Ella si chinò, prese la chiave e caricò il cilindro ispido. S'udì il ronzio del calabrone nell'orciuolo. Ella accostò la mano per sentire l'aura della doppia aletta girante. Poi richiuse il coperchio, lo ricoprì col quadro di seta ch'era un conopeo di ciborio. — L'ho portato sempre con me, il mio scarabillo. Qualche volta lo lascio dormire in fondo a un baule o a un tiretto per mesi e mesi. Poi lo risveglio. E m'incanta e mi culla ancóra. Mi ricordo che quando ero bimba facevo gighe e volte e sarrabande, sola sola, intorno alla scatola posata per terra. Ma come mai stasera lo scarabillo della mia innocenza ha accompagnato la danza della mia perdizione, Aini? Ella rigò d'un riso esiguo la sua malinconia; poi tacque, ascoltando la voce piccola e infinita. Era un gran silenzio, con qualche

