Eighteenth 22/04/2020

2971 Words
Channelle «Devi smetterla di fare quel muso ogni volta che andiamo a casa loro.»-mia sorella mi legge nel pensiero, mentre torturo con la punta delle dita il palmo dell'altra mano, pizzicandolo per l'ansia, come se mi potesse aiutare a sentire meglio. So di non poterlo evitare per il resto della mia vita, soprattutto ora che a meno di due settimane mia sorella e suo fratello saranno marito e moglie. Però mi stavo abituando all'idea di non averlo più intorno, quel bastardo. Dalla serata in campeggio sembra essere scomparso, ma sono sicura che sa passare al meglio il suo tempo libero, in compagnia della sua amata donna. Da quando lui non c'è, nemmeno Sharon si è fatta viva, ma al solo pensiero che Jason abbia deciso di non lavorare più per sua padre il cuore smette di battere nel mio petto per non so quale ragione. Il più lontano si trasferisce, meglio è per entrambi, ma soprattutto per la sottoscritta dato che a lui di me è da tempo che non gli importa nulla. Inizio a capire anche il motivo per cui ha insistito che rimanessi con lui a casa sua, forse perché le cose tra lui e la sua fidanzata non andavano così bene. E forse voleva farla ingelosire. Forse. Maledetto! È così lunatico che ogni suo gesto lo rende complicato da capire. Non è facile entrare nella testa di quell'uomo per darmi delle spiegazioni, perché non è affatto semplice spiegarmi il motivo per cui un giorno sembrava volermi fare di nuovo sua e il giorno dopo ha trascinato Sharon in una tenda per entrarle nelle mutande sapendo che ero lì a guardarli e che il suo gesto poteva farmi del male. Se Jason non l'ho più visto, Mikael da di tutto pur di rivolgermi la parola, mentre io cerco sempre di trovare una scusa per non tirare in ballo la questione del bacio. Ero così scossa in quel momento che non ricordo nemmeno il sapore delle labbra di Mikael, solo il freddo della sua bocca che spingeva contro la mia senza scrupoli. «Jason è uno stronzo.»-dice, guardandomi con la coda dell'occhio mentre parcheggia la macchina di fronte alla gigantesca casa degli Adsms, in un posto dove posso benissimo vedere in lontananza l'altare già pronto per il grande giorno. «Ti ha tradita.»-continua con un tono acido, fermando il sangue nelle mie vene per la freddezza con cui vengono fuori le sue parole, mentre continua a tenermi d'occhio per studiare la mia reazione, per cui mi limito ad alzare le spalle con menefreghismo per farle capire che ormai è acqua passata, solo per farla smettere di parlare male di lui, come se lei fosse stata una sorella modello in tutti questi anni. «E continua a stare con lei.» - sussurra, spegnendo la macchina, ma senza uscire, facendomi intendere che vuole riempirmi di nuovo la testa dei suoi consigli da sorella maggiore. «Ieri Jason era nel suo ufficio.»-continua a parlare male di Jason, come se le avessi chiesto di darmi informazioni sulla vita privata di quello stronzo, ma anche se la mia espressione rimane impassibile stringo il telefono tra le dita per scaricare la rabbia, anche se potevo immaginarlo il motivo per cui non era venuto a lavorare in questi due giorni. «Perché mi parli di Jason?» - non riesco a trattenermi, socchiudendo gli occhi per farle capire che sono più che infastidita dal suo continuo intromettersi nella mia vita, anche se so che non smetterà di farlo nonostante tutte le nostre litigate. «Oh, okay.»-imita il mio tono di voce ironica, mentre apre la portiera per scendere dall'auto e indurmi a fare lo stesso, ma mentre roteo gli occhi al cielo e poggio le mie scarpe sportive sull'erba del giardino, riprende a parlare: «Di chi vuoi parlare? Parliamo di Mikael?» Mi fermo ai miei passi e spalanco gli occhi alle sue parole, voltandomi verso di lei per studiare la sua espressione: «Come fai a sapere?»