Channelle
«Channelle dove sei?» - aggrotto la fronte quando sento mia sorella urlare appena apro la chiamata, facendomi pentire di non aver fatto finta di nulla.
Se sapevo che mi sarei dovuta alzare per una settimana di fila alle cinque del mattino per trasportare la mia roba nel nuovo condominio non mi sarei affrettata così tanto, anche se non riesco mai a dormire oltre le sei.
«Ho passato la notte col mio nuovo fidanzato.»-dico senza pensarci due volte, solo per farla arrabbiare e infastidire come lei sta facendo con me in questo momento, ma aggrotto la fronte per la confusione quando non sento uscire una parola dalla sua bocca:
«Okay.» - si limita a dire dopo un paio di secondi, al che mimo un 'cosa?' con le labbra, chiedendomi se ha capito quello che le ho appena detto.
«Divertitevi.»-si schiarisce la voce dopo un paio di secondi, questa volta costringendomi a fermarmi ai miei stessi passi appena realizzo quello che è appena venuto fuori dalla sua bocca.
Faccio per parlare, iniziando a muovere le labbra per chiederle se sta bene, ma dalla mia bocca non esce nemmeno una parola, non sapendo se stupirmi con lei per essere diventata all'improvviso così tollerante nei miei confronti, o se prenderla a parolacce per il suo atteggiamento.
Non so perché lo sta facendo, ma senza nemmeno accorgermene stringo i denti per la rabbia.
Quando le ho detto che io e Jason stavamo insieme, mi ha tirato uno schiaffo in pieno viso, ora che le dico di uscire con qualcun altro che non è lui sembra addirittura felice di sentirselo dire.
«Salutami Mikael.» - dice dopo un paio di secondi, facendomi assumere una smorfia di confusione per la seconda volta, ma prima che possa dire altro mi spegne il telefono in faccia e mi lascia spiazzata sul posto, con il telefono ancora vicino all'orecchio.
«Cosa c'entra Mikael?»-sussurro scioccata, ma scuoto la testa per ritornare alla realtà quando mi ricordo di avere una riunione di prima mattina.
Faccio una smorfia di stanchezza quando mi accorgo che devo fare un'altra rampata di scale con questo grosso scatolone tra le braccia, mentre do una rapida occhiata all'orologio intorno al mio polso per notare che tra meno di mezz'ora inizia la riunione con Bartol. Spalanco gli occhi, iniziando a prendermi a parolacce mentalmente.
Ho sempre odiato i ritardi! Ho sempre odiato aspettare o farmi aspettare da qualcuno, soprattutto se si tratta di lavoro, quindi senza pensarci due volte aumento il passo, iniziando a saltellare da un gradino all'altro rapidamente.
Il mio petto inizia a fare su e giù già appena raggiungo il terzo gradino, ricordandomi che non sono una ragazza atletica, ma piuttosto una homeloving che, se potesse, rimarrebbe sdraiata sul divano ventiquattrore su ventiquattro.
Sorrido soddisfatta quando raggiungo finalmente il traguardo con le gambe tremanti, ma il sorriso mi muore sulle labbra quando il mio piede destro preme contro il vuoto, per poi scivolare indietro e costringermi a spostare il peso del mio corpo in avanti per non cadere giù per le scale.
Ma al mio gesto la mia testa finisce contro il muro violentemente, mentre la mia fronte sbatte con così tanta forza che un gemito di spavento scappa dalle mie labbra.
«Oh cazzo!»- sento dire a pochi metri di distanza, mentre mi affretto a riprendere l'equilibrio e rassicurarmi che non esca sangue dalla mia fronte, portando il palmo della mano all'altezza della testa.
Aggrotto la fronte per la confusione, spostando lo sguardo dalla grossa scatola sulla quale poggio il palmo della mano libera al corridoio in cima alle scale.
Raddrizzo lentamente le spalle con la mano ancora poggiata sulla fronte quando i miei occhi finiscono su una figura a me estranea.
«Stai bene?»-si affretta a scendere le scale, dandomi il tempo di guardarlo dalla testa ai piedi.
Non credo di aver mai visto quest'uomo per tutte le volte in cui sono venuta nel mio appartamento, ma se l'avessi visto altre volte sicuramente mi sarei ricordata dei suoi due metri di altezza, tanto che sembra alto quasi come Jason.
