Chapter 13

2227 Words
Felipe Cap.6 Ricordo perfettamente il sapore di quelle labbra calde e la sensazione che mi diedero di piacere assoluto, d’estasi infinita e mai assolutamente provata prima d’allora, un trasporto così totale da perdita dei sensi. Mi ritrovai infatti sul divano del salotto senza sapere come c’eravamo arrivati. I suoi occhi ardevano di un fuoco caldo e ipnotico, ne ebbi quasi paura, ma pensai che stessero riflettendo le fiamme del camino accanto. Disse che stava aspettando questo momento da tutta una vita, che la sensazione che gli procurava la mie pelle calda placava la sua ansia, la sua angoscia. Disse che avrebbe fatto di tutto per proteggermi dal dolore e mi strinse forte a sé. Poi la carne ebbe il sopravvento e divenni acqua sotto quelle dita di velluto che sapevano sciogliermi e sconvolgermi i sensi. Credo di non aver mai desiderato così tanto qualcuno e in una maniera così totale. Alessio mi riporta al presente con un sonoro bacio sul capo. Si è svegliato tardissimo, stanotte abbiamo fatto le ore piccole parlando di noi, dei nostri ex, di gioie e dolori passati e recenti, sembra felice di essere rimasto con me stanotte, ci facciamo molta compagnia. “Perché non mi hai svegliato? Non mi piace fare colazione da solo.” “Dormivi così beatamente, è comodo il lettone degli ospiti?” “Troppo, mi ero completamente dimenticato che ero a casa tua.” Si avvicina e sbircia nel computer. “Mmm, scrivi un libro? Di che parla?” “Fantasy, forse, non lo so nemmeno io ancora” taglio corto perché non ho voglia di condividere quella parte della mia vita con qualcuno, non ancora, non prima della conclusione, se ce ne sarà una. Lui mi guarda negli occhi e mi sorride, capisco che non ci crede ma rispetta la mia decisione e non mi fa più domande. Si siede vicino a me sulla seggiola accanto al tavolino apparecchiato e mangia una brioche. “Sai cosa stavo pensando? Stavo pensando che sei stata carinissima con me e voglio sdebitarmi.” “Fai pure” gli dico io divertita. “Ti voglio riportare sull’isola, voglio andare in quel villaggio di cui mi parlavano i miei amici, ci meritiamo un momento di tregua dagli affanni e dai pensieri difficili. Che ne dici?” Sembra essersi completamente dimenticato di Valerio e delle sue minacce. “Pare sia immerso in una natura selvaggia e meravigliosa e che il mare sia da cartolina, potremmo prendere un bungalow e passarci una notte, ti va?” “Mmm, tu mi tenti!” Penso che la cosa possa dar fastidio a Fabrizio ma sono tentata sul serio, ho proprio voglia di un po’ di vita. “Ok, andiamo!” Esulta e dopo mezz’ora scompare per andare a prepararsi la borsa da viaggio. Io preparo qualche vestito e la roba necessaria per passare una notte fuori. Parto con Alessio, che mi ispira fiducia, che è tenero, fresco e spontaneo come un bambino. Arriviamo a Porto Salvo a mezzogiorno, mangiamo qualcosa nel primo ristorantino che incontriamo e poi riprendiamo il viaggio in moto per arrivare a destinazione. Ci arrampichiamo lungo stradine sterrate e poco praticate che serpeggiano all’interno di una fitta boscaglia e dopo una buona mezzora di curve, salite e discese, sbuchiamo in una piccolissima baia dal mare calmo e cristallino. Un angolo di respiro e luce dopo tanta ombra. La spiaggia è bianchissima, quasi brillante sotto i raggi del sole ed è fine e morbida, meravigliosa! Verso l’interno, cede il posto alla fitta vegetazione e tra un pino e l’altro sorgono deliziosi bungalow di paglia e legno che sembrano nati più per volere di madre natura che dalla sapiente mano dell’uomo, appartengono al villaggio che è sorto all’interno. “Che ti dicevo? È bellissimo qui!” Rimango estasiata alla vista di tale angolo di paradiso e Ale ne approfitta per mollarmi sulla spiaggia e andare a chiedere se è rimasto qualche bungalow libero per stasera. Per fortuna torna raggiante, ne è rimasto uno. Ci incamminiamo verso la nostra capannina numero 17. L’interno è da sogno da mille e una notte. Nel centro della stanza fa sfoggio di sé un magnifico lettone a baldacchino fatto di canne di bambù. È impreziosito da leggerissime tende d’organza bianche che si muovono accarezzate dalla brezza marina che s’intrufola dalle finestre. A terra c’è un grande tappeto di cotone lavorato a mano, dai colori caldi, esotici, in un angolo c’è un piccolo frigobar e dall’altra parte un salottino di vimini con morbidi cuscini color panna e una piccola televisione in bianco e nero. È veramente un posto magico, senza tempo. Ale si butta sul lettone a braccia