CAPITOLO 1

641 Words
CAPITOLO 1 Non avevano appuntamento, solo una fretta del diavolo, i due che chiedevano di Paolo. La segretaria li fece accomodare. Il sole di fine settembre, ancora caldo spandeva i raggi nella stanza dall’eleganza sobria. Un’enorme libreria in ciliegio zeppa di libri, dossier e testi di ogni genere ricopriva le pareti. Paolo era alla scrivania. Si scusarono per il modo e si presentarono. Erano l’amministratore delegato e il direttore delle vendite della Nivica. Nella notte era stata rubata la formula del nuovo medicinale dal laboratorio di Zurigo. “Lo avremmo lanciato sul mercato il mese prossimo. Mirella Derosa, ci ha parlato di lei” disse Robert Zimmer. Paolo li osservava al di là dell’enorme tavolo in legno massiccio. Perché non rivolgersi a qualcuno su piazza? Accese una sigaretta, aspirò con calma una nota. Paul Zolder, che fino a quel momento aveva fatto scorrere lo sguardo sui tappeti, intervenne “Un mese fa abbiamo assunto un tecnico di laboratorio, John Smith, che inspiegabilmente ieri si è licenziato. In tutto il periodo che ha lavorato con noi è stato coscienzioso senza brillare. Inoltre, un paio di settimane fa la porta del laboratorio è stata forzata. Non è stato rubato nulla e chiunque sia entrato non può essersi trattenuto più di dieci minuti. Abbiamo aumentato la sorveglianza e le precauzioni per proteggere la formula da tentativi di furto, cosa usuale quando manca poco al lancio di un prodotto come quello. Il documento era in una valigetta a prova di bomba, chiusa in cassaforte che per essere aperta richiede la presenza di noi quattro, Zimmer, Bauer, il maggior azionista della società, il professor Selesi direttore del laboratorio ed io. La cassaforte non è stata forzata, l’antifurto non ha suonato, gli uomini della sicurezza non si sono accorti di nulla e il ladro se ne è andato indisturbato”. Paolo distolse gli occhi dal salottino di pelle azzurra, per rivolgersi a Zimmer “Qual è il valore commerciale della formula? Chi poteva avere interesse a venderla alla concorrenza?”. Zimmer ci pensò un momento “Milioni di euro. Chi avrebbe avuto interesse? Tutti”. Seguirono le domande, sulla copertura assicurativa, chi sapeva della formula, quanti andavano e venivano dall’azienda. Zolder fornì tutte le informazioni, e dopo un paio d’ore di conversazione, Paolo accettò il caso. Disse loro di rivolgersi alla segretaria per i dettagli economici. Rifletté ancora un po’, poi, spostò i suoi pensieri all’appuntamento successivo con i genitori di Marco. Fra interrogativi e pensieri indugiò più del dovuto. Si accorse di essere in ritardo. Davanti al ristorante non vide nessuno. Entrò e il caposala lo condusse al tavolo. Pochi convenevoli e il fratello di Marco, disse che volevano indagasse sulla sua morte. “Dovrò avere dettagli e informazioni”. Parlarono delle indagini ufficiali e di quanto era emerso. Non molto. Marco lasciava il Brasile per lungo tempo. Aveva trascorso la mattinata a sistemare le ultime cose, consegnato i pacchi allo spedizioniere e pranzato sotto casa. Verso le diciotto un taxi lo aveva accompagnato in aeroporto. Dopo le formalità d’imbarco, aspettava al bar la chiamata del volo. Poi, più niente. Una cameriera aveva visto due uomini sedersi al suo tavolo e parlottare con lui per una decina di minuti. Circa un’ora dopo, Marco aveva lasciato il bar. Un barbone sosteneva di averlo visto entrare alla toilette, ma non uscire. Testimonianza che la polizia considerava poco attendibile. Volevano sapere cosa fosse successo all’aeroporto, chi lo aveva ucciso e perché. Marco, in una telefonata, qualche giorno prima, aveva detto ‘Tutte le strade portano a Torino. Il mondo è piccolo e prima o poi ci si ritrova, anche se uno non vuole…’. “Mi serve un elenco completo dei luoghi dove Marco si muoveva, delle persone che frequentava. I verbali di polizia, tutto quanto” disse Paolo. Il padre gli porse un dossier. Al rientro, la segretaria lo investì con telefonate, clienti in attesa e un pacchetto appena arrivato. Richiamò un paio di numeri, prese il piccolo involucro e andò alla scrivania, lo aprì e trovò un anello a testa di toro e un biglietto ‘Quando l’amore non muore, uccide’.
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