Le sue spalle possenti mi fanno capire che sia assai palestrato, ma i suoi occhi piccoli e chiari danno l'idea che non sia un tipo pericoloso, a differenza dell'inchiostro scuro che nasconde il suo collo.
Mi guarda dall'alto preoccupato, ma il suo sguardo è talmente penetrante da mettermi subito all'imbarazzo.
La sua espressione cambia dopo un paio di secondi, assumendo una smorfia perplessa e rimanendo quasi pietrificato davanti alla mia immagine addolorata.
«Credo di sì.»-dico con un tono dubbioso, schiarendomi la voce per far tornare alla realtà l'uomo di fronte a me.
Scuote la testa all'istante per riprendersi, piegandosi di fronte a me per appropriasi dello scatolone, senza spiaccicare parola, come se gli avessi chiesto di aiutarmi.
«Faccio da sola.»-farfuglio con un tono freddo per non fargli venire strane idee, mentre mi volta le spalle con la scatola in mano.
Corrugo le sopracciglia, ancor più confusa quando sembra non dare retta alle mie parole, ma appena apro bocca per ribattere la chiudo di nuovo quando mi ricordo di avere una riunione a breve.
Premo le labbra tra loro per evitare di fare storie alle spalle dell'uomo, spostando lo sguardo dalle sue spalle ai suoi capelli scuri, alternati a ciocche grige per l'età, che scommetterei non sia meno di una cinquantina d'anni, ma portati alla grande dannazione!
Aggrotto la fronte di nuovo quando lo vedo poggiare la scatola proprio davanti al portone del mio appartamento, come se sapesse già dove abito, ma prima che possa spalancare le labbra per ringraziarlo della sua strana gentilezza, lo sento sussurrare tra sé e sé qualcosa di incomprensibile, per poi allontanarsi verso la parte opposta del corridoio senza spiaccicare parola, lasciandomi perplessa alle sue spalle.
Non credo di aver incontrato un uomo più misterioso in vita mia, ma non capisco perché ha deciso di aiutarmi se poi non si è degnato nemmeno di salutarmi..
Porto l'interno della guancia tra i denti quando lo vedo scomparire dietro l'angolo, rendendomi conto solo ora di quanto sarà difficile fare nuove amicizie in questo posto.
***
Sposto una ciocca di capelli dietro l'orecchio per liberare la fronte imperlata di sudore dalle mie ciocche lunghe, mentre il mio petto fa su e giù rapidamente per tutta la corsa che ho fatto pur di non fare nemmeno un minuto di ritardo, ma capisco che i miei tentativi sono inutili quando percorro il corridoio e noto che a destra e a sinistra gli uffici sono vuoti. Staranno già tutti nell'ufficio di Bartol, maledizione!
Storcio le labbra per il disagio e aumento il passo, pensando mentalmente a quanto sono stata superficiale a farmi distrarre da un'estraneo, ma trattengo il respiro quando in lontananza vedo che i miei colleghi escono uno ad uno dalla stanza del mio datore di lavoro.
Arrossisco violentemente per il disagio, fermandomi ai miei stessi passi quando iniziano ad avviarsi nella mia direzione.
È la prima volta che faccio ritardo da quando ho iniziato a lavorare per Bartol e spero davvero che non se la prenda, o addirittura mi licenzi. Infondo è da poche settimane che lavoro per lui e già inizio a diventare problematica, ma so anche che Bartol non è così severo da mandarmi a casa solo per un ritardo. Spero.
Premo le labbra in una linea dura, deglutendo rumorosamente quando i miei colleghi si muovono sul corridoio.
Qualcuno di loro si prende addirittura la briga di salutarmi con un gesto della mano, al che rispondo alzando il mento, mentre altri si limitano a guardarmi, assumendo ogni tanto una smorfia di stupore per non so quale ragione, ma raddrizzo la schiena quando dalla porta dell'ufficio di Bartol esce Jason in tutta la sua altezza.
Il cuore mi sale in gola al ricordo dell'ultima volta che ci siamo visti e il modo in cui mi ha trattata, facendomi capire di essersi accorto del lingerie che avevo indossato quella sera.