larghe e pancia in su, è entusiasta, io lo seguo, sono un po’ stanca ma felice di aver accettato l’invito. Sapevo che il mio talentuoso vicino mi avrebbe regalato un momento di sana emozione. La mia vita è così priva di stimoli, a volte, che mi sento soffocare dall’apatia. “Spero non ti dia fastidio dormire nello stesso letto, altrimenti mi arrangio fuori sull’amaca!” “Ma no, dormi pure qui, tanto sei innocuo, vero?” “Diciamo di sì” e sbotta in una fragorosa risata. La sua vicinanza, la sua fisicità non mi turba, sarà che ha un’aria così femminea, così pura! Ci riposiamo un po’ e dopo aver sistemato la roba nell’armadio ci fiondiamo fuori e ci immergiamo in quello splendido mare. L’acqua è calda, quasi immobile, l’insenatura è così stretta da trasformare quel pezzo di mare in una deliziosa piscina naturale. Il cielo sopra di noi è di un azzurro intenso e l’aria così limpida che le nuvole, sparse a spruzzi qua e là, sembrano brillare, tanto sono definite. Ale è un bambino gioioso, sembra una persona diversa da ieri, scherza, mi bagna e cerca di trascinarmi giù, è proprio vero che l’anima di certe persone particolari e rare è multisfaccettata e imprevedibile. La fame presto prende il sopravvento e, dopo esserci ripuliti e sistemati, ci incamminiamo verso la capanna centrale, quella più grande, dove c’è il ristorante e una specie di sala all’aperto con una grande pista da ballo e tavolini disposti tutto intorno. Hanno già acceso le luci dei lampioni anche se il cielo è ancora blu dai riflessi cangianti, ci sediamo su questa grande terrazza di legno illuminata a festa da minuscole luci colorate. Ci facciamo servire un aperitivo perché ancora è troppo presto per la cena. Siamo i primi ospiti seduti a tavola a quell’ora. Alle venti un complessino del luogo si sistema accanto a noi e comincia suonare. La sala piano piano si riempie, c’è gente di ogni età e razza. Vicino al nostro tavolo dei ragazzi cubani o zone limitrofe fanno baldoria e bevono di gran gusto. Uno in particolare attira la mia attenzione: ha una risata che mi colpisce allo stomaco, mi ricorda la risata piena e sincera di Robert. Guardo nella loro direzione per capire da dove arriva e lo vedo, parla a voce alta e ride con la tipa che ha accanto, è giovane, sui trenta, ha una carnagione scura e lineamenti duri spigolosi ma una bocca morbida e carnosa che contrasta con il resto. I capelli sono lunghi e raccolti in una coda. Si accorge che lo guardo e ricambia lo sguardo compiaciuto e malizioso, si vede che è abituato a essere guardato e attirare l’attenzione su di sé! Ha gli occhi che brillano e un fascino prepotente, non riesco a non guardarlo. Ale mi invita a ballare, stanno suonando un merenghe. Mi alzo un po’ titubante perché è un po’ di tempo che non mi muovo, non mi sento in forma, ma quando le sue braccia mi cingono e cominciano a guidarmi io rispondo con una naturalezza inaspettata, il mio corpo segue il suo che si muove con grazia e sensualità. Non lo facevo così bravo, Alessio! Mi accorgo che il tipo del tavolo vicino si alza e comincia a ballare con la ragazza con cui parlava un attimo prima. Sono bravissimi. In un attimo, la sala è tutta per loro, noi ci facciamo di lato e li guardiamo affascinati, rapiti dalla fluidità di quei movimenti perfettamente sincronizzati. Sembrano ballerini professionisti, infatti sento qualcuno vociferare che sono gli animatori del villaggio. Adoro l’energia che trapela da ogni loro gesto la sensualità e la gioia di quelle figure che raccontano la storia di un popolo. Ale mi sta dietro, mi abbraccia e mi fa muovere a tempo, ma il tipo mi si piazza davanti e mi chiede di ballare con lui. “Potrei avere questo onore, madame?” Io non faccio in tempo a rifiutare che mi ritrovo tra le sue braccia muscolose e decise. Cerco di fargli capire che non sono bravissima ma lui mi sorride e mi guida con forza e dolcezza allo stesso tempo. È una sensazione meravigliosa ballare con lui, mi viene così naturale! Decido di assecondare i suoi gesti, di lasciarmi trasportare dalla musica. Stanno suonando un sensualissimo mambo. Lui mi afferra con decisione, mi lascia andare e poi mi riporta tra le sue braccia, sento il suo corpo aderire perfettamente al mio che è sconvolto da quello che sta provando, il suo corpo mi accarezza e mi parla, chiede di avermi. La nostra non è più una semplice danza, ma è un gioco erotico, un rituale antico, due animali seminudi e accaldati che si annusano, si riconoscono e si vogliono, è chimica, l’alchimia di odori che si mescolano e inebriano la mente. Quando la musica si ferma lui mi prende la mano e la bacia, poi mi guarda con un sorriso che non ammette fraintendimenti, è un chiaro invito a continuare a ballare in privato. “Sei bravissima” mi dice. Io ringrazio e faccio finta di non capire anche se le tempie sono calde e il sangue pulsa forte nelle vene. Me ne torno al tavolo per bere qualcosa, Alessio non è lì, guardo in giro per cercarlo, ma non lo vedo. Mi siedo per riprendere fiato e osservo quell’uomo che continua a ballare. Si muove con una tale sensualità! È energia pura, è sesso, è gioia di vivere. Ogni tanto si volta a guardarmi e mi sorride, è bello, è un uomo veramente bello e ha uno sguardo che mette i brividi. Ale ancora non si vede in giro, così decido di andare a cercarlo. Mi avventuro giù in spiaggia e mi accorgo che lui mi segue, mi raggiunge in un attimo e mi si piazza davanti sorridente. “Comunque io mi chiamo Felipe.” Io sono imbarazzata, penso che abbia frainteso la mia passeggiata solitaria, allora mi affretto a mettere in chiaro le cose. “Io sono Giulia, piacere; stavo cercando il mio amico, sai, quel ragazzo che era con me.” E lui piuttosto divertito mi fa sapere che Alessio si è allontanato con una sua collega, Alice. Sono in trappola! Ma Felipe nota il mio disagio. “Vuoi che l’andiamo a cercare?” In fondo non sembra poi così pericoloso, ha un sorriso dolce, adesso che i suoi lineamenti sono ammorbiditi dalla luce della notte. “No, dai, lo aspetterò qui.” Ci sediamo sul bagnasciuga e io cerco di respirare a fondo, ho il cuore che va a mille. “Balli molto bene, sai?” Detto da un ballerino come lui è più che un complimento. “Grazie, era tanto che non lo facevo!” Gli spiego che ballare è una passione che mi accompagna da una vita. “È più forte di me, la musica mi scuote, si intrufola nelle mie cellule e mi trasporta.” Lui mi sorride. Ha davvero un viso dolce, adesso. “Cosa fai nella vita, Giulia?” Ha un modo buffo di parlare, un italiano incerto e una leggera balbuzie che mi fa sorridere, un contrasto forte in un tizio come lui che un attimo prima aveva catturato gli occhi di tutti i presenti con la sua prestanza fisica e il suo carisma. Gli parlo dei miei studi e della mia laurea in psicologia chiusa in un cassetto insieme a tutto quello che ho imparato e a tutte le aspettative che avevo. “Io sono un ingegnere navale” dice. “Mi sono laureato qualche anno fa all’università di Santiago de Cuba!” Incredibile! “Mi sono sempre mantenuto ballando anche mentre studiavo, poi dopo la laurea non ho trovato lavoro lì, e qui neppure, sono diffidenti verso chi viene da fuori. Devo ringraziare mia madre che mi ha insegnato a ballare quando ero piccolo, lei era una ballerina molto brava” e ride. Io mi vergogno d’essermi lamentata della mia sorte lavorativa poco fa, è ammirevole che un ragazzo come lui si sia accontentato di vivere facendo l’animatore, con la cultura e le conoscenze che ha, lo guardo con occhi diversi, adesso. “Oh Dio! In che mondo viviamo, ma possibile che tu non sia riuscito a trovare nulla nel tuo settore?” Lui non sembra dispiaciuto. “Amo ballare e poi qui guadagno bene.” Lo ammiro molto, lo osservo di profilo mentre parla, è davvero un bell’uomo! Poi lui si volta e mi guarda serio, mi chiede se sono felice della mia vita. La domanda mi spiazza, gli sorrido e gli parlo della mia vita con Fabrizio, delle mie passioni che spero di far diventare un vero lavoro, gli parlo del libro che sto scrivendo, del protagonista che è un uomo che ho conosciuto e amato, dopo che sono stata lasciata dal compagno che mi era stato accanto per tanti anni e mi accorgo che gli sto dicendo più di quanto vorrei, è facile parlare con lui. Alessio è tornato al ristorante e mi sta cercando, sento che mi sta chiamando. Ci alziamo. Felipe mi prende la mano. “Spero di non averti annoiata, mi ha fatto molto piacere conoscerti, puedo verte… posso rivederti?” Penso che mi piacerebbe molto, forse troppo, rivederlo, ma gli dico che domani molto probabilmente andremo via, noto che ci rimane male, ma mi sembra scortese nei confronti del mio amico rimanere ancora lì con lui adesso. “Se ti va, potremmo rivederci domani in mattinata? Se puoi, ovviamente.” Lui si avvicina, mi prende il viso tra le mani e mi bacia, lo fa con una spontaneità che mi spiazza. “Certo” mi sussurra e mi sorride. Ricambio il suo sorriso poi abbasso gli occhi e scappo a raggiungere Ale. Ho il cuore che mi scoppia!
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