- balbetto con un tono incredulo e allo stesso tempo preoccupato, ma nonostante il buio riesco a notare che è molto più serena di poco fa, quando parlava del mio ex. «Mikael è un bravo ragazzo.» -cerca di tranquillizzarmi, come se mi servisse la sua approvazione per uscire con quel ragazzo. La guardo sorpassarmi per avvicinarsi al portone d'ingresso lentamente, aggiustandosi il suo lungo vestito e continuando a far finta di nulla, senza rispondere alla mia domanda, ma appena spalanco le labbra per chiederle di nuovo chi le ha detto del bacio, il portone di metallo scuro si spalanca, mostrando una delle addette alla pulizia di Bartol, che fa un passo di lato dopo aver spalancato la porta per lasciar intravedere il mio cognato sorridente alle spalle di Bartol. Ingoio il groppo alla gola con fatica, in parte per le parole di mia sorella, in parte per l'ansia di incrociare all'improvviso gli occhi di Jason, ma la mia espressione si rilassa quando mi accorgo che il mio ex non è da nessuna parte. Per lo meno non in soggiorno. Piego gli angoli della bocca verso l'alto in un sorriso sforzato quando la moglie di Bartol mi viene incontro, approfittando del fatto che mia sorella è troppo occupata ad abbracciare il suo futuro sposo, come se non si vedessero da giorni. «Pensavo non venissi.»-sussurra con un sorriso persino più falso del mio, facendomi pietrificare sul posto all'idea che sappia di quello che ha combinato Mikael, ma cerco di convincere me stessa che non sia così. Sono tante le volte in cui non accontento mia sorella per venire in questa casa, solo per non vedere quell'idiota, ma non potevo abbandonarla oggi, l'ultima cena con i suoi futuri suoceri prima della cerimonia, per quanto insistesse. «Non c'era motivo per mancare.»-dico con un filo di voce e alzo le spalle prima che mi saluti con un caldo abbraccio, uno di quelli che le madri danno alle proprie figlie per consolarle. «Bene.»-si stacca dal mio corpo con una smorfia pensierosa in volto, per poi continuare con un tono basso e quasi malizioso: «Allora non ti dispiacerà farmi un favore.» Lancia una rapida occhiata a mia sorella e al suo fidanzato che già si avviano alle spalle di Bartol verso il grosso tavolo di legno collocato dalla parte opposta del soggiorno, per poi riprendere a guardarmi dritto negli occhi. «Intanto che preparo i piatti...»-sussurra, avvicinandosi di più al mio viso, come se stesse per dirmi un segreto: «Puoi andare a misurare la febbre a mio figlio?» Chiede così rapidamente che faccio fatica a capire le sue parole, ma quando realizzo ciò che mi chiede di fare, capisco che il suo non è un 'favore', ma un modo per avvicinarmi a quello stronzo. «Si è preso un brutto raffreddore.» - aggiunge subito dopo, ma appena mi volta le spalle per farsi dare il termometro da una delle sue dipendenti, trovo il coraggio di fiatare per rifiutare senza pensarci due volte: «Se vuoi posso aiutarti in cucina.» - le suggerisco quando allunga il termometro nella mia direzione, come se una delle addette alla pulizia non potesse fare quello che mi ha appena detto di fare. Scuote la testa lentamente per farmi capire che non ce n'è bisogno, mentre assume una smorfia perplessa in volto e si affretta a chiedere: «Tra te e Jason va tutto bene, vero?» - il timbro della sua voce è talmente preoccupato che mi affretto a tranquillizzarla prima che faccia qualche sceneggiata, capendo solo ora che non sa nulla di quello che è successo quel giorno tra me e suo figlio o del fatto che tra me e Jason è finita di nuovo prima di iniziare, anche se qualcosa mi dice che lo stia facendo apposta: «No. Va bene, vado io.» - le prendo il termometro di mano in fretta, per poi voltare le spalle e avviarmi verso le scale con gli zigomi in fiamme, allontanandomi da lei, ma non prima di sentirle dire un: «Ti avviserò quando la cena sarà a tavola.» La guardo allontanarsi con eleganza come al solito, mentre cerco di convincere me stessa di non averla vista sorridere sotto i baffi prima di voltarsi. Stringo il termometro a mercurio tra le dita, lanciando una rapida occhiata a mia sorella per maledirla mentalmente quando vedo che i suoi occhi sono fissi nei miei, mentre la vedo assumere una smorfia di confusione in viso da lontano, al che mi affretto a mimare con la bocca un 'vado in bagno', indicando le scale con l'indice e nascondendo il termometro nella manica della felpa, per poi voltarmi verso le scale di legno che portano al secondo piano della villa... nella sua camera da letto. [ricordi] 22/04/2020 «Qualcosa non va?»