Chapter 19

1445 Words
La chimica della pelle Mio dolcissimo Felipe, il tuo italiano è impeccabile e chiaro, ho capito benissimo quello che mi hai voluto dire e ne sono commossa. Sì, sono stata bene con te, mi sono sentita viva e vera ma tu non mi conosci. Quello che hai visto è solo una faccia di Giulia. Giulia è una pietra dura e multisfaccettata, non è semplice decifrarla. Non voglio incasinarti la vita. È difficile per me, in questo momento, riuscire a dirti o prometterti qualcosa di diverso dal mio disinteressato e sincero affetto. Credimi se ti dico che ti voglio bene, che ti ammiro e ti stimo moltissimo. Tu sei il sole, Felipe, riscaldi e illumini chi ti sta vicino e starti accanto mi ha fatto tanto bene, ma non voglio assolutamente fare male a nessuno. Ho voglia di rivederti, questo è certo. Ma ho bisogno di tempo per capire cosa sta accadendo in questa mia strana vita. Spero che tu possa comprendere, lo so che non è facile, non lo è nemmeno per me. Ti abbraccio anch’io. Te quiero (una parte di me ne è convinta davvero). G. Leggo e rileggo le mie parole fino a quando perdono senso. E alla fine premo invio. Non voglio rischiare di perderlo, Felipe è una di quelle persone che si incontrano di rado, persone speciali che vale la pena di vivere. Vorrei che si accontentasse di avermi come amica, sarebbe tutto più semplice. Ma mento a me stessa. Sento Ale bussare alla porta, entra sorridente, almeno lui ha ritrovato il buonumore! Mi bacia sulla fronte e si abbandona sul divanetto accanto a me. Mi chiede che programmi ho per stasera, ma non mi va di fare nulla. Mi propone di andare in paese con lui a fare la spesa. “Compriamo un po’ di pesce e passiamo una seratina casalinga: cena sulla terrazza e pop corn davanti a un bel film, che ne dici?” Il programma mi alletta! La sera, mentre cuciniamo, mi chiede di Felipe, vuol sapere se l’ho risentito, gli accenno della mail che mi ha mandato ma senza entrare nei dettagli, poi cerco di cambiare discorso chiedendo a lui notizie su Alice, e Valerio. Si fa scuro in volto. “Alice mi ha chiamato ieri sera, è una brava ragazza mi diverte” sorride ripensandola, poi diventa di nuovo serio e preoccupato: “Valerio non si è fatto più sentire grazie a Dio, spero si sgonfi col tempo e che non torni alla carica!” Mi pento subito di avergli nominato Valerio perché noto la sua preoccupazione e non voglio che questo ci rovini la serata, sarò egoista ma il buonumore di Alessio mi contagia e mi fa stare bene. Allora riprendo il discorso di Alice e cerco di scherzarci su alludendo alla loro storia, gli chiedo i particolari piccanti ma non riesco a tirarlo su, ha un velo grigio che gli annebbia lo sguardo. “Che hai, Ale? Sei ancora preoccupato per la reazione di Valerio?” Ma nemmeno lui ha voglia di intristirsi ancora. “No piccola, Valerio non c’entra e neppure Alice, è altro, ma non ho voglia di parlarne adesso.” Poi mi guarda e mi fa un sorriso vero, di quelli che rinfrancano lo spirito. Mi bacia e riprende il discorso Alice con più entusiasmo. Pare sia stata una soddisfacente storiella di sesso che ripeteranno se e quando ce ne sarà occasione. Come al solito, lui è più prolisso di me, sta per narrarmi i dettagli della loro ultima prestazione quando all’improvviso un fulmine si scaglia contro il mio tetto e fa saltare il salvavita. Ci ritroviamo al buio avvinghiati stretti e terrorizzati. Non ci siamo accorti che il cielo si è chiuso dietro di noi e che si è messo a piovere, e anche forte. Cielo e mare sono improvvisamente diventati neri e minacciosi lampi in lontananza squarciano il cielo e illuminano le onde che sembrano ingrossarsi a vista d’occhio. Un po’ in ansia, cerco di ricordarmi dove è il salvavita, Ale prende l’accendino che ha in tasca e mi fa luce. Insieme scendiamo giù al piano terra e ci accorgiamo di aver lasciato le finestre aperte; il vento freddo e umido ci investe mentre cerco la leva dell’interruttore, la trovo finalmente e la tiro su, la luce ci inonda di nuovo e ci rincuora un po’. Serriamo tutto e risaliamo. Mangiamo con lo sguardo fisso fuori, tenendo d’occhio il mare e le onde incavolate che si avvicinano pericolosamente alla casa, entrambi siamo ossessionati dalle onde anomale. Ma la tempesta pare si stia allontanando. Dopo cena Ale fa un salto a casa sua a controllare