La via Emilia

2112 Words
La via Emilia Annamaria Fassio correva la fantasia, fra la via Emilia e il West Francesco Guccini, Piccola Città “Ehi, Anatra, occhio che c’è un incidente a Modena Sud. Ti conviene uscire finché sei in tempo”. “Anatra Selvaggia, hai inteso quello che ha appena detto Vasco?”. “Qui Parigi Due, cazzo, rispondete. Dov’è l’incidente?”. “Ne so quanto te, Parigi”. “Vasco, Vasco, mi senti o cosa?”. “Sei qui con me, Parigi, non ti ho mai mollato. Sono sul raccordo perché mi fermo dalla Luigina per una bella fagiolata. Perché non mi raggiungi?”. “Merda, mi piacerebbe, ma sono già in coda”. “Te l’avevo detto io. Anatra s’è visto?”. “È dietro di me, credo”. “Un po’ di musica, ragazzi?”. “’Fanculo Anatra! Mi sa che ne avremo almeno per un’ora... Sapete qualcosa dell’incidente? È coinvolto qualcuno che conosciamo?”. “Non credo, no...”. “Com’è l’Emilia?”. “Abbastanza sgombra per ora”. “Ehi Vasco perché non ne approfitti per un pompino veloce con la Bambi?”. “Oggi non è il suo giorno, e poi lei non fa pompini. Cazzo, Anatra, devo sempre ripeterti tutto?”. “Qui Cruise Sette. Si sa qualcosa di Rex Dieci?”. “No, perché?”. “Era davanti a me... Non vorrei fosse coinvolto nell’incidente”. “Non ne ho idea. Qui Anatra Selvaggia, rispondi Rex Dieci... Rex Dieci mi senti?”. “Qui Parigi Due. Sono sempre in coda, e si è messo pure a piovere”. “Sparati una sega, Parigi Due”. “Qui Vasco. Sono arrivato da Luigina perciò chiudo. Buona fortuna, ragazzi!”. “Qui Cruise Sette. Non riesco a mettermi in contatto con Rex Dieci. Qualcuno mi sa dire dov’è?”. “Qui Anatra Selvaggia, rispondi Rex Dieci... Rex Dieci mi senti?”. Vasco gli diceva: “Rex, La Bambi è eccezionale. Ha due tette grosse come meloni e un culo a mandolino che vieni solo a guardarlo. Sta sempre al bivio per Parizano, hai presente dove c’è il faidate? Ecco proprio lì... Al giovedì e al lunedì”. “E gli altri giorni?”. “Gli altri giorni non so. Però se vuoi fartela devi telefonarle almeno due ore prima”. “Cazzo, Vasco, io due ore prima chissà dove sono!”. “E allora? Una bella scopata devi programmarla con cura, ti devi preparare, devi assaporare l’attesa. Mica puoi fare le cose in fretta”. Rex beve un lungo sorso d’acqua minerale e guarda la strada stendersi diritta davanti a lui. Dalla cabina di guida i suoi occhi spaziano lontano, indugiano sui campi e sugli alberi che si confondono in una nebbiolina sporca. In questo tratto della via Emilia non c’è altro, ma il miracolo dura poco. Subito dopo quel campanile, cominciano i capannoni industriali, le officine, i centri commerciali dove lui va a fare la spesa con Teresa e i bambini. Teresa è una patita dei centri commerciali, non ha altro nella vita, se non allevare i bambini ed aspettare che lui ritorni. Una donna insignificante. Non brutta, ma insignificante: capelli di un biondo slavato, occhi così così, bocca idem. Un bel corpo, però, che lei mortifica vestendosi con tute e scarpacce da tennis. Solo quando vanno a fare compere si mette in ghingheri, peccato che gli abiti che indossa non incontrino i gusti di Rex. A Rex piacciono le tinte forti, i colori sgargianti, i tacchi a spillo. Forse è per questo motivo che ha cominciato ad andare con tutte quelle che gli capitano a tiro: le giovani donne che incontra nei bar della via Emilia subito dopo Bologna e prima di Imola, le casalinghe annoiate (queste sono le migliori) che rimorchia quando va a fare la spesa all’ipermercato di Sant’Ilario, le puttane che accendono i loro falò sulla tangenziale... Da Reggio a Rimini la numero 9 è territorio suo, questo è poco ma sicuro. Rex beve dell’altra acqua e fissa accigliato la strada. “Vasco ci sei sempre?”