-la smorfia sul volto di Jason passa da seria a confusa in un attimo, mentre faccio un passo verso l'ingresso della sua camera, storcendo le labbra al ricordo dell'ultima volta che entrai per sbaglio in questa stanza, beccandolo in compagnia di più di una donna... Nude davanti a lui. «Non mi piace la tua camera da letto.» - sputo acida senza nemmeno rendermene conto, ma analizzo quello che è appena venuto fuori dalla sua bocca quando alza le sopracciglia, guardandomi alle spalle quasi divertito, mentre riprendo a guardare il legno scuro della porta di fronte a me. È una camera tutta nera. Le mattonelle sono di un nero lucido combinato alla scrivania e all'armadio di fronte all'ingresso. Persino le coperte del suo letto sono di un grigio scuro tendente al nero. Ma non sono i colori che mi fanno odiare questa stanza, non tanto quanto l'idea di quello che avrà combinato in questa camera prima di conoscermi. « Beh, oggi te la farò piacere...» - sussurra dietro di me, avvicinandosi sempre di più prima di poggiare la mano sulla maniglia e spalancare la porta, portandomi ad raddrizzare la schiena e prepararmi mentalmente, come se fosse la prima volta che entro nella sua stanza, ma il cuore mi sale in gola quando la porta si spalanca, lasciando intravedere la figura di una donna seduta sulle coperte scure del suo letto. «Cazzo...?» - sobbalzo quando Jason ringhia alle mie spalle, sorpassandomi rapidamente per raggiungere la bionda seduta sul suo letto, mentre i miei occhi rimangono fissi in quelli della donna che mi guarda con un misto di sorpresa e soddisfazione allo stesso tempo, alzandosi in piedi e affrettandosi ad aggiustare il vestito corto. «Che ci fai qui, Sharon?!» - la voce del mio ragazzo sarriva alle mie orecchie come un eco, mentre lo vedo circondare il gomito della donna di fronte a lui. Sharon... [fine ricordi] Ho sempre odiato la sua camera da letto, ho sempre odiato la porta di legno scuro di fronte a me e al solo ricordo dell'ultima volta che ho messo piede in questa stanza mi viene la pelle d'oca. La mia espressione passa da preoccupata a infuriata in pochi secondi mentre fisso la porta chiusa e cerco di convincere me stessa che è meglio ritornare indietro e dire a sua madre che stava dormendo e non volevo svegliarlo. Scuoto la testa per ritornare alla realtà e schiaffeggiarmi mentalmente per il fatto di dovermi ritrovare sempre in situazioni del genere, questa volta per colpa della moglie di Bartol, che se veramente voleva misurare la febbre al figlio poteva farlo benissimo da sola. Poggio la mano sulla maniglia e deglutisco rumorosamente mentre spalanco la porta, sperando con tutta me stessa di non ritrovarlo sul letto, con affianco Sharon o una delle tante con cui la tradisce, ma ogni singolo muscolo del mio corpo si immobilizza e rimango ferma sul posto quando i miei occhi incrociano la sua figura. Prendo un forte respiro per riempire i polmoni del profumo della sua camera da letto, guardandolo dallo stipite della porta con un'espressione cha va da arrabbiata a seria in un millesimo di secondo quando noto che è addormentato sul sul letto, con i ciuffi neri scompigliati sul cuscino e il corpo nascosto per metà dalla coperta grigia pesante, mentre il suo petto scoperto si muove su e giù lentamente. La temperatura delle mie guance si alza mentre costringo me stesso a fare un passo in avanti e distogliere gli occhi dai suoi pettorali nudi o dai rilievi possenti delle sue braccia, alzate e poggiate ai lati della sua testa come se fosse un bambino, mentre mi muovo in punta di piedi verso di lui per rassicurarmi che stia davvero dormendo. Tiro un sospiro di sollievo quando mi avvicino abbastanza da notare che le sue palpebre sono chiuse, mentre i lineamenti del suo volto così rilassati da portarmi a separare le labbra e ingoiare il groppo alla gola con difficoltà. Continuo a guardarlo dall'alto, quasi ipnotizzata dalla visuale che mi ritrovo davanti, non avendolo mai visto così rilassato e innocente come in questo momento, anche se non è la prima volta che lo fisso mentre dorme, ma le sue labbra in questo momento sono rossissime e la sua fronte corrugata in una smorfia confusa, facendomi capire che sua madre non stava del tutto mentendo. Scuoto la testa al ricordo delle sue parole, ricordando a me stessa che non sono venuta fin qui per ammirare questo bastardo mentre dorme, ma per misurargli la febbre, al che stringo il termometro tra le dita e faccio un altro passo in avanti, piegandomi verso di lui e affrettandomi a trattenere il respiro per non respirare il suo dannato profumo, così forte che persino le coperte sembrano emanare l'odore della sua pelle. Allungo la mano tremante con il termometro in