Ethan
Esco dalla mia camera dopo aver fatto una doccia calda e indossato qualcosa di più presentabile rispetto ai miei soliti jeans e magliette nere.
Le mie ciocche sono leggermente bagnate, ma Ian mi aspetta in macchina da più di mezz'ora, ormai, e diventa insopportabile quando si lamenta di voler essere puntuale pure ad una festa.
Scuoto la testa mentalmente, chiedendomi come abbia fatto a diventare il mio migliore amico, ma invece di accontentarlo non riesco a fare a meno di rallentare e lanciare un'occhiata verso il divano, dove Valerie è seduta a gambe incrociate e con una smorfia di paura in volto, mentre fissa lo schermo portando dei pop corn all'altezza delle labbra.
La mia mascella si rilassa lentamente quando mi accorgo che indossa una tuta ridicola a fiori e una maglietta a maniche corte, facendomi notare quanto siano esili le sue braccia.
Corrugo la fronte quando i miei occhi finiscono sulla pelle pallida delle sue guance, notando che non ha il viso coperto di schifezze come al solito, mentre i suoi capelli sono raccolti in una strana coda disordinata e piena di noduli.
È così diversa che per un momento temo di essermi rivolto alla donna sbagliata.
Separo leggermente le labbra mentre passo affianco al divano, fissando la sua espressione concentrata: sembra quasi terrorizzata dal film, mentre sbatte più volte le palpebre e abbassa gli occhi sulle patatine che stringe sul grembo.
È così spaventata che sporge il labbro inferiore come una bambina, gonfiando le guance quando un urlo proviene dalla televisione.
Mi fermo all'istante, approfittando della presenza dei due ragazzini e dell'amica al suo fianco, quindi mi avvicino lentamente alle due donne, sedute l'una affianco all'altro, così vicine che le loro spalle si toccano.
Proprio quando Valerie sta per poggiare la fronte sulla spalla dell'amica, mi avvicino alle loro spalle e poggio entrambe le mani sul divano, abbassandomi alla loro altezza e avvicinando appositamente le la alla radice del collo di Valerie, prima che se ne accorga.
Cazzo! Deve smetterla di usare questo profumo!
È fottutamente buono!
«A dopo, principessa.»-sussurro, facendo raddrizzare la schiena alla donna al mio fianco, mentre Valerie rabbrividisce nel sentire il mio sospiro sulla sua pelle, per poi scattare in piedi non appena si accorge della mia presenza, puntandomi l'indice contro:
«Non... Non»-inizia a balbettare quando incrocia i miei occhi, mentre passa rapidamente gli occhi chiari per tutto il mio corpo, per poi riportarli nelle mie pupille: « chiamarmi con questi nomignoli!»-alza il mento per apparire il più minacciosa e sicura possibile, ma è più che ridicola con il suo pigiama e con i pop corn che stringe al petto, ma fingo un'espressione confusa e scocciata allo stesso tempo, per poi sospirare:
«Non mi riferivo a te.»-dico con un tono freddo, portando gli occhi sulla mora al mio fianco, di cui non ricordo nemmeno il nome, mentre lei dilata leggermente le pupille scure, senza trovare il coraggio di fiatare.
Con la coda dell'occhio vedo Valerie portare gli occhi più volte tra me e la sua amica, assumendo una smorfia perplessa e confusa allo stesso tempo, ma prima di darle la soddisfazione di obiettare faccio l'occhiolino alla mora timida a due millimetri dal suo volto, per poi lanciare un'occhiataccia a Valerie e voltarle le spalle, lasciandola pensierosa in mezzo al soggiorno con la punta del naso rossissima.
Trattengo un sorriso soddisfatto quando sbatto il portone alle mie spalle, ma non prima di sentirle urlare un:
«Bravo, vattene!»-che non fa altro che allargare il mio sorriso.
Stronza viziata!