se ha chiuso tutto e a prendere un film, dice che stasera è la notte ideale per un horror, naturalmente un classico. Nigthmare! Io sto già in ansia mentre preparo i pop corn perché Nigthmare è forse l’unico film che da adolescente ho cercato accuratamente di evitare ma non perché mi facesse paura il personaggio in sé, mi metteva proprio a disagio il fatto che le uccisioni avvenissero nel sogno, mentre i personaggi dormivano. Io ho sempre avuto un’intensa attività onirica e temevo che in qualche modo quel film potesse suggestionarmi a tal punto da rovinarmi il sonno chissà per quanto! Adesso Alessio è intenzionato a farmi superare questa sciocca paura adolescenziale e mi ha rassicurata, offrendosi di dormire insieme a me nel lettone e di proteggermi da Freddy, nel caso si faccia vivo. Mi ritrovo così con Ale che mi siede accanto al buio a sgranocchiare pop corn sbruciacchiati e bere birra davanti a personaggi e ambientazioni che sono così lontani da oggi da apparire quasi ovattati, non riescono a intaccare le mie emozioni. Ale sembra quasi infastidito dal fatto che non abbia paura, e beve e scherza. Intanto fuori ha ricominciato a piovere forte, sento l’acqua picchiettare sul mio tavolino. “Oh cazzo!” Mi ricordo di non aver tolto i cuscini dal salottino di vimini fuori, lo dico ad Ale, usciamo di corsa fuori ridacchiando come idioti, ci bagniamo mentre cerchiamo di mettere a riparo quei cuscini ormai zuppi di pioggia. Torniamo ridendo in sala, Ale è un po’ sbronzo e inciampa sul tappeto, si aggrappa a me per non cadere ma è pesante e mi trascina insieme a lui, caschiamo supini sul divano uno sull’altro, mi ritrovo il suo viso così vicino da sentire l’odore della Weiss che abbiamo bevuto stasera, lui ride come un ragazzino, ma improvvisamente si fa serio, i suoi occhi mi scrutano un po’ disorientati, un po’ tristi ma intensi, poi si spostano sulla mia bocca e la fissano con un certo languore. Ci alziamo e ci rimettiamo a sedere uno accanto all’altra, lui continua a fissarmi, ha il respiro corto e gli occhi lucidi per l’alcol, continua a spostare lo sguardo dai miei occhi alla bocca. Poi porta una mano verso il mio viso e mi accarezza le labbra con un dito mentre mi dice che vorrebbe tanto baciarmi. “Sei ubriaco, Ale” cerco di scherzarci su ma lui è serio e intenzionato a portare a termine il suo proposito. Mi prende il viso tra le mani e se lo porta così vicino che non posso più divincolarmi. Mi bacia. Mi bacia con una dolcezza infinita e con ardore insieme, sento il sapore della sua bocca che è innocente e fresca come il suo spirito. È bellissimo! Anch’io sono provata dall’effetto dell’alcol che amplifica ogni sensazione e mi lascio trasportare dalla sensualità che emana da ogni suo gesto, da ogni carezza. Il suo respiro si fa più profondo più caldo, mi infiamma, il suo odore s’intrufola nelle narici e mi invade mentre la sua lingua esplora con ingordigia la mia bocca, poi scivola fuori sul mento, si cala sulla linea sinuosa del mio collo, mi sussurra qualcosa che non capisco, sono travolta da questo inaspettato vortice di sensazioni che mi rapisce e mi confonde. “Oh Giulia, se non ti volessi così bene, ti direi che ti amo.” Cerco di riprendere il controllo di me, dei miei sensi, di fermarlo e fermarmi prima di andare oltre, prima di oltrepassare quel limite invalicabile che a volte rovina tutto. Ma temo che siamo già andati troppo in là. Mi alzo e accendo la luce, apro la finestra per far entrare un po’ d’aria fresca. “Mi dispiace” mi dice con aria imbarazzata. “Vorrei dare la colpa all’alcol, ma non è così. Dio, Giulia, è stato pazzesco!” Confessa che gli sono sempre piaciuta, dice che con me si sente se stesso, si sente libero di essere se stesso, poi aggiunge che baciarmi è stata un’esperienza elettrizzante. “È stato come baciare un uomo e una donna contemporaneamente.” Mi metto a ridere perché anch’io ho provato la stessa sensazione e mi è piaciuto tanto. Mi avvicino, gli sposto i lunghi riccioli che gli coprono la fronte e lo bacio. “Anche per me è stato così.” Lui si illumina e si alza per abbracciarmi, restiamo così abbracciati stretti stretti e a lungo. E mentre alla tv scorrono i titoli di coda, i nostri cuori si promettono affetto eterno e speciale.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD