Il dì venti d'aprile, verso sera, Paolo Tarsis ebbe dallo statuario il messaggio promesso. I fuochi erano accesi, sotto la tettoia del fonditore. Il metallo si struggeva nel bacino. La statua aspettava per tutte le sue vene avide il sangue rovente, vestita dalla tonaca di terra, in fondo alla fossa fusoria. Un altro degli Schiavi michelangioleschi, con un colpo di spalla e un colpo di ginocchio, era per isprigionarsi dall'aspra ganga e per imbracciare le ali come clìpei. «Dàgli, con la spalla col ginocchio e col pugno, dàgli forte, dà la buona stratta come la stratta della morte; ché il vento gira al largo e ridonda, e risona come il bronzo sonante, nel battito del mare.» Sotto la sua tettoia ardeatina, anch'egli aveva acceso i suoi fuochi. Tutto il giorno aveva lavorato intorno al suo gr
Download by scanning the QR code to get countless free stories and daily updated books