. “Eccomi qua, Rex Dieci”. “Passami il numero di cellulare di questa Bambi, dai”. “Qui Cruise Sette. Passamelo anche a me”. “Qui Anatra Selvaggia. Anch’io ci farei un pensierino, Vasco”. “Minchia ragazzi, mi avete preso per il suo ruffiano?”. La strada si stende davanti a loro bianca e grigia. Fra poco si alzerà la nebbia e allora sparirà tutto: i campi, il contorno degli alberi, i centri commerciali, il bivio per Parizano dove la Bambi aspetta i clienti battendo impaziente i tacchetti sull’asfalto. Ha i capelli biondissimi e sciolti sulle spalle: una cascata di riccioli profumati di balsamo. Lui affonda il viso in quella morbidezza setosa. Ha un vestito rosso fiamma, cortissimo e scollato. Lui fissa avido il seno che pare esplodere dalla scollatura. Ha una borsa di pelle nera, abbastanza grande, che porta a bandoliera come le ragazzine. Lui dice “ma che cazzo tieni in questa valigia?”, e gliela sfila dalle spalle e l’appoggia sul sedile anteriore. Ha dei sandaletti di vernice nera, con almeno dieci centimetri di tacco; le scarpe finiscono una di qua, l’altra di là e lui le massaggia le dita dei piedi in una carezza lunga e dolce, tanto c’è tempo, vero Bambi? Le sue gambe sono lunghissime e senza calze; la mano di Vasco le percorre piano, indugiando sulla pelle morbida, sulla peluria bionda, sulla rotondità del ginocchio. Il suo perizoma è rosso come l’abito che ora è arrotolato sulla pancia in un salsicciotto morbido e lucente. Lei apre finalmente le gambe e mostra orgogliosa la sua fica bionda. “Ecco la via Emilia” dice sorridendo e Vasco tuffa il viso e, avido, gliela mangia. Teresa non ha mai voluto farsi guardare. Loro due l’amore lo fanno con la luce spenta, stando attenti a non far rumore per via dei bambini. I marmocchi dormono quattro stanze oltre la loro e quindi non possono oggettivamente sentirli, ma Teresa è fatta così. E del resto scopano molto raramente. Teresa accampa spesso delle scuse: ho la cistite, mi sono venute le mie cose in anticipo, sono nel mese in cui non prendo la pillola, ho un mal di testa, ma un mal di testa... In genere Rex non la sta a sentire perché quando ne ha voglia non ragiona più. La prende con forza e viene subito. Questo è un problema, bisogna ammetterlo, ma gli succede soltanto con Teresa. “Con le altre no, davvero dottore, con le altre donne sono un drago”. Un giorno Teresa scopre una macchia di rossetto sulle sue mutande e aspetta che i marmocchi siano a giocare dai Ronconi, per fargli una bella scenata di gelosia. “Mi tradisci vero? Chissà con quante donne vai durante il giorno, e io qui a sbattermi con i bambini, che nemmeno lo sai la fatica che faccio per allevarli come si deve. E tu non ci sei mai, e quando ci sei mi tratti come se io fossi la tua serva... D’ora in poi le tue mutande sporche non te le lavo più, garantito. Con o senza rossetto”. Una menata pazzesca che finisce soltanto quando Rex la porta all’Ipercoop di Bologna, dove lei compra di tutto in un’orgia di spese che pare non finire mai. Però alla sera, quando si coricano, non gliela vuol dare e Rex deve quasi violentarla. Una frigida, pensa sempre, mi è toccata in moglie una frigida. E così telefona all’Adele di Castelfranco, alla Roberta che abita su a Sassuolo, alla Tiziana che batte a Modena, alla Paola che ha la sua zona operativa allo scalo della stazione di Piacenza. Il suo camion, un bestione enorme rosso e nero, diventa la sua seconda casa, e nella cuccetta si accumulano gli odori e gli umori di Adele, Roberta, Tiziana e di un centinaio d’altre che lui nemmeno ricorda. Ma la Bambi no. La Bambi lui ancora non se l’è fatta. Una mattina d’estate Anatra e Parigi si scopano a turno la Bambi. Sono all’“Orlando”, un alberghetto vicino allo svincolo di Bologna Nord e a fianco della discoteca “Via Emilia”. “Com’è la tua topa, dolcezza?”, fa Parigi. È in mutande e la sua erezione sembra perforare la stoffa leggera. Bambi scoppia a ridere e si butta in un’imitazione semiseria della lap dance. Parigi la prende dietro, con sua moglie non ci riesce mai, e ha un orgasmo in contemporanea con Bambi. O quasi. Poi fumano una sigaretta, la mano di Parigi che fruga tra i peli biondi e Bambi quasi all’improvviso viene un’altra volta. Si lasciano con un piccolo bacio all’angolo della bocca. Come due fratelli, come due amici. Con Anatra, invece, è diverso. Bambi esegue il numero che l’ha resa famosa (Ecco la via Emilia!) in modo svogliato, ma Anatra non se ne accorge quasi. Gli rimane solo un vago rimpianto e una sensazione d’ incompletezza e di vuoto. Quando lasciano l’”Orlando” è passato mezzogiorno e davanti all’albergo il campo di granoturco è un miraggio affogato nei vapori azzurrini dell’ossido di carbonio. “Qui Anatra Selvaggia, avete visto cosa è successo?”. “Non lo so, io sono sempre in coda. Sto passando adesso dal cavalcavia di Portile”. “Dei fottutissimi vitelli, Parigi Due”. “Vitelli cosa?”. “Si è ribaltato un Tir francese carico di vitelli. Qui c’è un macello incredibile! Ci vorranno ore prima che sgomberino la carreggiata”. “Fatti una bistecca nel frattempo. Con tutti quei vitelli!”. “Mi prendi per il culo? Oddio, oddio!”. “Che c’è adesso?”. “Sangue dappertutto! Un autentico inferno”. “Si sa niente di Vasco?”. “Si è tolto dalla merda un’ora fa”. “Sì, questo lo so ma adesso dov’è?”. “Sono qui sulla Nove, Cruise Sette. Ho appena messo in moto...”. “Com’è la strada?”. “Incasinata, però ci si muove”. “E Rex Dieci? Sono preoccupato per lui... È da un po’ che non lo sento”. “Cruise Sette la smetti di fare il menagramo? Magari si starà facendo la Bambi, eh Vasco?”. “Probabile, io il numero gliel’ho dato”. Rex sapeva cosa avrebbe fatto alla Bambi. Per prima cosa l’avrebbe fatta adagiare nella sua cuccetta. Aveva pure cambiato le lenzuola e la coperta. Questa l’aveva comprata all’Ikea di Casalecchio per quattro euro, un prezzo ridicolo. Ne aveva presa una anche per Teresa, tanto per ingraziarsela al suo ritorno. Aveva messo in fresco sei lattine di birra perché, stando a quello che gli aveva detto Vasco, la Bambi adorava la birra. Rex sapeva cosa avrebbe fatto alla Bambi. L’avrebbe spogliata lentamente, poi l’avrebbe baciata partendo dalle labbra per poi scendere sempre più giù sino ad arrivare alla via Emilia. Un paradiso, gli aveva raccontato Vasco, un autentico paradiso. La sua passera è dolce come il miele, il suo culo bianco come la panna. Io me la mangio lentamente e quando lei è pronta me la sgroppo che è un piacere. Rex sapeva cosa avrebbe fatto alla Bambi. L’avrebbe leccata, assaggiata, mangiata, bevuta e poi l’avrebbe scopata sino a stordirla. Sono duecento euro, pompini esclusi. Al telefono aveva una voce bassa e roca che l’aveva subito arrapato. Domani a Parizano, alle dieci del mattino. Non ti puoi sbagliare. Rex sapeva esattamente cosa avrebbe fatto alla Bambi. “Alfa Sette, abbiamo un incidente a Modena Sud, all’altezza di San Donnino. Portarsi immediatamente in zona”. “Ricevuto. Stiamo già andandoci. Com’è il traffico?”