mano verso la sua ascella, passando la lingua tra le labbra per l'imbarazzo, ma so che quando Jason si addormentata è difficile che si svegli, quindi cerco di tranquillizzare me stessa, poggiando la punta del termometro sotto il suo braccio, ma non faccio in tempo a sfiorare il suo braccio che lo vedo muoversi sul letto. Spalanco gli occhi quando abbassa entrambe le braccia per poggiare le mani ai lati delle mie spalle in un gesto talmente rapido che mi accorgo delle sue intenzioni solo quando mi attira verso il suo corpo per costringermi a sdraiarmi sul suo corpo, ma prima ancora che un gemito di spavento scappi dalle mie labbra si rigira sul letto per sistemare il mio corpo sotto il suo peso, mentre i suoi addominali sono separati dalla mia pancia dal solo tessuto spesso della coperta. Il mio cuore inizia a battere così rapidamente sotto il suo peso, mentre trovo il coraggio di alzare gli occhi verso l'alto, iniziando a pensare che mi abbia scambiata per Sharon, ma non passa molto che la sua voce rauca e assonnata echeggia nella stanza: «Che cazzo ci fai nella mia camera Channelle?» Le mie pupille si allargano quando capisco le parole che escono dalla sua bocca carnosa, mentre una scia di brividi attraversa la mia spina dorsale quando apre gli occhi a due centimetri dai miei, incrociando il mio sguardo intimorito dal suo atteggiamento. Stringo il termometro tra le dita per la seconda volta da quando ho messo piede nella sua stanza, mentre i suoi sospiri caldi entrano dritto nelle mie narici per la vicinanza. «Tua madre...» - mi affretto a balbettare quando lo sento ringhiare per la rabbia, mentre assume un'espressione minacciosa e confusa contemporaneamente, guardandomi dall'alto con rabbia. «Non voglio più vederti in questa stanza.»-continua, sfiorando le mie labbra con le sue mentre mi parla con così tanta furia da mettermi i brividi, ma allo stesso tempo immobilizzarmi sul posto quando realizzo che la sua bocca è dannatamente vicina alla mia. «Vai a fare compagnia a Mikael.»-aggiunge dopo un paio di secondi, ma questa volta non si limita semplicemente a sfiorare le mie labbra, ma a spingere all'improvviso contro di esse, portandomi a trattenere un gemito e chiudere gli occhi all'istante, mentre i suoi rimangono aperti a guardarmi con rabbia. Il morbido della sua bocca bollente contro le mie labbra fredde mi impedisce di ragionare, mentre risucchia la mia bocca con forza, lasciando andare il peso del suo corpo sul mio, ma appena un gemito di odio scappa dalla sua bocca e poggia il palmo delle mani ai lati della mia testa, il rumore di qualcuno che bussa alla porta mi costringe ad aprire gli occhi di scatto e poggiare le mani sul suo petto per allontanarmi dalla sua presa in fretta e scendere dal suo maledetto letto, mentre lo sento sussurrare un 'Fottiti!' con lo stesso tono stanco con cui mi ha minacciata poco fa. Solo ora mi accorgo di aver chiuso la porta della sua stanza alle spalle, ringraziandomi mentalmente e cercando di riprendermi da quello che mi ha appena fatto passare lo stronzo al mio fianco mentre mi aggiusto i capelli e schiarisco la voce, ma prima ancora che possa spiaccicare parola la porta si spalanca, mostrando il volto della madre di Jason dall'altra parte. Sospiro pesantemente per il sollievo e imbarazzo contemporaneamente, deglutendo quando mi rendo conto di non aver fatto quello che mi ha chiesto, chiedendomi dove sarà finito il termometro che mi ha dato pochi minuti fa, mentre il bastardo del mio ex non muove un muscolo, continuando a rimanere sdraiato a pancia in giù e mostrando le spalle nude che sfuggono dalla coperta. Deglutisco di nuovo, per poi sbattere più volte le palpebre, pronta trovare una giustificazione, ma raddrizzo la schiena quando un sorriso a dir poco malizioso sbuca sulle sue labbra, mentre mi anticipa prima che possa sparare una qualsiasi bugia: «La cena è pronta.»-si limita a dire, ma prima ancora che possa voltarmi di nuovo le spalle mi affretto ad annuire alle sue parole e avviarmi a passo felpato nella sua direzione, senza degnare di un'altra occhiata Jason, che con la coda dell'occhio noto stringere in un pugno il cuscino su cui poco fa poggisvo la testa. ❤️❤️❤️ Che ve ne pare del capitolo? Se vi è piaciuto vi prego di seguirmi su i********: : ema_8570
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD