XXXV Constantin Ionut era arrivato in Italia qualche anno prima con alcuni sogni da realizzare e in parte ci era riuscito. Aveva un lavoro dignitoso, una moglie che gli voleva bene e un figlio che, negli ultimi mesi, gli aveva riempito la vita. Certo non era stato facile costruirsi una credibilità da imbianchino. All’inizio aveva lavorato per un’impresa di un suo connazionale che si occupava soprattutto di ristrutturazioni di edifici industriali. Poi, dopo anni di sacrifici, si era finalmente messo in proprio e aveva iniziato a tinteggiare appartamenti, proponendo ai suoi clienti soluzioni sempre più varie. Era bravo, non c’era nulla da dire. Peccato che avesse il viziaccio dell’alcol e che al termine di ogni giornata lavorativa dovesse ingollare mezzo litro, quando si conteneva, di B