. “Di merda, come sempre”. “Alfa Sette, Alfa Sette. Che fine ha fatto il veterinario, che qui non si vede ancora nessuno?”. “Bigazzi, mi senti? Sto andando a San Donnino... Con me c’è il commissario Marino... Sì, certo, aspetta che te la passo”. “Dunque, Bigazzi, non si tratta più dell’incidente dei vitelli. Di quello se ne stanno occupando i colleghi della stradale... Hanno trovato un uomo, un camionista... A San Donnino, sì... È stato ucciso. Pare gli abbiano tagliato il pisello... Beh, senti, io ti dico soltanto quello che mi hanno riferito... Un delitto mafioso? Ma dai, Bigazzi! Allora avvisi tu il GIP? Sì, d’accordo, ci vediamo a San Donnino”. “Sono Bigazzi. Ho appena parlato con la Marino... No, i vitelli non c’entrano niente... E che ne so del veterinario, io? Insomma mi fai parlare, o cosa. C’è stato un delitto, l’ho saputo adesso dalla Marino. A San Donnino, precisamente. Avete già un fermo? E bravi i miei ragazzi! Bambi, dici? Cosa mi rappresenta questo nome? È schedata? No, eh? Beh lo sarà presto, a quanto pare. Sì, tranquillo, sto arrivando... Aggiorna tu la Marino, eh? ché quella è una scassacazzi!”. “Alfa Sette, Alfa Sette. Stiamo ancora aspettando il veterinario. Un’emergenza, dici? Ma porco giuda, proprio ora? Sì, sì, piove. Un diluvio ti dico. L’hai sentito su “Onda Verde”? Ma dirottare cosa, porco schifo? Che ormai sulla via Emilia non ci passa più nemmeno uno spillo”. Rex la vide ferma all’incrocio per Parizano, i capelli sciolti sulle spalle, la minigonna turchese aderentissima, una maglietta che appena le copriva il seno. Aspettava tranquilla fumando e guardando la statale. In quell’aria grigia e umida di pioggia, Bambi era un’autentica apparizione. Solare, piena di vita, luminosa come una mattina d’estate. Rex ce l’aveva già duro in modo indecente e credette di capire appieno le parole di Vasco: ti devi preparare, devi assaporare l’attesa. “Io sono pronto” sussurrò aprendo il portellone. “Io sono pronto, Bambi”. Mi chiamo Teresa Bartolini e ho ucciso mio marito. Sì, sul lavoro mi faccio chiamare Bambi. Perché? Mi sembrava un nome carino, no? Perché l’ho ucciso? Lui mi tradiva, mi tradiva in continuazione. Da Reggio a Rimini credo che se le sia fatte tutte... Così l’ho ucciso e poi gli ho tagliato il suo coso... Ce l’ho ancora qui in borsa perché non sapevo dove metterlo e mi spiaceva lasciarlo per strada. Così l’ho incartato per bene in questa borsina termica che io e Rex, mio marito, abbiamo comprato all’Ipercoop di Bologna. È un po’ ingombrante, ma non ho trovato altro... Io sono diventata Bambi perché volevo vendicarmi di tutte le ingiustizie che ho patito. Non è stato difficile diventare Bambi... La parrucca l’ho comprata al centro commerciale di Sant’Ilario, i vestiti invece a Rimini una volta che c’ero andata con i bambini. Mi piace trasformarmi, cambiare, diventare un’altra persona. Mi faccio pagare duecento euro che non sono poi tanti, viste le spese che devo sostenere. Quali spese? Ma il cellulare nuovo, ad esempio, la baby sitter per i bambini, i vestiti, la biancheria intima, la benzina... Quanto è durata questa storia? Abbastanza, meno di un anno comunque. Mi spiace che sia finita, ci avevo preso gusto, mi sentivo libera. Una sensazione bellissima.
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