“Arrivo.” Si alza un po’ faticosamente dal sofà. Lasciamo la 130 sul lungotevere nei pressi di Ponte Palatino. Uno sguardo al fiume, prima di infilarci nell’avito intrigo di viottoli. L’Isola Tiberina, aggrappata alla terra da Ponte Cestio e da Ponte Quattro Capi, ricorda le stampe di Piranesi e di Giuseppe Vasi. Marietta preferisce Piranesi. Io pure. Per me Piranesi svela l’anima di Roma: caotica, indolente, presuntuosa. Ieri come oggi, una baraonda di stili architettonici e ruderi da cui fuoriescono rampicanti e cespugli irriducibili sotto un cielo meraviglioso e puzzolente, solenne e oscena. Un’enorme piazza spocchiosa con rifiuti di mercato che marciscono al sole. In mezzo, il Tevere: cupo e sornione, abituato da sempre a far finta di niente come i soriani furtivi per le vie dei rion

