Malinconoia
Oggi le nuvole hanno deciso di oscurare il cielo, l’aria è fresca e il mare increspato da minuscole onde che si rincorrono.
Ricordare Robert mi fa stare bene anche se mi si stringe il cuore. Lui sarà sempre con me, sempre.
Ho voglia di rivedere Alessio, il suo buonumore mi contagia.
In una serata come questa non si può restare da soli, troppa malinconia.
Esco e mi dirigo a casa sua, ma sento qualcuno che parla a voce alta e non è lui, è la voce di qualcun altro.
Mi fermo, non ho voglia di fare nuove amicizie. Scenderò in spiaggia e magari se mi vedrà dalla finestra sarà lui a raggiungermi, con o senza amico. Ma rimango ad aspettare invano, nessuno mi vede, solo il mare mi guarda e mi parla in una lingua atavica che tutti hanno ormai dimenticato, me compresa.
Torno a casa un po’ malinconica, ma in giardino intravedo una macchina parcheggiata e non credo ai miei occhi: Fabrizio!
Stasera non sarò da sola e spero che rimarrà per un po’, lo spero tanto.
Capitolo 6
Dopo quella sera ci sentimmo quasi sempre al telefono, non ci fu più occasione di incontrarci. Diceva di essere fuori per lavoro, era un architetto e lavorava per una ditta inglese che lo costringeva spesso a viaggiare. Ma alle 22, puntuale come un orologio svizzero, il mio cellulare squillava e la sua voce mi faceva risprofondare in un liquido caldo e setoso, che mi cullava l’anima.
I suoi racconti accompagnavano il mio sonno, vedevo con i suoi occhi i luoghi che aveva conosciuto, le terre lontane e la gente con cui condivideva le sue ore. Ero lì con lui e volavamo insieme, era bello ascoltarlo, ogni volta sapeva trascinarmi in posti senza tempo e senza confini, ero tutto così magico! Era meraviglioso poter condividere emozioni e sogni fino ad allora fatti solo da me e sempre ad occhi chiusi.
Lui era sempre con me, lo sentivo vicino in ogni istante, in ogni azione, non ero più sola, era come se vegliasse su di me, sul mio respiro e io mi sentivo leggera e piena.
Avrei tanto voluto rivederlo ma non osavo chiederlo quando mi chiamava, non avevo il coraggio di domandargli se era tornato in città o se era ancora via; in fondo, questa lontananza fisica un po’ mi tranquillizzava. Ma una sera mi chiese se avrei voluto passare con lui il week-end, mi avrebbe portata in un posto speciale, ma non mi disse dove, sarebbe stata una sorpresa.
Io naturalmente accettai senza alcuna titubanza.
Passò a prendermi venerdì sera. Rivederlo materializzarsi di nuovo dinnanzi a me dopo tanto tempo fu un’emozione indescrivibile. Quell’uomo aveva su di me un effetto mai provato con nessuno. Mi spaventava un po’ il fatto di non riuscire a gestire le mie emozioni dinnanzi a lui, ma adoravo quella sensazione di momentaneo smarrimento, perché quello che seguiva era un oceano di calore e pace.
Quando scese dalla sua enorme auto e mi venne incontro con quel suo sorriso enigmatico e immensamente seducente, le mie gambe divennero molli. Quando poi si avvicinò per salutarmi e darmi un bacio sulla guancia dicendo ad alta voce quello che anch’io stavo pensando in quel momento, e cioè che era meravigliosamente bello rivederlo, io ero già in iperventilazione e il cuore batteva con una tale frenesia che temevo potesse scoppiare.
Lui sembrava accorgersi dell’effetto che aveva su di me e fu così premuroso nell’accompagnarmi in auto, assicurandosi che fossi a mio agio sul sedile di quel grande fuoristrada!
Era molto protettivo nei miei confronti, forse troppo e troppo “rispettoso”. Il mio corpo fremeva quando mi sfiorava ma lui sembrava mantenere una certa distanza di sicurezza, come se davvero temesse il calore della mia carne. La sua voce mi accarezzava, però, e io adoravo ascoltarlo parlare. In macchina, dentro quella piccola alcova, la sua presenza riempiva il mio mondo, dominava la mia mente e il resto, tutto il resto, non era importante.
Non capivo dove fossimo diretti, non guardavo neppure la strada, non mi importava: stare con lui, ascoltarlo parlare, osservarlo vivere, era quello che più desideravo.
La sua voce mi cullò per tutto il tragitto e a un certo punto mi addormentai quasi all’improvviso. Quando riaprii gli occhi, l’auto era ferma, lui mi era accanto e in silenzio mi osservava con una dolcezza infinita:
“Siamo arrivati!” mi disse sorridendo. Poi scese, fece il giro e venne ad aprirmi lo sportello.
Una ventata di aria frizzante e fresca si intrufolò nell’abitacolo e mi svegliò completamente.
Fuori era già buio, la luna si era nascosta dietro le nuvole e i miei occhi faticavano a mettere a fuoco il paesaggio esterno all’abitacolo, ancora illuminato dalle luci di cortesia.
Mi feci coraggio e scesi sulle gambe ancora incerte, mi guardai intorno: alberi giganteschi circondavano lo spiazzo dove c’eravamo fermati e una casa enorme si incastrava, quasi mimetizzata tra i loro rami.
Eravamo in montagna, mi aveva portato nella sua baita, nel suo rifugio.