CAPO XXXV La risposta venne col caffè. Saltai al collo di Tremerello, e gli dissi con tenerezza: «Iddio ti rimuneri di tanta carità!» I miei sospetti su lui e sull’incognito s’erano dissipati, non so né anche dir perché; perché m’erano odiosi; perché avendo la cautela di non parlar mai follemente di politica, m’apparivano inutili; perché mentre sono ammiratore dell’ingegno di Tacito, ho tuttavia pochissima fede nella giustezza del taciteggiare, del veder molto le cose in nero. Giuliano (così piacque allo scrivente di firmarsi) cominciava la lettera con un preambolo di gentilezze, e si diceva senza alcuna inquietudine sull’impreso carteggio. Indi scherzava dapprima moderatamente sul mio esitare, poi lo scherzo acquistava alcun che di pungente. Alfine, dopo un eloquente elogio sulla sincer