Il sorriso mi muore sulle labbra e lascia il posto ad un'espressione seria quando entro in macchina:
«Tu hai seri problemi con la puntualità.»-dice tra i denti, cercando di trattenersi visibilmente, ma non do retta alle sue parole e mi affretto a chiedergli:
«Come si chiama l'amica?»-porto gli occhi fuori dal finestrino:
«Perchè?»-si affretta a chiedere, accendendo l'auto e facendomi alzare gli occhi al cielo per il suo insistere:
«Meredith.»-dice un paio di secondi dopo, quasi arrendendosi e sapendo già la risposta:
«Le vuoi tutte per te.»-sussurra subito dopo, mentre sul mio viso si fa spazio un sorriso malizioso.
«Meredith.»-ripeto tra me e me in un tono basso, passando la lingua tra le labbra quasi immaginando di sentire il suo sapore sulla mia bocca.
«Non fare cazzate.»-la sua voce è più distaccata del solito, mentre lo guardo abbassare le sopracciglia più volte, ma continuo a non ascoltarlo e rilascio continuare:
«È Valerie che devi scopare, non lei.»-mi ammonisce, facendomi alzare gli occhi al cielo e irrigidire la mascella.
Inclino la testa verso la sua parte:
«Odio quella donna.»-sussurro tra i denti, continuando subito dopo: «La immaginavo timida.»- ammetto, passando le dita tra i capelli per portarli indietro, per poi riportare gli occhi fuori dal finestrino.
«Ti capisco.»-sospira rumorosamente, guardandosi intorno in cerca di un parcheggio libero:
«Ma devi farle credere che ti interessa.»-aggiunge nell'esatto momento in cui spalanco la portiera e scendo dalla macchina, beandomi del suono della musica a palla che si sente già in lontananza.
So che ci tiene a me, ma non è mai stato d'accordo con il mio piano. È uno di quegli uomini che rispettano le donne e non ha mai avuto il coraggio di tradire una fidanzata.
Prova pena per Valerie e non vede l'ora che tutto questo incubo finisca, l'ho capito dal modo in cui la guarda solo di sfuggita, senza guardarla mai negli occhi o cercando di fare amicizia con lei come ha subito fatto come le mie ex, anche se viviamo in quella casa da nemmeno due giorni.
«Ora non voglio pensare a niente.»-gli do una pacca sulle spalle quando fa il giro della macchina per raggiungermi, mentre iniziamo ad avvicinarci alla villa del cugino di Ian.
Mi guardo intorno come se fosse la prima volta che vengo qui, notando che nulla è cambiato, nemmeno la stupidità di Jack:
«Eccovi! Vi siete persi una lite tra due bionde!»-ci viene incontro con un bicchiere colmo del liquido di cui ho bisogno in questo momento.
Mi limito ad alzare un angolo della bocca e roteare gli occhi al cielo quando la puzza di alcol e droga entra nelle mie narici, mentre continua a urlare per farsi sentire dalla musica.
L'unica ragione per cui vengo alle sue feste sono le donne che invita, così sofisticate ed esperte che non capisco cosa ci facciano nelle feste di questo rincoglionito.
Mi limito a seguirlo, lanciando una veloce occhiata a Ian al mio fianco, che si limita ad alzare le spalle arreso.
La mia espressione si rilassa quando ci indirizza verso un tavolo circondato da una piccola folla entusiasta, ma capisco il motivo delle urla e dei fischi solo quando i miei occhi finiscono sulla ragazza sdraiata sul tavolo, mentre un vecchio che avrà superato i cinquant'anni avvicina le labbra rugose alla sua pancia per afferrare una fetta di limoncello.
Quando i miei occhi finiscono sulla pelle chiara della ragazza e nella mia testa si ripete l'immagine delle braccia pallide di Valerie, distolgo subito gli occhi dalla scena e mi trattengo dall'allontanare questo bastardo dalla ragazzina, forse minorenne.
Volgo le spalle al tavolo e faccio un passo indietro per attirare l'attenzione del cameriere dall'altra parte del bancone, alzando due dita in aria.
«Rum cooler.»-ordino e aspetto che il bicchiere scivoli affianco alla mia mano sul bancone, per poi girarmi verso la folla che balla spensierata.
Poggio la schiena al pilastro vicino al banco, mentre porto il bicchiere alle labbra, stringendolo forte tra le dita mentre butto la testa indietro.
Vado in cerca con gli occhi di una donna della mia età che possa rispondere ai miei bisogni stasera, e raddrizzo la schiena quando mi sento osservare da una mora alta e snella a pochi metri di distanza, ma cambio idea quando mi accorgo che i suoi capelli sono ricci come quelli di Valerie.
Maledizione! Quella donna è ovunque!
Mi stacco dal muro agitato, dopo aver sbattuto il fondo del bicchiere sul marmo del banco, e mi dirigo verso la folla, con l'intenzione di afferrare per il braccio la prima donna che capiti e che non le assomigli affatto, e mi sembra di aver fatto la scelta migliore quando vedo girarsi lentamente una bionda, la quale allarga il sorriso non appena le mie dita circondano il suo gomito.
La guardo dalla testa ai piedi e ne rimango soddisfatto quando mi rendo conto che è alta come piace a me e con le curve al posto giusto, coperte dal sottile tessuto si un vestito nero.
E io ho sempre avuto un debole per il nero.
***
«Dove sei finito?»-chiedo con calma, in attesa che prima o poi risponda, ma al terzo squillo mi arrendo e spengo il telefono, rivolgendomi a Jack ormai per metà fatto.
«Tuo cugino?»-alzo il mento, facendo fatica a guardarlo negli occhi iniettati di sangue e circondati da una fascia così scura che posso scommettere che tra mezz'ora finirà in ospedale per overdose.
«L'ho portato a casa!»-scoppia a ridere all'improvviso, facendomi alzare gli occhi al cielo, ma annuisco alle sue parole, dato che non è la prima volta che ritorno a casa da solo.
Ian fa anche finta di amare le feste, ma non riesce a stare per più di mezz'ora in un luogo affollato.
Odio la puzza di sudore - cerca di giustificarsi ogni volta che lo prendo in giro, ma stasera mi devo ritenere fortunata dato che non ho bevuto.
Mi assicuro di aver portato il portafoglio e la patente, per poi fare un cenno con il capo a Jack, che in questo momento non sa nemmeno con chi sta parlando, per poi indirizzarmi verso la macchina parcheggiata.
Approfitto dell'assenza di Ian per accendere una sigaretta non appena faccio partire la macchina con le chiavi di riserva: lascio il fumo della sigaretta attraversare la mia faringe e iniziare a provocarmi un lieve bruciore.
Se lei fosse ancora viva rimarrebbe profondamente delusa dalla vita che sto facendo.
Non vedo i miei genitori da tre anni, ed è da tre anni che preferisco dimenticare quanto faccia schifo la mia vita andando in feste del cazzo e benvendo come un fottuto alcolizzato.
Sospiro e poggio la testa allo schienale del sedile quando fermo l'auto davanti alla villa di quella donna fastidiosa.
La luce che esce dalla finestra mi fa capire che è ancora sveglia, il che significa che devo sentirla lamentarsi di nuovo.
Trova sempre il modo di trovare un motivo per rompere le scatole e non so come farò a sedurla per colpa del suo carattere di merda.
Sbatto la portiera alle spalle e prendo un forte respiro mentre mi avvio verso l'ingresso e mi preparo ad affrontarla, ma aggrotto le sopracciglia quando faccio per aprire il portone e ascolto una risata proveniente dall'interno.
Non ho mai sentito ridere Valerie, ma posso scommettere che sia la sua risata, il che accelera il mio battito cardiaco e mi spinge ad aprire la porta, come se volessi guardarla sorridere a tutti i costi, anche se non appena entro smette di ridere all'istante.
Abbasso le sopracciglia e assumo un'espressione confusa quando incrocio i suoi occhi da lontano: il sorriso le muore sulle labbra e la solita smorfia infastidita ritorna sul suo viso quando si accorge della mia presenza, ma a confondermi non è il suo atteggiamento, quanto Ian che è seduto di fronte a lei sul divano, mentre la sua mano è poggiata sulla spalla di Valerie.
Sbatto il portone con più forza di quanto avrei voluto per attirare l'attenzione del mio amico, spostando più volte gli occhi tra Valerie e Ian con la mascella serrata.