La corda dell’arco suonava come quelle di un’arpa, aveva sentito il fratello definirlo semiprofessionale. Lo tendeva al massimo, al suo massimo, e lì, proprio in quel momento, capiva la natura profonda e inesorabile della differenza con lui, con il primogenito: la forza. La carabina pesava, pesava tanto. Se voleva prendere la mira doveva appoggiarla sulla spalliera di una sedia, la apriva ma non aveva il coraggio di caricarla e sparare, anche se soltanto a salve. Ma dove mai poteva averle nascoste le cartucce per armare quei giocattoli fenomenali, quel maledetto?! Piombini e frecce dove potevano nascondersi? Aveva solo pochi minuti per saziare gli occhi e le mani. Doveva uscire prima possibile da quella camera. Avrei voluto finire il giro delle stanze, ma non ce la faccio più. Però no

