu hai la passione del calcio e nonostante sia uno sport che non amo particolarmente non ti ho mai deriso». Sbuffa quasi esasperato. «E va bene, scusami». Si avvicina di nuovo e mi dà un bacio a fior di labbra. Purtroppo, quell'alchimia che c'era tra di noi all'inizio si sta dissolvendo, pian piano, sempre più e sto davvero male per questo. Quando ci siamo conosciuti me ne invaghii subito, la sua bellezza non poteva di certo passare inosservata. Quella sera uscii dal lavoro e fui colta da un improvviso temporale. Mi riparai sotto la tettoia di un negozio nella speranza che la pioggia cessasse velocemente e all'improvviso si avvicinò questo bel ragazzo con i capelli neri cortissimi e gli occhi verdi, si presentò e si offrì di accompagnarmi sino al portone di casa, avendo lui un ombrello, come da perfetto gentiluomo. E da quel momento in poi cominciai a pensare che fosse l'amore della mia vita, perché per conquistarmi usò tutte le sue armi migliori. Ma con il tempo, purtroppo e molto spesso, il vero io di una persona viene fuori. Il suo egoismo è apparso prepotente. Sono sincera, ho degli alti e bassi; ci sono momenti in cui mi sembra di amarlo profondamente e altri in cui non sopporto di averlo vicino, ma lasciarsi, dopo due anni insieme, non è così semplice alle volte. Capitolo 3 10 dicembre 2015, San Giacomo SOFIA Davide starà fuori per lavoro tutto il fine settimana. Essendo un agente immobiliare può capitare che debba spostarsi per far vedere case ai propri clienti. Mi preparo una bella cioccolata calda e mi metto subito al computer per continuare il mio romanzo, dovrò anche decidere presto un titolo. Per il momento l'unica certezza è che il mio protagonista si chiama Nathan Porter ed è un vigile del fuoco. Per la bella di turno ci penserò ancora un po', non mi dispiace l'idea che per il momento sia solo e non si leghi a nessuna. Isotta è comodamente accoccolata sul divano ed io comincio a scrivere continuando il primo capitolo, mentre sorseggio la mia cioccolata… 11 settembre 2001, New York NATHAN Prima… Una mattinata tranquilla. Sono in cucina e sorseggio un caffè prima di cominciare il mio turno. Essere un vigile del fuoco in una città come New York non è facile, bisogna sempre stare in allerta anche se non si è in caserma. Per me è passione allo stato puro e adrenalina. Domare le fiamme, salvare persone in pericolo…Sono nato per questo, è la mia vita! Accendo la tv, faccio un rapido zapping, ma ogni canale trasmette la stessa cosa. Rimango per un attimo interdetto senza capire esattamente quel che succede, ma quando realizzo la tazza di caffè mi cade dalle mani. Non posso credere a quel che vedo. Il trillo del telefono mi risveglia in maniera brusca ma non perdo tempo a rispondere, tanto so già di cosa si tratta. Mi vesto velocemente ed esco di casa. Sembrava una mattinata tranquilla. Persone che raggiungono il proprio posto di lavoro, persone che sono lì per caso, persone che semplicemente sono lì nei dintorni, che vivono la loro giornata, ma in pochissimo tempo tutto è finito… Il campanello che suona con insistenza mi fa trasalire. Poso la tazza di cioccolata oramai piena per metà e gelata, mi dirigo verso la porta chiedendomi chi mai possa essere, forse la mia anziana vicina. Guardo dallo spioncino e rimango sorpresa nel vedere che si tratta di Giulia e Alice, le mie sorelle. Apro immediatamente. «Ma cosa ci fate qui? Che bella sorpresa!». Si guardano tra loro sospettose, per poi riversare nuovamente l'attenzione su di me. «Sei sicura ti faccia piacere? Dovresti vedere la tua faccia Sofi, sembra che tu abbia appena visto un fantasma!», commenta Alice, la più piccola tra noi. Effettivamente mi sento strana e turbata. Ero così concentrata su quello che stavo scrivendo, che quasi mi sembrava di essere entrata nella storia. Cerco di riprendermi e darmi un contegno. «Entrate