Una parte di me vorrebbe voltargli le spalle e entrare nel mio ufficio prima che si accorga della mia presenza, ma i miei piedi rimangono fissi sul pavimento mentre lo guardo passare la mano tra i capelli e muoversi nella mia direzione con un aria arrogante, lanciando ogni tanto strane occhiate alle donne che si muovono al suo fianco per raggiungere i propri uffici.
Il cuore inizia a battere nel mio petto all'impazzata, tanto che posso sentirlo sbattere contro il torace, quando Jason solleva lo sguardo dal pavimento per incrociare i miei occhi, facendomi fare spontaneamente un passo indietro quando mi accorgo dell'espressione seria del suo volto. Talmente seria che le sue pozzanghere sembrano più scure del solito, e i suoi capelli maledettamente e perfettamente scompigliati.
Se fino a cinque secondi fa pensavo a un modo in cui affrontare Bartol, ora mi rendo conto che il problema più grande sarebbe stato Jason.
Non sembra affatto contento di vedermi, forse per la mia assenza nella riunione che hanno appena fatto, anche se in realtà è sempre infuriato con me e non mi sorprenderei se iniziasse a urlarmi davanti a tutti.
Deglutisco rumorosamente e mi trattengo dall'indietreggiare ancora quando la sua espressione passa da seria a preoccupata, a incazzata in un millesimo di secondo.
Dimenticavo che Jason è figlio del proprietario dell'azienda e non ci penserà due volte prima di insultarmi per essermi persa la riunione, non che gli importi davvero del mio ritardo, ma più per darmi fastidio e non farmi sentire ben accetta in questo posto.
Porto l'interno della guancia tra i denti, sollevando la testa lentamente quando l'ammasso di muscoli del suo petto sovrasta la mia testa e me lo ritrovo a pochi centimetri dal mio corpo, ma la mia smorfia passa da spaventata a stupita quando afferra il mio mente tra il pollice e l'indice per costringermi ad alzare la testa e guardarlo dritto negli occhi, al che trattengo il respiro per non annusare il suo profumo, mentre le sue pozzanghere si spostano più volte dai miei occhi alla mia fronte, serrando la mascella visibilmente prima di aprire bocca a due millimetri dalle mie labbra :
«Chi cazzo è stato?»
[ricordi]
10/03/2020
«Stai attenta!»- sussurra, guardandomi dal basso mentre scendo dalla mia finestra al secondo piano.
«Non urlare, mia sorella potrebbe sentirci!»-lo rimprovero all'istante, facendolo imprecare a bassa voce mentre continua a fissare dal basso il mio fondoschiena muoversi scendendo attraverso i gradini di ferro.
So che non gli dispiace trovarsi in questa situazione, ma so anche che preferirebbe che uscissi dalla porta piuttosto che rischiare la vita ogni volta che ho intenzione di uscire con lui.
È già l'una di notte e sono sicura che mia sorelle starà dormendo, ma la voce di Jason è così rauca che basta poco per farsi notare dal vicinato.
«Jason!»-lo riprendo di nuovo quando lo sento poggiare le mani sulle mie chiappe quando sono abbastanza vicina a lui, come se davvero potesse aiutarmi in questo modo, ma quando lo sento ridachiare sotto il mio peso e faccio per poggiare il piede destro sull'ultimo gradino, un urlo scappa dalle mie labbra quando la mia gamba va a vuoto e le mie mani scivolano per lo spavento, mentre la mia testa sbatte contro una lastra di ferro, ritrovandomi dopo un millesimo di secondo per terra, ma quando un gemito di dolore scappa dalle labbra di Jason, capisco che sono caduta sul suo corpo possente.
«Cavoli, Jason stai bene?!»-sussurro appena riapro gli occhi, alzando il petto dal suo lentamente e trattenendo la smorfia di dolore sul mio viso mentre sollevo la testa:
«Dobbiamo parlare con tua sorella, Channelle...» -riprende a ridere con un tono strozzato, per poi alzare la testa e incrociare i miei occhi, ma appena lo fa la sua espressione passa da divertita a preoccupata rapidamente, mentre si affretta a poggiare una mano sulla mia guancia:
«Porca puttana, Channelle!»
[fine ricordi]
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