Una campagna di erbacce rigide, di cardi e di ciuffi di ortiche. Tra i ciuffi di questa rigida e vigorosa vegetazione c’erano dappertutto latte ammaccate, zacchere e rotoli di escremento secco. Una fioca luce di palude pareva sprigionarsi a fatica da tutta quell’immondizia attraverso il verde grigio delle erbacce ispide. Un cattivo odore, fiacco e immondo come la luce, saliva a spire di tra le latte e lo sterco rancido incrostato. C’erano esseri in questa campagna: uno, tre, sei; esseri che si muovevano per la campagna, su e giù. Esseri capriformi con visi umani, la fronte cornuta, una barbetta rada, e d’un colore grigio come la gomma. La malizia del vizio riluceva nei loro occhi duri, mentre quelli si muovevano in su e in giù, trascinandosi dietro lunghe code. Una smorfia di crudele malv