su, ma certo che sono felice di vedervi», confermo mentre le abbraccio forte, «è solo che non me lo aspettavo, tutto qui». «Sorpresa, allora! Tutte e tre insieme come da bambine, ma senza mamma e papà che ci riprendevano quando ci vedevano spaventate, perché di nascosto ci raccontavamo storie dell'orrore sotto le lenzuola durante la notte». Cominciamo a ridere a crepapelle al ricordo. «Ora siamo adulte, è vero, ma nulla ci vieta di rifarlo stanotte. Non lo diremo a nessuno», dice Giulia con voce tremante e gesticolando, mentre mima un fantasma. «Ottima idea, direi». Sono davvero felice di averle qui. Tra di noi c'è sempre stato un legame molto speciale: nessun bisogno di grandi discorsi per capire una o l'altra, basta uno sguardo o un modo di fare, ed io ho capito benissimo che loro sono qui per starmi vicine in questo periodo in cui le cose con Davide non vanno bene. Alice si avvicina al computer curiosa. «Lo hai cominciato vedo, di cosa parla?». Si siedono entrambe sul divano mentre io mi avvicino alla piccola cucina e metto su il bollitore per preparare una cioccolata anche a loro. «Non ho ancora deciso un titolo, ma ho la trama abbastanza chiara. Il protagonista si chiama Nathan Porter ed è un vigilie del fuoco. Ho deciso di ambientare la storia a New York nel periodo del crollo delle torri gemelle. Essendo una vicenda che mi ha colpito molto ho deciso di raccontare una storia d'amore vissuta in quei giorni molto difficili. Non so, magari, lui salva una giovane ragazza da quella tragedia immane e se ne innamora, qualcosa del genere, insomma». Prendo un vassoio, vi poso sopra le tazze di cioccolata e mi siedo vicino a loro. «Mi sembra una bellissima storia, Sofi. E hai già deciso il nome della bella fortunata che cadrà tra le braccia dell'aitante pompiere?», domanda Alice maliziosa. «Non prendetemi per pazza, ma non ho ancora deciso. Non so spiegare...». Ho un attimo di incertezza nel continuare a parlare. Giulia e Alice si guardano, si tolgono le scarpe e rannicchiano comodamente le gambe, mentre cominciano a sorseggiare la cioccolata. «Siamo tutte orecchi», dice Giulia. Sorrido felice, è bello poter parlare con chi non ti giudica. «Ho scritto ancora pochissimo, ma, non so, quando comincio a battere i tasti del computer o a prendere qualche appunto sul blocchetto e faccio parlare Nathan, è come se provassi esattamente quello che prova lui. Vivo il suo stato d'animo. Quando leggo i romanzi che tanto amo provo queste sensazioni, ma non così profondamente da staccarmi completamente dalla realtà. Non so se mi sono spiegata bene». Le mie sorelle mi guardano, ma è Alice, come sempre, la prima a spezzare il silenzio che si è creato per pochi secondi. «Be', io non sarò un'esperta, leggo ma non quanto te, però, a mio modesto parere, credo sia una cosa positiva. Forse ogni scrittore che si rispetti deve provare ciò, altrimenti come fa a fare innamorare di sé un lettore, giusto Giulia?». Si rivolge a lei che sembra lievemente sotto shock. Balbetta qualcosa prima di rispondere. «Oooookayyyy, forse e dico forse, non stiamo valutando la cosa sotto tutti i punti di vista. Potrebbe anche c'entrare il fatto che le cose con Davide ultimamente non vanno proprio bene? Credo sia una possibile spiegazione». Giulia è la più razionale tra noi e devo dire che la stimo. Non avevo valutato questo punto di vista. «Sapete cosa vi dico? La risposta è da entrambe le parti. Io amo leggere e scrivere e quindi mi sento parte integrante delle storie e questo mi aiuta anche a staccare un po' la spina quando i miei pensieri vanno a Davide e al nostro rapporto che, anche se lui non ammette, va via via sgretolandosi». Comunque, ciò non toglie che dovrò affrontare il problema e parlarne con lui. Non posso più nascondermi dietro le mie fantasie.
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